IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens
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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

mercoledì 30 novembre 2011

NUOVO VIRUS LETALE !

ECCO LE PERSONE CHE SONO A CAPO DELLE NOSTRE UNIVERSITA’nel mondo: ( E VENGONO PURE PAGATI )



L’umanità sembra davvero di fronte ad un bivio, finchè nelle menti di “presunti “ scienziati scorrono idee come quelle che vedete sotto, e pure le realizzano, possiamo capire come mai l’umanità sia degradata.



Notizia tratta da Yahoo.it


"Roma, 29 nov. (Adnkronos Salute) - Creato in laboratorio un super virus dell'influenza, virtualmente capace di sterminare la popolazione. I ricercatori che l'hanno prodotto, vogliono che il loro lavoro sia pubblicato, mettendo dunque nero su bianco come si può riuscire a ottenere un virus così contagioso e aggressivo. Ma la comunità scientifica si oppone alla pubblicazione, in tanti sollevano dubbi sull'opportunità dell'esperimento. E divampano le polemiche.

Il virus è una variante geneticamente modificata dell'H5N1, responsabile dell'influenza aviaria: la versione ottenuta in laboratorio è in grado di trasmettersi molto più facilmente da uomo a uomo e potrebbe contagiare milioni di persone in tempi rapidissimi. La nuova 'creatura' incarna le paure della comunità scientifica, da sempre preoccupata che il virus dell'aviaria - attualmente aggressivo ma non abbastanza contagioso - potesse mutare geneticamente acquisendo la capacità di causare una pandemia.

L'equipe coordinata dal virologo Ron Fouchier, dell'Erasmus Medical Centre in Olanda, ha dimostrato che bastano solo 5 passaggi per far mutare il virus dell'aviaria in un microrganismo altamente contagioso. L'esperimento, condotto sui furetti, che sono ormai diventati il modello animale di prima scelta per i test sui virus influenzali, fa parte di una più ampia ricerca internazionale per comprendere meglio l'H5N1.

Il virologo che ha coordinato lo studio - si legge sul quotidiano britannico Daily Mail - è consapevole che potrebbe ben presto abbattersi su di lui una tempesta mediatica. Ha già ingaggiato un consigliere per lavorare insieme a una strategia di comunicazione. Lo scienziato, infatti, non intende fare retromarcia: ammette che il virus creato è "uno dei più pericolosi che si possano ottenere", ma è lo stesso deciso a voler pubblicare come ci è riuscito.

La pubblicazione agita la comunità scientifica, divisa fra la libertà di stampa e la necessità di regolamentare ricerche che potrebbero avere effetti benefici sulla salute pubblica, ma allo stesso tempo potrebbero essere strumentalizzate e rivelarsi utili per il bioterrorismo.

Le polemiche riguardano lo studio olandese, ma anche un lavoro simile, condotto da ricercatori americani (università del Wisconsin) e giapponesi (università di Tokyo) sempre sull'H5N1. Entrambe sono sotto esame da parte dello statunitense National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb), che non ha il potere di bloccare la pubblicazione, ma potrebbe chiedere alle riviste scientifiche di non farlo. "Questo virus fa più paura dell'antrace, non mi viene in mente niente di più spaventoso", ha commentato Paul Keim, a capo del Nsabb. “



Non abbiamo nemmeno le parole per commentare un evento simile e un simile “ parto “ mentale che è diventato realtà : un virus letale, realizzato senza chiederci il permesso .


E’ evidente che gli uomini si dividono in due categorie : chi “violenta” la natura dell’uomo e degli esseri viventi di questa terra e chi invece ha a cuore i valori che ancora risiedono dentro all’essere umano. La scelta è in mano nostra, nessuno ha obbligato l’uomo a inventare simili “ mostri “, LA PAROLA SCIENZA ANDREBBE ABBINATA ALLA PAROLA CO-SCIENZA.


Se siete d’accordo potete clikkare a favore dell’articolo, se desiderate. Facciamoci sentire e non lasciamo in mano ad incoscienti quello che è anche il nostro destino !





l’equipe del blog

lunedì 28 novembre 2011

CARBURANTI: FORSE... NON SAPEVATE CHE...


Molti non sanno che nel carburante diesel di oggi non vi è solo il petrolio, ma una percentuale (circa l’8%) può essere costituito da altra natura. Infatti ora sappiamo che questa percentuale è costituita da grassi di scarti animali o altri olii esausti ( es. da cottura di hamburgher) . Questo fatto può provocare diversi problemi : ad esempio imbrattamento iniettori con conseguente pericolo di rottura del motore ( quante volte abbiamo letto su internet di auto diesel, anche di lusso, vendute con motore rotto a kilometraggi irrisori per essere propulsori diesel con cilindrate da 1.9 in su , come ad esempio fusi a 130.000 o a 150-160.000 ).



Ovviamente non ci vuole un genio per capire che le reazioni chimiche previste non sono più le stesse, essendo questa percentuale contaminata da residui di cellule vegetali o animali, oltre che possedere una composizione degli idrocarburi un pò differente ecc...


Inoltre succede che nei serbatoi delle auto e nelle cisterne dei benzinai, si accumulino esseri viventi come batteri, alghe, muffe che poi finiscono inevitabilmente, alla lunga , per contaminare e intaccare il sistema di alimentazione dell’auto, aumentando le percentuale di rischio sulla salute del motore. Un nostro tecnico ha addirittura, in un caso, dovuto eseguire un lavoro di pulizia del serbatoio che era talmente intasato da presentare una sorta di “ fanghiglia “ vivente toccabile ( con i guanti ) a mano, tanto era spessa ed estesa .



Sebbene il fenomeno non sia quantificabile, nè sia possibile sapere quanto sia diffuso, nè sia possibile peraltro, allo stato attuale, condurre studi appropriati, ci sentiamo tuttavia di segnalare questo eventuale pericolo , al fine di aumentare la durata del motore del vostro veicolo (diesel).

( esempio di fanghiglia- per avere un’idea)


firmato: l’equipe del blog

sabato 26 novembre 2011

Il vuoto quantico di Nikola Tesla

Il pezzo che segue è un estratto del bellissimo libro del  grande Fisico Vittorio Marchi.
Lungimirante, poetico e Grande Saggio, è uno dei pochi Scienziati, degni di questo appellativo.
Il perchè lo capirete subito.
Ma questo estratto, ci serve sopratutto per invitarVi, ancora una volta, ad aprofondire l'argomento del VUOTO QUANTO MECCANICO. Grande scoperta del Nostro Amico e referente per la "fisica", MASSIMO CORBUCCI.
Indubbiamente per me e Matteo  uno dei più Illuninati e "avanzati" Fisici del nostro tempo.
In questo blog trovate molto dedicato a Massimo, quindi non fatevi scappare l'occasione di essere trai primi a conoscere ciò che cambierà l'Umanità in questo travagliato tempo di "passaggio".

come sempre : buona lettura a tutti.

Marco e Matteo


di Vittorio Marchi


Per Tesla l’etere non aveva nulla a che fare con il campo elettromagnetico e con le sue equazioni di Maxwell, bensì con un campo completamente e diverso, formato dal “vuoto quantistico”, un vacuo, un velo impalpabile, un flusso evanescente di energie sottilissime...

Tratto da La Scienza dell'Uno (Macro Edizioni, 2007).


“Quando capisci che cos’è l’eternità” – diceva il saggio Kabat Zinn, “dovunque tu vada, ci sei già”. E l’eternità, come abbiamo visto fin dalle prime note di questo libro, non è il “primo giorno” della creazione, bensì il “Giorno Uno”. Il Dies, Deus, “Djos” (in sanscrito), e poi definitivamente il Dio (Unico, o Essente) persino dei D.D., abbreviazione dei “Doctor of Divinity”, cioè dei laureati in Teologia, per i quali D.D. significa invece il “Dio Duale”, separato dalla sua creazione, o il “Dio della Delusione”.

Questa differenza di impostazione è stata poi quella che ha causato la piaga pandemica dell’umanità: concepire Allah, Jahveh, Bhagavan o Isvarah, Tao, Logos, Brahman, Atman, l’Assoluto, Mana, Spirito Santo, Weltgeist, o semplicemente Dio, come un Dio specifico e non come un insieme di diversi nomi, secondo le “occorrenze”, che sono stati assegnati a una stessa Realtà divina universale.

Questo ha fatto sì che la realtà di una sostanza viva, “fisicamente” intelligente, che pervade tutto l’Universo e che anzi è l’Uni- verso stesso, fosse completamente rigettata per divenire una idea astratta e puramente trascendente. Lo Spirito. D’altra parte – si dice – un argomento a favore di tutti i realisti, che agiscono sul piano accademico della concretezza dei risultati, come obiezione fondamentale, è che non ci sono prove verificabili in merito. Il che non è esattamente quello che sta succedendo nei nuovi ambienti della ricerca, per i quali l’assenza di prove non è una prova di assenza di risultati.

A fornirli, già nella prima metà del XX secolo, sembra che ci abbia pensato e provveduto molto bene Nikola Tesla, individuando questa misteriosa sostanza nell’“etere”. Il “caso” (che non esiste) ha voluto che quando questo aspetto del cosmo è emerso alla percezione di Tesla, il famoso esperimento di Michelson e Morley sulla velocità della luce, relativa al presunto “vento d’etere”, e la prestigiosa teoria della relatività di Einstein finissero per monopolizzare l’attenzione generale degli studiosi dell’epoca, tutti d’accordo nel negare l’esistenza di questo “elemento”, mettendo così fuori causa questa scoperta.

E la ragione è semplice.

È la stessa che si ripete quando in ambito religioso si tirano in campo le vecchie e insindacabili scritture. I contemporanei fondano i loro studi e le loro analisi su quanto è stato già scritto sui libri di testo o sugli aspetti tecnici o sacri dei loro predecessori, temendo il giudizio collegiale dei colleghi del loro tempo. L’obiettivo primario che si pongono è di cercarne il consenso nel quadro del paradigma dominante che per logica – non si sa bene perché – deve ispirarsi al modello di un continuum evolutivo della tradizione scientifica classica.

Tesla invece, rompendo con la tradizione classica e con l’orientamento generale del meanstream accademico del suo tempo, e soprattutto con gli scienziati canonici del nostro tempo, ritenne che questa sostanza, appena individuata, dovesse consistere di un’oceano di energia intelligente che denominò con l’espressione “energia radiante”. Naturalmente, in assenza del solito modello matematico, fu abbastanza facile per i benpensanti della fisica tradizionalista confutare e giudicare altamente opinabili le affermazioni in merito ai suoi più concreti esperimenti che avevano il pregio di precedere il formalismo matematico, anticipando i risultati e le soluzioni emergenti da tutta quanta la materia scaturita dalle sue osservazioni pratiche.

Senza contare poi che tra Tesla e i suoi detrattori, che non lo avevano ben capito, esisteva anche un profondo equivoco scientifico.

Per “etere” i fisici del tempo intendevano quel mezzo, poi recisamente negato, attraverso il quale avrebbero dovuto trovarsi a vibrare le onde di un campo elettromagnetico.

Ma questa concezione di etere era cosa ben diversa da quella che intendeva Tesla, per il quale l’etere non aveva nulla a che fare con il campo elettromagnetico e con le sue equazioni di Maxwell, bensì con un campo completamente e diverso, formato dal “vuoto quantistico”, un vacuo, un velo impalpabile, un flusso evanescente di energie sottilissime.

In questo modo era inevitabile che nel pensiero fisico-matematico, di per sé fondato su asserzioni rigorose, nel corso della storia della ricerca scientifica si abbattesse uno tzunami che spazzasse via quel binario obbligato, dettato dalla scienza ufficiale, al di fuori del quale qualunque altro percorso, dichiarato insensato, non poteva consentire vie praticabili.

L’imbarazzo della scienza moderna oggi sta tutto qui. È estremamente difficile per un fisico attuale, e ancor di più per una comunità di fisici tenuta insieme da un ferreo consenso, dover ammettere di aver sbagliato tutto e di aver costruito un edificio potente, imponente e solido sul terreno sbagliato.


Ne consegue che esso finisce per essere un edificio “artefatto”, non un edificio realistico.

Per dirla con le parole del fisico quantistico Fritjof Capra, “La scienza attuale si preoccupa più di costruire mappe che non di fotografare il territorio”. Ma la realtà empirica è il territorio, mentre la mappa è spesso una realtà di comodo, come troppo spesso lo sono certi dati o parametri utili per far tornare i conti delle equazioni, come architettura di base dell’attuale edificio della fisica. Oggi la fisica si trova allora a una svolta e a fare i conti con un vuoto senza massa, ma dotato continuamente di “energia virtuale intelligente”.

La scoperta della natura di questo tipo di vuoto, se da un lato affascina le menti dei fisici più all’avanguardia, da un altro lato li preoccupa, perché essi temono che l’individuazione delle proprietà del vuoto possano far crollare completamente l’attuale edificio della fisica, non per il modo in cui esso è costruito in sé, ma per il fatto che esso potrebbe presentarsi come “un castello in aria”, completamente avulso dalla realtà più autentica del cosmo.

In poche parole, ciò che avviene in natura non è ciò che è realmente, essendo la base di tutto situata in un regno; un info-regno che si trova fuori dal nostro normale dominio spazio-temporale e lontano dalle nostre normali percezioni sensoriali.

Insensibilmente, quasi inevitabilmente la scienza del mondo occidentale non sembra accorgersi, forse perché volutamente preferisce ignorarlo, per non essere riassorbita nella sua sfera di influenza, ma il suo concetto di realtà sta lentamente scivolando verso il concetto di Maya, già millenni fa contemplato dalle religioni e filosofie orientali.

Per questo Maya ha il potere di nascondere e di distorcere la realtà. Perché: “Non solo noi non percepiamo Brahaman, ma sovrapponiamo qualcosa d’altro al posto della Realtà Suprema.
In questo contesto, nell’ambito della realtà più autentica del cosmo e della moderna teoria di campo (scalare), moltissimi fenomeni definiti immaginari o fantasiosi, quando non addirittura impossibili a verificarsi, possono accadere: velocità superiori a quella della luce (superluminali); l’esistenza di altri universi e di altre dimensioni; compresa la possibilità di alterare lo stesso campo gravitazionale, e perfino i fenomeni paranormali e le manifestazioni degli Ufo. Certamente Tesla, essendo ispirato dalle concezioni e dalle letture dei testi orientali, fu uno dei primi, se non il primo, nell’ambito della cultura del mondo occidentale, a percepire l’esistenza dell’etere e delle sue proprietà.

Tratto da La Scienza dell'Uno (Macro Edizioni, 2007).

mercoledì 23 novembre 2011

QUALCOSA STA ACCADENDO...


(foto di janas)

Il mio istinto , sì vi parlo così; la mia sensazione mi dice che qualcosa sta accadendo...

Dagli Indigndos che si sono sparsi in tutto il mondo in maniera un pò organizzata, ai movimenti di protesta contro i poteri finaziari , i registi delle nostre vite che rimangono occulti, stanno per essere esaminati al radar delle coscienze. La gente è stufa di vedere raccomandati di potenti, clientielismo corruzione, favoritismo. Se prima la gente “ ingoiava il rospo “ rassegnata e delusa ora scende in piazza E SI INDIGNA , ora non tace più e il capoufficio che vorrebbe mettere tutto a tacere sulla menzogna e sulla pelle dell’onesto, si troverà persone che non stanno più zitte ma che lo indicheranno come truffature. L’Italietta del capetto ignorante amico del politico ha i giorni contati, come hanno le “ore” contate tutti gli apparati che erano basati sul falso, in tutto il pianeta.

ORA UNA NUOVA COSCIENZA sta emergendo, anche se sono solo i primi bagliori, i primi segnali. Questi segnali che vedo sono proprio la gente che non nasconde più, non si vergogna più di DIRE LA VERITA’ , e questo sito è proprio DEDICATO AGLI AMICI DELLA VERITA’, a quelli che desiderano scoprire i falsi , quei falsi che sanno benissimo quello che stanno facendo e che hanno fatto, in ogni luogo, in ogni circostanza , in ogni situazione.

La verità trionferà come un’onda travolge una barchetta , l’effetto persone –stufe-che –vogliono-amore-pace-e-umanità-nelle –relazioni-con –coscienza si stanno moltiplicando .

UNA NUOVA COSCIENZA STA SVEGLIANDO LE MENTI questo sarà un salto quantico, come è avvenuto quando l’uomo ha scoperto il fuoco, poi la ruota, poi il motore a scoppio, poi i segnali via etere, poi internet . Lo stadio dell’evoluzione umana è chiamato a un balzo .

Il cervello quantico ritroverà se stesso nell’inifinità di combinazioni provate , dopo tortuoso peregrinare si risveglierà come un bimbo alla mattina , che prende l’acqua e guarda il sole...

a tutti gli esseri orientati al cambiamento



Matteo Zavattaro

(foto: http://sofia-janas.blogspot.it/)

domenica 13 novembre 2011

L'ESPERIMENTO PHILADELPHIA : a volte ritornano ? 70 anni dopo con il laser un nuovo tentativo di bucare lo "SPAZIO TEMPO".

UN VOLO PINDARICO......... FORSE (?)

L'Esperimento di Philadelphia è un presunto test condotto nel corso del Progetto Arcobaleno dalla United States Navy che sarebbe avvenuto il 28 ottobre del 1943 sotto la guida di un certo Franklin Reno (a volte indicato anche come "Dott. Rinehart") al quale avrebbero partecipato anche scienziati rinomati quali Albert Einstein. Secondo la "storia" (?) alle ore 17:15 il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173) ormeggiato nei pressi del molo di Philadelphia sarebbe svanito nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi rimaterializzarsi nuovamente presso lo stesso molo di Philadelphia. La storia è ampiamente ritenuta una bufala.


Il Progetto Arcobaleno (Project Rainbow) sarebbe stato un ipotetico esperimento scientifico che avrebbe visto il coinvolgimento di Albert Einstein, al fine di deformare tramite un campo elettromagnetico il flusso della luce in una determinata area e rendere invisibile un oggetto. Diversi sostenitori dell'esistenza del progetto (smentito dalle fonti ufficiali degli enti che lo avrebbero portato a termine) attribuiscono al progetto stesso anche numerosi altri scopi, spesso poco probabili o irrealistici dal punto di vista scientifico, come la  contrazione del "tessuto spazio temporale" per esempio.
Secondo tale ipotesi, installando nello scafo cavi elettrici lungo tutto il perimetro si sarebbe creato un campo magnetico funzionante in maniera simile al processo di degauss. L'esperimento si sarebbe basato sulla non comprovata teoria del campo unificato di Albert Einstein, che presuppone una relazione reciproca tra le forze di radiazione elettromagnetica e quelle della gravità, sfruttando per la generazione del campo magnetico delle bobine di Tesla. Sempre secondo i sostenitori di tale tesi l'invisibilità sarebbe dovuta al campo magnetico, che avrebbe curvato la luce riflessa dall'oggetto, facendola passare oltre lo stesso.
Altre ipotesi attribuiscono all'ipotetico esperimento lo scopo di misurare le distorsioni magnetiche e gravitazionali: anche dando credito a tale ipotesi, anche esse scientificamente infondate, rimarrebbe oscuro il fine di tale progetto. Infine un' ulteriore ipotesi che non ha nessun riscontro scientifico ma che in passato è stata ampiamente divulgata, è quella secondo la quale il Progetto Arcobaleno sarebbe stato un programma di ricerca per mettere a punto una tecnologia con la quale teletrasportare oggetti a grandi distanze.

Intrigante vero ? Allora leggetevi ed approfondite con : " The Philadelphia Experiment: Project Invisibility"-  di Charles Berlitz e William L. Moore. (1979 - Grosset & Dunlap).
Ma non prima di aver preso visione dell'articolo che segue, riguardante il prossimo esperimento in programma, quasi 70 anni dopo, e guarda caso con evidenti analogie.

Buona lettura

Marco La Rosa



UN LASER TENTERA' DI BUCARE LO SPAZIO - TEMPO



Un laser da 200 “petawatt” può risultare utile in molte applicazioni, dalla fisica al settore militare. Ma il laser "ELI" (Extreme Light Infrastructure), progettato all' Ultra-High Field Facility, ha in programma qualcosa di molto più ambizioso: creare una frattura nel tessuto spazio-temporale.

Giusto per dare un'idea della potenza coinvolta, 200 petawatt (10 alla 15 esima watts) corrispondono bene o male a 100.000 volte la produzione di energia su tutto il pianeta. Anche se può sembrare un controsenso il fatto di poter generare una quantitativo così estremo di energia rispetto a quanta se ne produca sulla Terra, occorre specificare che quella potenza verrà sprigionata da un sistema di laser che concentrerà i 200 petawatt in uno spazio minuscolo, emettendo un lampo della durata di un trilionesimo di secondo.



Il sistema laser ELI prevede la costruzione di 10 laser puntati contro un piccolo volume di materia. Questo, secondo gli scienziati, consentirebbe di ricreare le condizioni del nucleo del nostro sole, concentrando l'equivalente dell'energia che la Terra riceve dalla nostra stella in uno spazio grande quanto una capocchia di spillo. La speranza è che questa immensa energia concentrata in un singolo punto possa creare uno strappo nello spazio-tempo, aprendo il campo ad una nuova era della fisica.

Quello che intriga gli scienziati è la possibilità che possano esistere delle "particelle fantasma", particelle virtuali che potrebbero essere in qualche modo "domate" dalla frattura nel tessuto spazio-temporale e fornirci una prova dell'esistenza di dimensioni extra.

"Ci hanno sempre insegnato a pensare che il vuoto sia sostanzialmente spazio senza materia, ma anche nel vero e proprio vuoto sembra ci siano coppie di molecole che appaiono nel nostro universo per un brevissimo periodo di tempo" spiega Wolfgang Sandner, coordinatore del Laserlab Europe network. "Un laser estremamente potente potrebbe separare queste particelle e mantenerle in vita più a lungo".


Per dirla in soldoni, pare che nel vuoto si generino spontaneamente delle coppie di particelle composte da materia e antimateria. Se suona strano parlare di generazione spontanea nel XXI° secolo, queste coppie pare nascano effettivamente dal nulla, specialmente in presenza di enormi fonte di energia o perturbazioni gravitazionali.

Ma trattandosi di materia e antimateria, è naturale che l'annichilazione sia sempre dietro l'angolo: queste particelle collidono e scompaiono in tempi brevissimi, impedendo agli scienziati di studiarle a fondo.

L'unico modo per fermare l'annichilazione è tentare di separare la materia dall'antimateria attraverso un potentissimo campo gravitazionale o energetico, come quello di un buco nero.

Attorno ai buchi neri si verificherebbero fenomeni estremamente curiosi: materia e antimateria verrebbero creati dal nulla tramite sottrazione di energia dal buco nero, ma dato che tra loro interferisce l'enorme campo gravitazionale, alcune di queste particelle riuscirebbero a sfuggire all'annichilazione, facendo pian piano evaporare il buco nero e diventando delle particelle reali, non più virtuali o "fantasma".

L'esperimento ELI non vuole ricreare un buco nero, ma per lo meno avvicinarsi al campo gravitazionale di uno di questi mostri cosmici, per poter permettere agli scienziati di studiare a fondo le particelle fantasma. "Ci sono molte sfide che dobbiamo ancora superare per trasformarlo in realtà, ma è principalmente questione di scalare la tecnologia che abbiamo ora per produrre la potenza necessaria" spiega Sandner.

I primi prototipi sono in fase di costruzione in Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, ma solo nel 2015 si saprà se l'ambizioso progetto da oltre 1, 6 miliardi di euro sarà portato a termine, e la location definitiva del sistema ELI.

"Eli ci porterà in zone della fisica non ancora esplorate. Potrebbero esserci molte soprese" conclude Thomas Heinzl, professore di fisica teorica della Plymouth University.

Da: ditadifulmine.com

Antikitera.net

Wikipedia

lunedì 7 novembre 2011

STORIA "SCOMODA" : I VIKINGHI E LA BUSSOLA

Ho scelto fra tanti l'articolo che segue, per iniziare una nuova "rubrica" denominata:  "STORIA SCOMODA".
Periodicamente vedremo degli esempi "di storia completamente ignorati ed omessi" dalla scienza ufficiale. Io la definisco appunto: "Storia scomoda".
Questo perchè, ridefinire e riscrivere la storia ufficiale significherebbe togliere lo scranno sotto il sedere degli accademici, che per bieco interesse economico, non voglio cedere il posto a più preparati e meritevoli studiosi.
Evochiamo sempre la verità ! ci renderà liberi.

Buona lettura




I Vikinghi si orientavano grazie allo “SPATO” d'Islanda
di : Francesco Tortora




Lo “spato” d'Islanda permise ai vichinghi di arrivare in America. Con le loro navi veloci e possenti dominarono a lungo l'Europa del Nord e grazie a esse raggiunsero il Nuovo Mondo almeno quattro secoli prima di Colombo. Ma come sia stato possibile che i vichinghi abbiano percorso migliaia di chilometri in mare senza l'aiuto della bussola (arrivata nel Vecchio Continente almeno un secolo dopo il tramonto del loro predominio) e senza carte nautiche è uno dei dilemmi su cui gli storici dibattono da decenni. Adesso uno studio, promosso da una squadra di ricercatori internazionali dell'Università di Rennes e pubblicato sulla rivista britannica Proceedings of the Royal Society A, propone una spiegazione di questo mistero storico molto affascinante che reinterpreta, in chiave scientifica, una delle leggende più misteriose delle epopea vichinga.

NAVIGAZIONE E ORIENTAMENTO - Ai tempi dei vichinghi la navigazione in alto mare era davvero difficile. Quando c'era bel tempo i navigatori nordeuropei si affidavano alla posizione del sole e delle stelle per indirizzare la rotta delle loro navi. Tuttavia tutto diventava più difficile quando il cielo era coperto dalle nuvole e in questi casi per non sbagliare rotta non bastava conoscere dettagliatamente i venti, le correnti, le maree delle fredde acque del nord. Secondo una delle leggende più antiche scandinave, quando il tempo era brutto, i vichinghi per navigare usavano la “sólarsteinn” ovvero la “pietra del sole" un misterioso minerale capace di individuare la posizione del sole. Lo studioso francese Guy Ropars, che ha guidato il gruppo di ricercatori internazionali, sostiene che la leggendaria pietra del sole non era altro che spato d'Islanda, un “cristallo di calcite trasparente”, relativamente comune in Scandinavia che ancora oggi è usato in alcuni strumenti ottici. Il minerale polarizza la luce del sole e ha la proprietà della doppia rifrazione. Ruotando permetteva di individuare con una buona precisione la posizione dell'astro che riscalda il nostro pianeta, anche quando non si vedeva.

RITROVAMENTO - La saga vichinga racconta che nei giorni in cui la nebbia era fitta, re Olaf "prendeva una pietra del sole, la rivolgeva verso il cielo e così intuiva la posizione dell'invisibile sole". Da parte sua lo studio dei ricercatori conferma che "i vichinghi avrebbero potuto usare questo strumento di calcite trasparente, conosciuto anche come spato d'Islanda, per individuare il posizionamento del sole". A rafforzare la teoria che il minerale fosse conosciuto dai navigatori nordeuropei è la recente scoperta del cristallo su una nave d'epoca elisabettiana affondata nel 1592 vicino all'isola di Alderney. Ciò dimostra che anche in un'epoca più moderna, in cui tra l'altro c'era già la bussola, i marinai si servivano del cristallo per la navigazione: "Abbiamo verificato che la presenza di un solo cannone estratto da questa nave, a causa della sua massa metallica, era capace di perturbare di 90 gradi l'orientamento di una bussola magnetica", dichiara lo studioso Guy Ropars. "Quindi, per evitare errori di navigazione quando il sole era nascosto, l'uso di una bussola ottica come lo spato d'Islanda poteva risultare essenziale persino in questa epoca".


Fonte: Corriere della Sera

Antikitera.net

martedì 1 novembre 2011

FILOSOFIA DELLA POSITIVITA' & SALUTE : PROVARE PER CREDERE !



Io e Matteo, da molto tempo spendiamo gran parte delle nostre energie fisiche e mentali per divulgare questo concetto. Ora con molto piacere Vi proponiamo un estratto da un libro che vi consigliamo caldamente. 

Buona lettura



Perché il pensiero negativo fa ammalare?



di Shigeo Haruyama

Come il nostro stato d'animo influenza la produzione di ormoni e conseguentemente il nostro stato di salute: per vivere felici, a lungo e in salute ci servono gli ormoni della felicità, ovvero beta-endorfine ed encefaline...

Negli ultimi tempi il concetto di “pensiero positivo” si è diffuso ovunque. In genere lo s’intende così: «Se di ogni cosa penso che sia un bene per me, non accumulo stress». «Se reagisco a tutto in maniera costruttiva, otterrò buoni risultati». Questo concetto si è affermato anche in ambiente medico. Fra mente e corpo c’è un dialogo costante, quindi le cose che pensiamo non sono semplicemente concetti astratti. Si è infatti capito che i nostri pensieri si materializzano immancabilmente e agiscono a livello fisico.

Quando proviamo una reazione di rifiuto verso qualcosa, nel nostro organismo si producono delle sostanze che fra l’altro accelerano il processo d’invecchiamento e la formazione di cellule cancerose. Quando invece accettiamo con gratitudine le cose, il nostro organismo produce delle sostanze che ci mantengono giovani e sani. Nel frattempo, anche la medicina ha dimostrato l’esistenza di questo meccanismo all’interno del nostro corpo.

Di conseguenza, le persone abituate a vedere tutto positivo dispongono di una notevole resistenza alle malattie. Chi, invece, pensa sempre in modo negativo, tende purtroppo ad ammalarsi. Perfino a parità di condizioni e stile di vita gli uni sono sani come pesci e gli altri malaticci. Quest’affermazione può anche non avere valore illimitato, ma l’atteggiamento mentale è estremamente importante per la nostra salute.


Ma quali sono le sostanze che si formano nel nostro organismo a seconda del nostro atteggiamento interiore? Sono quelle a cui in genere si dà il nome di ormoni. I principali ormoni legati al nostro modo di vedere le cose sono l’adrenalina, la noradrenalina, la beta-endorfina e l’encefalina.

Quando ci arrabbiamo o siamo stressati, nel cervello viene secreta la noradrenalina, mentre quando proviamo paura, rilasciamo adrenalina. Gli ormoni fungono da messaggeri chimici sul piano cellulare, vale a dire che trasmettono gli ordini del cervello alle singole cellule. Per esempio, se viene trasmesso il messaggio “collera”, il corpo reagirà con tensione e attività. Si tratta, pertanto, di sostanze che da un lato sono necessarie per la sopravvivenza e dall’altro sono estremamente tossiche.

Se ci si arrabbia di continuo e si è fortemente stressati, può succedere che ci si ammali per via della tossicità della noradrenalina, che s’invecchi precocemente e si muoia presto. Se invece si sorride sempre e si accoglie tutto in maniera positiva, vengono prodotti ormoni favorevoli che attivano le cellule del cervello e rendono sano il corpo. Questi ormoni ci mantengono giovani, combattono le cellule cancerose e ci tirano su di morale. Se volete vivere sani e felici fino a tarda età, senza essere colpiti dal cancro o dalle malattie del benessere, dovreste fare in modo di produrre questi buoni ormoni. Ho scelto di chiamare “morfine cerebrali” quegli ormoni che ci rendono felici e contenti perché hanno una struttura chimica analoga a quella delle morfine dall’effetto anestetizzante.

Mentre l’uso delle morfine anestetizzanti comporta rischi di dipendenza e di effetti collaterali, con gli ormoni della felicità si può stare tranquilli di non correre simili pericoli.

In tutto si conoscono circa venti ormoni della felicità che, pur agendo in modo diverso, hanno un effetto farmacologico simile. Fra i numerosi ormoni della felicità la beta-endorfina è quello più efficace, con un’azione da cinque a sei volte superiore a quella degli anestetici. Qual è il significato del fatto che nel nostro cervello viene sintetizzata una sostanza della felicità così efficace? Sono sicuro che in questo modo la natura ci voglia esortare a vivere felicemente. D’altra parte, gli esseri umani concepiscono anche pensieri negativi che poi mettono in atto. Alcuni si dicono: «Voglio soppiantare Tizio e trarne vantaggio». Magari lo fanno per guadagnare di più o per acquisire fama e salire di grado. Una volta raggiunto il loro scopo, queste persone sono ovviamente felici ed essendo in questa condizione producono anche ormoni della felicità. Per ragioni imperscrutabili, tuttavia, pare che questa gioia non duri mai a lungo, ma anzi venga ben presto offuscata. Il fatto che queste persone non agiscano per il bene del Pianeta o dei loro simili può suscitare l’invidia altrui e arrecare loro dei danni. Ma può anche darsi che sia il loro stesso cervello a condurle alla rovina. Questo potrebbe dipendere dal fatto che il Cielo predilige gli individui il cui stile di vita corrisponde ai suoi ideali e punisce quelli che non sono in sintonia con questi valori. Per me la spiegazione è che si tratta di un meccanismo installato nei nostri geni e, dato che nel cervello è memorizzato tutto, compresa la memoria dei nostri antenati, la cosa non è poi così sorprendente.

Tratto da :


La Rivoluzione della Salute - Libro


Macro Edizioni 2011


Shigeo Haruyama