IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

giovedì 27 giugno 2013

UMANOIDE ACQUATICO: MITO O REALTA?


di: Marco La Rosa



Nel 2000, il Biologo Marino del NOAA Brian McCormick, pubblica un rapporto ufficiale che collega gli spiaggiamenti di cetacei e gli esperimenti della Marina, ciò causa l'immediata sospensione degli stessi.
Ma nel 2004, McCormick ed i suoi collaboratori sospettano che la Marina abbia ripreso i test sonar.

Dopo questi fatti, due membri della sua squadra hanno acconsentito a rivelare per la prima volta davanti alle telecamere ciò che secondo loro la Marina non ha mai divulgato.


..."Le balene sanguinavano copiosamente dalle orecchie. Non avevo mai visto un fenomeno cosi impressionante. Era un chiaro segno che avevano subito gravissime lesioni interne."...

Rebecca Davis (Biologa Marina - Divisione Cetacei NOAA - nella squadra di McCormick dal 1999 al 2005)


..."nel 2004, due ragazzi furono i primi ad arrivare dopo lo spiaggiamento di molte balene nello stato di Washington e lo hanno ripreso con un cellulare.
dissero di aver visto qualcosa quel giorno. Era un corpo. dissero pubblicamente di aver visto un corpo.
La testimonianza ufficiale fu successivamente cambiata (furono fatte pressioni sui genitori dei ragazzi), e la marina tenne i resti che avevano trovato i giovani.
Questo lo so per certo, poichè facevo parte della squadra di investigazione su quell'avvenimento. So cosa faceva la Marina e credo di sapere cosa ha tenuto per se"...

Dr. Paul Robertson (Biologo marino assistente ricercatore NOAA dal 1996 al 2005)


Nulla accade per caso.

Venerdi  sera 21 Giugno, ho visto su Discovery Channel Italia:

SIRENE, IL MISTERO SVELATO.

Davvero una docu-finction molto ben fatta e circostanziata.
Questo è accaduto, perché negli studi evolutivi che sto seguendo ed in parte divulgando su questo blog, ho ripreso per approfondirla, la teoria della scimmia acquatica.
Non per caso, Lorenzo, nel guardare le programmazioni dei documentari di Sky, ha memorizzato la registrazione del programma.
SINCRONICITA. Punto e basta.
Ho passato i due giorni successivi a riflettere ed a  verificare molte delle cose che ho visto nel documentario,  nel cervello mi si era accesa una lampadina che non mi lasciava in pace.

Circa un anno fa, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti, ha ritenuto opportuno dover dichiarare ufficialmente che le sirene non esistono!

Cio in seguito alla messa in onda del documentario di cui sopra, trasmesso da Animal Planet dal titolo: Sirene, il corpo trovato, un nocciolo di verità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene. Aveva evidentemente scatenato un putiferio, ed i centralini del NOAA erano subbissati di richieste di precisazioni scientifiche.

Quindi:

“No evidence of aquatic humanoids has ever been found.”
But are mermaids real? No evidence of aquatic humanoids has ever been found. Why, then, do they occupy the collective unconscious of nearly all seafaring peoples? That’s a question best left to historians, philosophers, and anthropologists”.

Ma ad onor del vero, numerosi scienziati ipotizzano interessanti teorie sull'esistenza, nel passato evolutivo dell'uomo, della "scimmia acquatica, un antenato palmipede che ha completato la sua evoluzione in ambiente acquatico.

Il documentario di Discovery, mette bene in risalto, quanto ancora tuttoggi, siano innumerevoli le testimonianze di coloro (biologi marini, marinai, pescatori e persone comuni), che affermano di aver visto queste creature. Altresì, il  Governo Americano, attraverso la Marina Militare, starebbe insabbiando la cosa con un ben orchestrato cover -up (diretta conseguenza il tempestivo comunicato del NOAA), per nascondere il fatto di essere in possesso addirittura di due o tre sirene viventi, oggetto di studi segretissimi. Evidente a tal proposito, lostruzionismo subito dal team del biologo marino Brian McCormick nel 2004. Ma il vero inizio di questa storia è datato 1997 quando il NOAA registrò un suono di frequenza sottomarina ultrabassa; la sorgente di questo suono è rimasta ufficialmente sconosciuta...forse (?). 

 E' la Storia di una creatura leggendaria che è menzionata nelle mitologie di quasi ogni cultura umana. La gente di tutti i continenti racconta di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, riprendendo uniconografia sostanzialmente sempre identica.


Potrebbero esistere realmente degli umanoidi acquatici intelligenti, parenti lontani dell'uomo, che hanno comletato il loro percorso evolutivo adattandosi a vivere nelle profondità dell'oceano e che hanno sviluppato una società complessa nella quale vivono nascosti per paura dei loro parenti umani? E' quello che si sono chiesti gli autori del documentario


LA TEORIA DELLA SCIMMIA ACQUATICA:

“La teoria della scimmia acquatica è un'ipotesi evoluzionistica posta per la prima volta nel 1960 dal biologo marino britannico sir Alister Hardy (partorita però nel 1930, e rimasta a decantare per almeno 30 anni). Persino il biologo tedesco Max Westenhofer in uno scritto del 1942 ipotizzò che i primissimi stadi dell'evoluzione umana fossero avvenuti in prossimità dell'acqua. Così egli scrive: "Postulare un modo di vita acquatico in una fase precoce dell'evoluzione umana è un'ipotesi sostenibile, per la quale si possono produrre ulteriori indagini e elementi di prova".
Secondo tale ipotesi il progenitore dell'uomo sarebbe stato un primate che, per l'arsura del clima africano e la scarsità di cibo avrebbe spostato la sua residenza negli habitat fluviali e poi marini, adattandosi a vivere nell’acqua per periodi via via sempre più lunghi, subendo nel tempo le seguenti mutazioni:

la perdita del pelo cutaneo (i peli creano resistenza in acqua);
la capacità istintiva a nuotare (i bambini appena nati già sono in grado di nuotare);
il grasso sottocutaneo (per l'isolamento dall'acqua fredda);
il controllo del respiro (alcuni umani sono in grado di trattenere il respiro fino a 20 minuti, più ogni altro animale terrestre);
un cervello molto sviluppato, grazie ad una dieta ricca di frutti di mare;

“Hardy esplicitò definitivamente le sue idee in un articolo apparso su New Scientist il 17 Marzo 1960.
Dopo la pubblicazione dell'articolo, la teoria godette di un certo interesse per diverso tempo, ma fu progressivamente ignorata dalla comunità scientifica. Nel 1967, l'ipotesi fu evocata da Desmond Morris nel suo libro "La Scimmia Nuda", nel quale si trova la prima volta l'utilizzo del termine "scimmia acquatica". La scrittrice Elaine Morgan, dopo aver letto il libro di Morris, divenne la principale sostenitrice e promotrice della teoria. Nei successivi 40 anni di carriera, la scrittice ha dedicato 6 libri alla divulgazione dell'ipotesi di Hardy.

Nel 1987, si tenne un simposio scientifico a Valkenburg, Olanda, per discutere la validità della teoria della Scimmia Acquatica. Dagli atti del convegno - pubblicati nel 1991 con il titolo "Aquatic Ape: Fact or fiction?" (Scimmia acquatica: realtà o finzione?) - emerge che gli scienziati non se la sentirono di sostenere l'idea che gli antenati dell'uomo fossero acquatici, ma che ci sarebbero prove dello sviluppo di abilità natatorie per alimentarsi nei fiumi e nei laghi, con il risultato che l'homo sapiens moderno può godere di brevi periodi di tempo in apnea.
Questa è solo una delle versioni "deboli" della teoria, utilizzata dai ricercatori per spiegare alcune caratteristiche umane che sono ancora avvolte nel mistero, quali la perdita del pelo cutaneo, la capacità di apnea, il grasso sottocutaneo e la capacità istintiva a nuotare dei neonati.
Sebbene l'ipotesi della Scimmia Acquatica spieghi abbastanza bene il sorgere di queste caratteristiche, la maggior parte dei paleoantropologi tende a rifiutare la teoria, non accettandola tra le principali spiegazioni dell'evoluzione umana.
Una lettura estrema della teoria di Hardy ha portato alcuni ricercatori indipendenti ad ipotizzare l'esistenza attuale, di umanoidi acquatici intelligenti che vivono in società complesse nel fondo dell'oceano. L'esistenza di queste timide creature sarebbe all'origine delle leggende sulle sirene, decantate anche da Omero nella sua Odissea;

 ancora prima dalla civiltà mesopotamica con il Dio pesce Oannes, 



e persino Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (23 – 79 d.C.) era dell’opinione che ogni cosa esistente sulla terra avesse il suo omologo nel mare (N.H., IX,2).


Ma è possibile ipotizzare l'esistenza di questi Umanoidi Acquatici? Potrebbero esserci delle prove?”

ALTRE ANTICHE TESTIMONIANZE:

La storia delle sirene non è recente come si pensa. Solitamente si fa risalire la leggenda ai racconti dei marinai ubriachi del 1500, che storditi dai fumi del rum e della solitudine, avrebbero potuto facilmente scambiare un delfino o una balenottera per una bella e sinuosa sirena.
In verità, alcune pitture rupestri ci fanno pensare che la consapevolezza umana delle sirene sia molto più antica. In una grotta di arenaria in Egitto esistono le rappresentazioni più antiche delle sirene. Sulle pareti della caverna sono rappresentate creature umane con la coda, equipaggiate con lance e reti.

DOMANDA PER IL LETTORE: COME INTERPRETERESTE VOI QUESTE IMMAGINI RUPESTRI, RINVENUTE NEL 1933 DA LASZLO ALMASY  NELLA "CAVERNA DEI NUOTATORI" A WADI SURA, SULLE ALTURE DEL GILF KEBIR, NEL SUD OVEST EGIZIANO AL CONFINE CON LA LIBIA?


 Anche in epoca recente le testimonianze da parte dei pescatori sono state numerose. In molti casi, si racconta del recupero di grossi animali acquatici completamente infilzati con lance e coltelli rudimentali di origine sconosciuta. In alcune testimonianze di inizio secolo è possibile vedere lo stupore e lo sconcerto dei marinai.




Ma torniamo al fulcro della nostra storia:

UNO STRANO SUONO DAL FONDO DELL’OCEANO:

Nell'estate del 1997, il NOAA, con l'ausilio di un idrofono equatoriale, registrò più volte un suono misterioso proveniente dagli abissi dell'Oceano Pacifico. Il suono aumentava rapidamente in frequenza per circa un minuto, ed era di ampiezza sufficiente per essere ascoltato dai sensori ad una distanza di oltra 5.000 chilometri. L'origine del suono - battezzato "THE BLOOP" - è, come ammette il NOAA - di origine sconosciuta. Secondo alcuni, questo suono potrebbe essere la prova dell'esistenza di una specie sottomarina sconosciuta.



Il team del Biologo Brian McCormick, ex dipendente del NOAA, nel 2007 stava indagando sugli inspiegabili spiaggiamenti di massa delle balene. Nell'esaminare i campioni di tessuto dei corpi di alcune balene, i ricercatori si resero conto che i mammiferi erano stati danneggiati da sonar particolarmente potenti, utilizzati in diverse parti del mondo in occasione di esercitazioni navali.
Linquinamento acustico marino è un fenomeno che in questi ultimi anni ha avuto un grande incremento. La nuova tecnologia Sonar utilizzata sia per la mappatura del fondo delloceano che per lindividuazione di bersagli sottomarini, emette vibrazioni sonore percettibili fino a centinaia di chilometri di distanza.

Quando una specie più sensibile, come le balene o i delfini, si trova in prossimità dellemissione del rumore subisce un vero e proprio trauma che la spinge ad una fuga precipitosa, fatale quando è diretta verso la superficie del mare. Secondo uno studio limpatto di media frequenza di un sonar militare sulludito di una balena è equivalente a quello di un motore di jet al decollo sulludito di un essere umano che si trovi a tre metri di distanza.


La conclusione cui giunsero i biologi marini è che le onde sonore emesse dai sonar erano talmente potenti da spaventare quegli animali dotati di un udito così sensibile. Nel tentativo di sfuggire alla raffica di onde sonore, i mammiferi si erano spinti in acque troppo basse per sostenere le loro dimensioni enormi, finendo per arenarsi.


Per cercare di dimostrare questa teoria, McCormick e il suo team si servirono delle registrazioni di un idrofono di profondità. Fu proprio in quelle registrazioni che ascoltarono il "BLOOP". Utilizzando un software audio, i ricercatori riuscirono ad isolare il suono di una creatura sconosciuta mescolata con i suoni delle balene e dei delfini. Dopo più accurate analisi, i ricercatori ebbero l'impressione che queste creature sconosciute comunicassero con i mammiferi, forse con l'intento di salvarli dal rumore del sonar.


IL CORPO RITROVATO:


Qualche settimana dopo, ci fu un altro spiaggiamento di massa in Sud Africa. Anche in quella zona i ricercatori registrarono suoni simili sui dispositivi. McCormick e il suo team si recarono sul posto per investigare. Sulla spiaggia furono recuperati i resti di una creature sconosciuta all'interno dello stomaco di un enorme squalo bianco. Mentre esaminavano lo squalo, i ricercatori notarono una sorta di pugnale (riconosciuto poi come un aculeo di razza) infilzato nel lato della bocca dello squalo.
Come aveva fatto ad infilzarsi quel pugnale/aculeo? Una volta estratte tutte le parti dallo stomaco dello squalo, cominciarono a studiare attentamente i resti per capire di cosa di trattasse. All'interno trovarono parte del cranio della creatura, una mano palmata quasi completa, un lungo osso tipo pinna-caudale.
Inoltre, i ricercatori trovarono anche uno strano strumento con una fessura laterale. In un primo momento non compresero cosa fosse, ma poi si ricordarono dellaculeo/pugnale nella bocca dello squalo. L'oggetto sembrava essere un perfetto manico per il coltello ricavato da una spina dorsale di qualche grosso pesce. Ma chi aveva potuto produrre un oggetto simile?

Alcuni dei ricercatori si convinsero di trovarsi di fronte ad una sorta di "ominide acquatico intelligente", una sirena! Ora avevano senso tutte le misteriose lance e coltelli trovati nei corpi di numerosi pesci nell'oceano, da parte di pescatori di ogni nazione.


Qualche giorno dopo, mentre il team stava per tornare negli Stati Uniti, con i sorprendenti risultati delle analisi effettuate. Il DNA della creatura era oltretutto compatibile con quello umano. La polizia sudafricana, confiscò tutto prima che potessero divulgarlo. L'unica cosa che lasciarono fu la registrazione del famoso "bloop".

 COVER UP AI MASSIMI LIVELLI. MA CHI TEMEVA E TEME TUTTORA PER LA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA DEI RISULTATI?

La registrazione del BLOOP era il vero tesoro da conservare. Grazie ad essa, avevano capito che le sirene erano in grado ci comunicare con i delfini e le balene. Questa è la prima testimonianza di una comunicazione interspecie.

In alcuni paesi, i delfini aiutano i pescatori umani a catturare i pesci, in cambio di una lauta porzione del pescato! Dove hanno imparato i delfini a fare questo?


IN CONCLUSIONE:

In una intervista recente, Robertson ha dichiarato: se le sirene esistono e sono sopravvissute così a lungo è perché sanno nascondersi.


L'unica cosa di cui è convinto il ricercatore è quella di non voler contribuire mai più alla ricerca delle sirene: "Non credo che gli esseri umani sarebbero in grado di coesistere con le sirene senza sterminarle". Il ricercatore sta ancora cercando di ottenere il bando dello sviluppo e della sperimentazione di armi Sonar per salvare balene, delfini e sirene.

Egli, insieme ai suoi colleghi, ha investito e messo a rischio carriera e credibilità, per portare alla luce questi studi e nonostante lostruzionismo di coloro che volevano impedirglielo a tutti i costi, è stato in grado di permettere la divulgazione di evidenze che cambiano radicalmente la visione di una porzione di mondo, da sempre relegata nel mito, a causa della visione ristretta e materialista che si chiama senso comune.

OGNI MITO NASCE SEMPRE DALLA REALTA’”.


Fonti brani e citazioni:

 Grazie a:
DISCOVERY Channel Italia

Paul Robertson

definizioni: wikipedia

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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
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lunedì 24 giugno 2013

LA FUSIONE FREDDA FA SEMPRE "PAURA" ... MA A CHI ?

                                GIULIANO PREPARATA ED EMILIO DEL GIUDICE


… ritorno sulla fusione fredda perche:

nonostante siano passati quasi 25 anni dagli esperimenti di Fleischmann e Pons, il mare di polemiche “vomitate” a livello accademico furono e sono (ancora oggi) per lo più atti di “censura” e non legittime critiche scientifiche agli esperimenti ed ai loro risultati.
Il prodotto è stato inevitabilmente un marasma di “disinformazione”, perpetrato da uomini di scienza ed  interessati divulgatori scientifici o pseudo tali.
Pochi pochissimi scienziati ritennero importante continuare le ricerche in questo campo, e non mollarono: “veri scienziati-carbonari” che del loro hanno messo TUTTO.
Oggi nonostante una mole impressionante di dati prodotti in esperimenti perfettamente riproducibili, poco o nulla si è mosso dal punto di vista pratico. I finanziamenti a questo tipo di esperimenti sono per lo più di carattere privato, quindi è più che legittimo pensare che il potere economico –finanziario, ha molto da perdere e poco da guadagnare :
da una realistica ed economica fonte energetica decentrata, perciò incontrollabile, poco monopolizzabile... ...ecco perché il potere la avversa, e lo fa con la disinformazione portata avanti dal servizio pubblico mediatico e dai maggiori quotidiani
Unica eccezione,  la trasmissione Report di RAITRE che, in una interessante intervista al compianto Prof. Giuliano Preparata del 24/9/97, conferma quanto sopra esposto.
A futura memoriae rimasta purtroppo aria fritta.
Ma per sua natura, la richiesta di fusione fredda avanza dal basso, e non si fermerà, a patto che la gente sappia la verità”.

 In data 25/10/2000 il Prof. Carlo Rubbia - Presidente dell'ENEA - interveniva al convegno "L'energia fredda e le fonti rinnovabili - In ricordo di Giuliano Preparata", dichiarando: «...la fusione fredda è partita col piede sbagliato» creando eccessive aspettative. Ma la ricerca deve continuare «i tempi potrebbero essere più brevi con maggiori finanziamenti.» e inoltre: «abbiamo una buona teoria, adesso cominciamo a fare un lavoro scientifico, le applicazioni verranno dopo.»

Ovviamente, nulla di tutto ciò è mai stato esposto chiaramente al grande pubblico dai media. La gente comune, quando sente la parola: fusione fredda fa spallucce, tuttal più
si rammenta della  bufala  degli ingiustamente bistrattati Fleishmann e Pons.
Di tutto quello che invece è stato prodotto dopo, grazie a loro: NULLA di NULLA.

Sospiro, scrollo la testa deluso, ma non mi dò per vinto.

Prima di chiudere vi allego un intervista del 2004 al Dott. Vittorio Violante, del Centro Ricerche ENEA di Frascati, a capo del laboratorio di Scienza dei materiali. Potrete trovarla tuttora sul sito ufficiale dellENEA, (vedi link in questo blog).
Da questa, si evince senza ombra di dubbio la bontà della ricerca, ma come al solito senza fondi e laboratori adattisi va alle calende greche.

Intanto sono passati quasi altri dieci anni !

Buona Lettura

Marco La Rosa



da: ENEA


CHE FINE HA FATTO LA FUSIONE FREDDA ?
Sono trascorsi molti anni, più di quindici, dallannuncio della scoperta della fusione fredda da parte dei due elettrochimici dellUniversità dellUtah, Martin Fleishmann e Stanley Pons.
Il lavoro di studio e di ricerca, fino ad ora condotto in questo settore, ha consentito da un lato di identificare le line di attività che hanno prodotto i risultati più consistenti e più interessanti dal punto di vista scientifico, dallaltro di scartare quelle linee di ricerca che hanno prodotto risultati non affidabili dal punto di vista statistico. Gli studi, sia teorici che sperimentali, condotti nel campo della scienza dei materiali hanno consentito di accrescere il controllo sul fenomeno e di creare le premesse per una sua completa comprensione. Su questo specifico tema cresce lattenzione a livello di Istituzioni: finanziamenti specifici sono stati stanziati in Italia dal Ministero per lo Sviluppo Economico (ex Ministero per le Attività Produttive). Anche negli Stati Uniti dAmerica è in corso un processo di revisione del fenomeno, con fondi di Agenzie governative e con ampio spazio dedicato alla scienza dei materiali. Gli incoraggianti risultati fino ad ora ottenuti in questo ambito creano una premessa solida affinché il percorso intrapreso secondo questo indirizzo di ricerca continui nel futuro, in un contesto costituito dai più prestigiosi Istituti di ricerca del mondo, con tutto il necessario supporto.
È uno scenario nuovo, ben diverso da quello iniziale; ne abbiamo parlato con uno dei più noti ricercatori a livello internazionale impegnati nella fusione fredda ed in particolare nel campo della scienza dei materiali, Vittorio Violante, del Centro Ricerche ENEA di Frascati.
Tutto inizia con gran clamore nel 1989 quando, in seguito ad alcuni esperimenti dei chimici Stanley Pons e Martin Fleischmann, la fusione fredda fu prospettata come una fonte di energia semplice, economica, abbondante e ambientalmente compatibile. Bastarono pochi anni e dalle stelle si passò alle stalle: era stato preso un grossolano abbaglio, singolare esempio di una scienza spettacolo senza fondamento; non solo, perché quanti continuarono ad occuparsi di ricerca sulla fusione fredda, lo fecero consapevoli di mettere a rischio la propria reputazione scientifica. Ancora oggi alcuni media continuano a prospettare la fusione fredda come grande speranza energetica, ventilando lipotesi del complotto da parte dellestablishment energetico internazionale, per boicottare una fonte cosiddetta free energy.
Che la partita sia aperta, lo dimostra il fatto che grandi industrie e gruppi privati - Mitsubishi (Giappone), EDF (Francia), Energetics (USA), Pirelli Labs (Italia) - stanno investendo discrete risorse in ricerca nel settore e numerosi laboratori di ricerca in diversi Paesi (in Italia lENEA, lINFN ed altri) continuano silenziosamente a lavorare.
- Qual è il motivo di un tale ribaltamento?
Le fortissime contestazioni sono nate, perché allinizio chi provò a ripetere lesperimento di Fleischmann e Pons, otteneva risultati molto contrastanti. Il Department of Energy (DOE) degli Stati Uniti mise sotto osservazione la materia e alcuni laboratori di vari Paesi che provarono a ripetere lesperimento non riuscirono a replicare quello che i due chimici dichiaravano di aver ottenuto. Poiché la riproducibilità è un fattore essenziale per la definizione di un fenomeno scientifico, la fusione fredda fu in qualche modo considerata cattiva scienza, venendo di fatto abbandonata dalla maggior parte di ricercatori e laboratori. Pochissimi continuarono ad effettuare ricerche.
- Oggi, dopo 15 anni, il fenomeno può considerarsi ancora non riproducibile e, quindi, in qualche modo casuale?
Gli sperimenti hanno messo in evidenza che leccesso di potenza si manifesta, a volte anche con una notevole vivacità. La riproducibilità del fenomeno è comunque superiore a quella che si riusciva ad ottenere solo alcuni anni or sono. LIstituto Californiano SRI International e la IMRA Japan osservarono che si trattava di un fenomeno a soglia, vale a dire che leccesso di potenza si innesca solo se si raggiunge un livello di concentrazione di deuterio (ovvero di quantità di atomi di deuterio) allinterno del reticolo di palladio non inferiore ad un certo valore. Partendo da questa osservazione, personalmente ho dedicato buona parte della mia attività scientifica a cercare di comprendere come mai, a parità di condizioni di lavoro, un materiale come il palladio, apparentemente sempre uguale, talvolta assorbe più idrogeno e a volte ne assorbe di meno. Questo studio è durato diversi anni e alla fine, identificati alcuni aspetti termodinamici e di cinetica diffusionale, qui allENEA siamo riusciti a creare e brevettare una tipologia di questo metallo e un processo per realizzarlo, che consente di riprodurre in modo affidabile la soglia di concentrazione necessaria allinnescarsi del fenomeno.
- Quindi siete riusciti a consentire la famosa riproducibilità?
Più precisamente siamo riusciti a creare, in sistemi elettrolitici del tipo deuterio-palladio, unaffidabile riproducibilità della soglia critica di caricamento. Abbiamo fornito i nostri materiali anche ad altri gruppi ricerca, in modo da mettere anche altri laboratori in condizioni di osservare il fenomeno di eccesso di potenza, migliorando la probabilità di successo. Certo, non è ancora una vera e propria riproducibilità controllata: ad esempio stiamo ancora lavorando sul controllo dello start-up del fenomeno, che a tuttoggi non siamo in grado di far partire a comando. Abbiamo però creato i presupposti affinché, entro un determinato tempo, il fenomeno si manifesti con una certa probabilità. Si tratta insomma di unimportante situazione di miglioramento e 'trasferimento della riproducibilità, totalmente assente allinizio della ricerca nel 1989.
- A che punto siete quindi?
A cambiare le carte in tavola è stato levento scientifico dellagosto 2003, la Conferenza internazionale sulla fusione fredda tenutasi a Boston. Io e altri ricercatori di istituti stranieri, tra questi alcuni che avevano utilizzato i materiali messi a punto dallENEA, presentammo i risultati positivi, che convinsero alcuni accademici americani a sottoporre nuovamente la questione al DOE, affinché svolgesse nuove verifiche. Di fatto fu effettuata unampia analisi dei dati disponibili in letteratura, in seguito alla quale fu proposto un confronto dal vivo con alcuni esperti. Confronto che si è tenuto nellagosto 2004 a Washington, dove 5 scienziati americani e uno proveniente da un Istituto europeo - io - hanno discusso davanti ad una commissione di qualificati referee le ricerche effettuate e i risultati ottenuti. Dopo alcuni mesi di valutazione, il DOE ha emesso il verdetto:un significativo numero di referee riteneva che il fenomeno era da considerarsi un effetto reale, non frutto di fantasia o di cattive misure, e che la materia meritava di essere studiata né più né meno come altre materie scientifiche. Inoltre nel documento conclusivo del DOE si sostiene che uno dei campi nei quali occorre concentrare gli studi è proprio la scienza dei materiali.
- Insomma un ripensamento, nel quale il DOE ha ammesso lo sbaglio del passato?
Non proprio, piuttosto lapprovazione di un processo di revisione. Ossia la presa datto che la situazione è oggi diversa da quella iniziale del 1989, e che il lavoro fatto nei quindici anni successivi dai vari laboratori di ricerca, come quello dellENEA, ha cambiato i termini della questione.
LENEA, grazie al lavoro svolto nel campo della scienza dei materiali, ha avuto un ruolo fondamentale in quanto non solo ha ottenuto risultati ragionevolmente riproducibili e con segnali inoppugnabili, ma ha contribuito utilmente affinché anche altri Istituti ottenessero risultati simili.
- Quali sono i Paesi più attivi nella ricerca sulla fusione fredda?
Oltre allItalia, con lENEA, lINFN e alcuni istituti universitari tra cui il Dipartimento Energetica dellUniversità La Sapienza di Roma con cui collaboriamo intensamente, c’è una discreta attività in USA, Francia, Giappone, Russia e Cina. Il nostro Paese è peraltro ben collocato e le nostre ricerche sono molto apprezzate allestero.
- Tornando al fenomeno, ora c’è concordanza sulla sua origine? Si può certamente parlare di fusione nucleare o ci sono ancora dubbi, ad esempio per possibili processi di tipo chimico?
Sulla base della scienza nota, in base alle misurazioni calorimetriche, è difficile spiegare i fenomeni che registriamo come effetti chimici. Mi spiego. Una misura calorimetrica consiste nel bilancio tra la potenza che viene immessa dallesterno nel sistema e quella che il sistema emette. Quando nei nostri esperimenti si manifesta leccesso di potenza (in uscita maggiore di quella in ingresso), il guadagno di energia che ne deriva è tale che se fosse ridistribuito su tutte le particelle presenti nel sistema dellelettrodo (atomi di metallo più atomi di deuterio) darebbe luogo ad una quantità di energia per atomo da 10 a 100 volte maggiore della massima energia associabile ad un legame chimico. Se accettassimo lidea che la natura del fenomeno è chimica dovremmo sostenere che nei nostri elettrodi hanno luogo reazioni ottenute con elementi che hanno legami chimici da decine o centinaia di elettronvolt al momento non noti; si tratta quindi di fenomeni di altra natura che, sulla base delle nostre conoscenze, possono solo essere di natura nucleare. Inoltre occorre sottolineare che, con riferimento al palladio, gli eccessi di potenza si ottengono solo con il deuterio e non con lidrogeno; altro indizio, questo, che identifica il fenomeno di natura nucleare associabile ad un processo di fusione, che procede con modalità diverse rispetto a quanto avviene nei plasmi. In definitiva in questo tipo di esperimento dobbiamo attenderci, come firma dellavvenuto processo nucleare, un aumento della concentrazione (quantità) di elio molto al disopra di quelli che sono i valori naturali rivelabili nellaria che ci circonda. Alcune misure, anche se preliminari, effettuate in Istituti tra i quali la Divisione Energia dellSri e dal mio Laboratorio in ENEA, hanno fatto osservare che, in concomitanza con il fenomeno della produzione di potenza, si registra un aumento della concentrazione di elio (in celle sperimentali perfettamente sigillate e realizzate con tecnologia da alto vuoto) rispetto ai valori ambientali e in quantità consistenti con leccesso di energia prodotta. Anche queste misure di elio e la correlazione con lenergia prodotta furono presentate da noi e dallSri ai referee del DOE nel 2004. Questi ed altri risultati presentati da colleghi statunitensi furono tenuti in conto nella stesura del documento finale del DOE ove viene esplicitamente detto che un altro settore in cui è opportuno concentrare lattività di ricerca è proprio quello della ricerca delle ceneri nucleari. Si pensa così che il processo sia riconducibile ad una fusione tra nuclei di deuterio con produzione di calore ed elio, senza emissione di radiazioni.
- E ora? Dove si sta indirizzando la ricerca?
Dopo laccertamento del DOE, è iniziato un processo di revisione che si articola in due fasi: la prima, di definizione, in via di completamento, si basa sullutilizzo degli elettrodi che produciamo qui allENEA di Frascati, perché sono quelli che hanno fornito un livello di riproducibilità accettabile e livelli di segnale inequivocabili. Il Laboratorio americano che è stato incaricato di effettuare la prima fase di revisione, lSri, ad esempio, utilizza i nostri elettrodi e il sistema calorimetrico della Energetics. Una seconda fase del processo di revisione appunto, è prevista nel caso in cui vengano raggiunti gli obiettivi fissati per la prima.
- Dopo la prima fase si potrebbe cominciare a pensare ad applicazioni di qualche tipo, ad esempio per la produzione di energia?
No, guardi, non è proprio il caso di parlare di applicazioni energetiche o daltro tipo. Siamo ancora in una fase di ricerca fondamentale e non c’è davvero la possibilità di esprimersi non dico su ipotetiche applicazioni, ma nemmeno sulla possibilità di studi di natura tecnologica senza aver prima definito la fisica del sistema. Un ingegnere che fa un progetto tecnologico, anche molto sperimentale, ma che lasci sperare in possibili sviluppi, ha bisogno di equazioni matematiche che possono essere elaborate solo quando tutto il processo fisico è completamente compreso e definito. Stiamo muovendo i primi passi proprio per ricostruire, definire e comprendere lo scenario di fronte al quale ci troviamo. Poi non sappiamo se potranno esserci applicazioni di qualche genere, ma è già una cosa molto importante avere la certezza dellesistenza di un fenomeno come quello della fusione fredda e poter dire che stiamo cominciando a definirlo.

biblio:
wikipedia
http://www.meetup.com/MOVIMENTO-5-STELLE-RIVIERA-del-BRENTA/pages/La__Fusione_Fredda_da_Fastidio/