IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
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LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 27 settembre 2013

L' ENEA E LA FUSIONE NUCLEARE


di: DOTT. GIUSEPPE Cotellessa (ENEA)

L'Applicazione dell'invenzione del procedimento E utilissima negli Studi di Ricerca Sulla Fusione Nucleare SOPRATTUTTO Perchè la relativa Sperimentazione per la dimostrazione della Validità di funzionamento E Stata EFFETTUATA Proprio su Rivelatori di Tracce Nucleari a Stato Solido, denominati commercialmente CR-39, largamente Impiegati per la Rivelazione di Particelle alfa e di neutroni attraverso la Misura dei protoni Prodotti.

Fusione Nucleare

"La Fusione Nucleare E attualmente considerata Una delle Opzioni Utili per garantire Una fonte di energia di larga scala, sicura, rispettosa dell'Ambiente e Praticamente inesauribile.


L'Italia E Tra I Pionieri della Ricerca Sulla Fusione. Le Attività, avviate Gia alla multa degli Anni 50 Nel Centro di Frascati, erano inizialmente dedicano alla Sperimentazione sui Plasmi e SI Sono poi evoluta verso ONU Complesso Sistema di Fisica, Tecnologia e ingegneria Che Vede l ' ENEA vieni Protagonista e vieni coordinatore del Programma nazionale . Tale Programma, con ONU medio budget annuale di circa 60 M €, Vede impegnati circa 600 TRA Ricercatori e tecnologi di ENEA, del CNR, del Consorzio RFX e di molte Università e Consorzi Universitari Nello Sviluppo di Competenze di Eccellenza di assoluto Rilievo in Ambito Mondiale .
La Ricerca Sulla Fusione in ENEA SI concentrazione in Particolare sul confinamento magnetico, con attivita relativa Sia alla Fisica dei Plasmi Sia allo Sviluppo di Tecnologie di rilevanza reattoristica, MA ANCHE includere attivita sul confinamento inerziale. Le Attività vengono svolte Nel Quadro del Programma Euratom per la Fusione Che coinvolge i Paesi dell'Unione Europea e la Svizzera, e attarverso Collaborazioni con numerosi Ististuti e Universitá una LIVELLO Internazionale.


Nell'ambito della Sperimentazione di Fisica per il confinamento magnetico, ENEA Conduce Esperimenti con il Frascati Tokamak Upgrade (FTU), ONU tokamak Che consente di Studiare Plasmi a Campi Magnetici elevati e ad alta densita: FTU E La macchina per la Fusione operante al Più alto campo magnetico (8 T) e consente di Studiare Plasmi in CONDIZIONI FISICHE non realizzabili in More Macchine.
In Ambito Tecnologico, Fino Dagli Anni 80, nda Laboratori ENEA di Frascati Sono stato sviluppate numerose Tecnologie per la Fusione, privilegiando le Linee basate Sulle Conoscenze Più consolidare all'interno dei Laboratori e al tempo Stesso passibili di ONU robusto coinvolgimento dell'Industria Nazionale also per Applicazioni Più vasto di Quelle Specifiche per la Fusione. Le Linee sviluppate Hanno riguardato in Particolare i magneti Superconduttori, i Componenti ad alto Flusso termico affacciati al plasma, i Materiali, la Manutenzione Remota, la neutronica EI Dati Nucleari, la Tecnologia dei Metalli Liquidi e la Sicurezza.


La Ricerca Sulla Fusione Vede impegnati Tutti i paesi tecnologicamente Più Avanzati (Europa, Giappone, Stati Uniti, Russia, Cina, Corea e India) Che Hanno DECISO, nell'ambito di Una Collaborazione Internazionale, di concentrerai il Loro impegno in Un Programma comune Orientata alla Realizzazione del Reattore a Fusione ITER sperimentale, il Che produrrà 500 MW di Potenza di Fusione per 400 s, con ONU Guadagno di Potenza di ONU Fattore 10. La Costruzione di ITER, iniziata Nel 2007 nel sito di Cadarache ITER, rappresenta Una pietra miliare Nello Sviluppo dell'Energia da Fusione e di determinazione Fatto Una forte Accelerazione del Programma Che prevede di Arrivare al Reattore commerciale tramite la Realizzazione di ONU Reattore dimostrativo DEMO.
L ' ENEA Partecipa Attivamente alla Realizzazione di ITER, contribuendo alla Progettazione di MOLTI Componenti, alla DEFINIZIONE degli Scenari Fisici, alla Progettazione di DIAGNOSTICHE e di Sistemi di RISCALDAMENTO del plasma. Grazie al know-how sviluppato, l'ENEA GIOCA UN RUOLO Fondamentale Nella Costruzione di ITER OPERANDO in stretta Collaborazione con l'industria. Anché Grazie al coinvolgimento Nel Programma di Ricerca Sulla Fusione, l'industria italiana Si e giá aggiudicata le MAGGIORI commesse per la Costruzione dei Componenti il Che costituiscono il cuore di ITER: i Cavi Superconduttori, la quota europaea dei magneti Superconduttori (9 bobine su ONU Totale di 18) e dell camera da vuoto (7 Settori su 9) Oltre ad More commesse per ONU Totale di 500 Milioni di euro.
L ' ENEA ha inoltre sviluppato, in Collaborazione con l'industria, le Tecnologie di giunzione per i Componenti ada alto Flusso termico (divertore), la Tecnologia Basata su radar ottico (laser luce) per metrologia in Ostili Ambienti. L ' ENEA , in Collaborazione con ALTRI Laboratori Europei, Partecipa alla Realizzazione della Neutron Radial obiettivo, il Sistema Dedicato alla Misura della Potenza di Fusione, e dei moduli di mantello del triziogeno di prova di prova con sul ​​ciclo del COMBUSTIBILE (Trattamento e riprocessamento del Trizio ) e con Analisi neutroniche e di Sicurezza.


L'Europa sta strutturando ONU Programma di accompagnamento a ITER Che dovra ottimizzarne lo sfruttamento scientifico e FORNIRE le necessarie Informazioni per la DEFINIZIONE dei Parametri per DEMO. A QUESTO scopo ha Firmato con il Giappone ONU Accordo Bilaterale di Collaborazione Più ampia, chiamato 'approccio allargato', per lo svolgimento di Attività finalizzate allo Sviluppo dell'Energia da Fusione. L ' ENEA Partecipa con i Centri di Frascati e del Brasimone ai progetti Approccio Allargato del, contribuendo alla Realizzazione dei magneti Superconduttori e del Sistema di alimentazioni Elettriche del tokamak JT60-SA, satellite di ITER, in costruzione in Giappone, del Bersaglio di litio della Sorgente di neutroni Internazionale Fusion Material Irradiation Facility (IFMIF) per lo Sviluppo dei Materiali per il Reattore a Fusione, e alla Realizzazione del Centro Internazionale di Ricerca Sulla Fusione (IFERC). L'impegno complessivo per queste Attività e di circa 50 Milioni di Euro.
L ' ENEA , considerando prioritaria di Importanza lo Sviluppo della Fusione Nucleare ha Elaborato per i Prossimi Anni, Insieme Agli ALTRI Enti e Gruppi universitari Che Fanno altera parte dell'Associazione Euratom ENEA Sulla Fusione, ONU Programma di attivita Che, tenendo Conto della Costruzione di ITER , del Approccio Allargato e del Relativo Programma di accompagnamento Europeo, SI fonda sui seguenti Punti Fondamentali:
la Costruzione del Tokamak FAST (Fusion Advanced Studies Torus), ONU Europeo Esperimento satellite RISPETTO ad ITER, progettato in Maniera racconto da preparare e ottimizzare Gli Scenari operativi di ITER e DEMO;
la Partecipazione con le industrie alla Costruzione di ITER;
la Partecipazione alle Attività previste Dal "Approccio Allargato".
VELOCE rappresenterá Il Punto di Riferimento della Sperimentazione Non solo per l'Italia ma also per Gli ALTRI Laboratori Europei e permettera di Studiare i Plasmi in deuterio la Dinamica delle Particelle alfa il Che SI produrranno nia Plasmi Prossimi all'ignizione, in Un Impianto Semplice ed Economico , Senza le complicazioni derivanti dall'uso del trizio.

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mercoledì 25 settembre 2013

NEANDERTHAL & SAPIENS


Neanderthal: unaltra scoperta intensifica il mistero della loro scomparsa



Un nuova scoperta, effettuata in due siti archeologici francesi, aggiunge un nuovo tassello alla definizione della civilta dei Neanderthal, che sempre di più va configurandosi come una civiltà evoluta e niente affatto meno sviluppata di quella dei Sapiens.

La scoperta consiste nel ritrovamento di utensili in osso prodotti in serie, cioè con procedure standardizzate. Si tratta di utensili utilizzati come lisciatoi e servivano a conciare le pelli.


I Neanderthal li ottenevano a partire dalle costole dei cervi. Fino ad oggi linvenzione e lutilizzo di questi utensili era stata attribuita ai Sapiens,

Negli scavi dei due siti archeologici Abri Peyrony e Pech-de-lAzé, a sud-ovest della Francia, sono stati ritrovati i più antichi strumenti in osso per lavorare la pelli e renderli lucenti e resistenti: risalgono infatti a 50.000 anni fa.

Sono stati due gruppi coordinati da Shannon McPherron, del Max Planck Institute a Lipsia, e Marie Soressi, delluniversità di Leida nei Paesi Bassi ad aver fatto la scoperta in questi siti tipicamente neanderthaliani.
La ricerca è stata pubblicata su PNAS.

Secondo la teoria finora più diffusa, i Sapiens avevano una superiorità tecnica che permise loro di sopraffare i Neanderthal. Ma oggi, questa, insieme ad altre scoperte, mette in  fortemente in dubbio questa corrente di pensiero.

Per ora questi strumenti in osso sono una delle migliori prove a suffragio del fatto che i Neanderthal stavano sviluppando in proprio una tecnologia precedentemente associata agli uomini moderni, osserva McPherron.

Questo fa pensare, secondo Soressi, che i nostri diretti antenati abbiano acquisito questa tecnologia dai Neanderthal e questi strumenti sarebbero la prima prova della trasmissione di una tecnologia dai Neanderthal ai Sapiens.


Infatti ciò che sappiamo riguardo ai Sapiens, ci dice che cominciarono a fabbricare i lisciatoi dopo essere arrivati in Europa, circa 40.000 anni fa.

Secondo la paleontologa Laura Longo, dei Musei Civici Fiorentini, questo è un ulteriore tassello che testimonia la modernità comportamentale dei Neanderthal, che probabilmente hanno trasmesso molte più cose ai Sapiens di quanto si immagini.

Questa è la prima volta che si scoprono utensili in osso per conciare le pelli e per lesperta significa molte cose. Conciare le pelli indica che questi uomini avevano tempo da concedere a questattività e che quindi avevano raggiunto unefficace strategia di gestione delle risorse, che accorciava i tempi per esempio per la ricerca del cibo, e che permetteva loro di dedicarsi anche ad altro.

Inoltre, spiega Longo vi sono anche prove che questi uomini utilizzavano le piante officinali e i colori, come locra.

Dunque anche secondo Longo la teoria della supremazia tecnologica dei Sapiens non tiene più. Altri devono essere stati i motivi, spiega Longo, come laver indotto i Neanderthal, che erano abituati ai grandi spazi, a vivere in aree più ristrette, alterando lequilibrio raggiunto e riducendo gli incontri fra i diversi gruppi che di conseguenza ha fatto diminuire il flusso genico e ha indebolito la popolazione.


da Redazione di Gaianews.it il 13.08.2013

Fonte: Pech-de-lAzé I Project

lunedì 23 settembre 2013

COGENERAZIONE


di : Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Anche nella “ cogenerazione”  l’applicazione del procedimento del brevetto può essere molto utile nell’ottimizzazione del relativo processo.



Cogenerazione

In qualsiasi ciclo termodinamico diretto che estrae lavoro utile, sotto forma di energia meccanica o elettrica, parte del calore a più elevata temperatura entrante nel ciclo deve necessariamente essere ceduta a più bassa temperatura. Tale quota di calore, non convertito in lavoro per limiti imposti dalle leggi della termodinamica, rappresenta una perdita.
Nel caso in cui esistesse un utilizzatore termico che richieda calore a bassa temperatura e se tale calore potesse essere realmente recuperato, si realizzerebbe un processo di “cogenerazione”, ossia un processo conproduzione congiunta di energia meccanica/elettrica e termica.
Il beneficio della cogenerazione risiede proprio nel minor consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata delle medesime quantità di lavoro e calore.

Cogenerazione, piccola cogenerazione e micro cogenerazione:

Si definiva inizialmente impianto di micro generazione un impianto per la produzione di energia elettrica, anche in assetto cogenerativo, con capacità di generazione non superiore a 1 MW (Legge 239/04). In seguito (D.lgs 20/2007) la definizione di micro cogenerazione è stata modificata, suddividendo il campo 0-1MW in piccola e micro cogenerazione:
unità di micro cogenerazione, per capacità di generazione massima inferiore a 50 kWe;
unità di piccola cogenerazione, per capacità di generazione installata inferiore a 1 MWe.
Lo stesso decreto suggerisce la definizione di cogenerazione, attualmente in vigore, come "la generazione simultanea in un unico processo di energia termica ed elettrica o di energia termica e meccanica o di energia termica, elettrica e meccanica".

Legame tra piccola/micro cogenerazione e generazione distribuita sul territorio:

Un aspetto fondamentale di cui occorre tenere conto quando si analizzano le opportunità di risparmio energetico offerte dalla cogenerazione, è legato alle proprietà di trasporto dell'energia elettrica e del calore.
L'energia elettrica può essere trasporta per lunghe distanze (migliaia di km) con perdite relativamente contenute, mediante il moto di "cariche elettriche" all'interno di un mezzo conduttore.

L'energia termica può essere trasportata mediante la circolazione di un fluido termovettore all'interno di una condotta. Pur realizzando le opere di coibentazione lungo la condotta a regola d'arte, e secondo i criteri di minimizzazione economica del kWt trasportato, si osserverebbe una forte dispersione termica, da cui l'opportunità di consumare l'energia termica solo in prossimità del luogo di produzione.
Quando la domanda di calore è associata ad una produzione industriale (industria chimica, industria alimentare, della carta ecc.) può risultare possibile accoppiare alla generazione concentrata di energia elettrica in grossi impianti energetici la cogenerazione del calore richiesto, in quanto centrale elettrica e industria di produzione sono solitamente ubicate all'interno di uno stesso polo industriale. Quando invece la domanda di calore è associata ad utenze di tipo civili o ad industrie di piccole dimensioni, risulta più complesso accoppiare i sistemi di generazione elettrica concentrata alla cogenerazione di calore, in quanto i primi sono solitamente distanti dai centri urbani dove è concentrata la domanda di calore delle utenze civili e della piccola industria; in queste condizioni risulterebbe più semplice sfruttare le opportunità di risparmio energetiche offerte dalla cogenerazione mediante piccoli impianti ubicati in prossimità delle stesse utenze termiche. Questo spiega il motivo per cui, per applicazioni civili o industriali di piccola taglia, le opportunità della cogenerazione sono solitamente legate ad impianti di piccola/micro cogenerazione distribuiti sul territorio.
Le tecnologie più comunemente impiegate per applicazioni di cogenerazione su piccola scala sono basate sull'utilizzo massiccio di gas naturale in particolare queste tecnologie sono le micro turbine a gas e i motori alternativi a combustione interna.

BIOGAS:

Il biogas è una fonte rinnovabile di energia, composta da una miscela di gas (in particolare metano, in percentuali variabili dal 50 all’80%) prodotti in seguito ad un processo di digestione anaerobica del materiale organico.
Da quali biomasse? Il biogas può essere ricavato dalle discariche di rifiuti, dal trattamento delle acque fognarie, dai liquami zootecnici, da residui agricoli e da colture energetiche dedicate.
Anche se buona parte del biogas prodotto in Italia deriva da discariche, in realtà è il comparto zootecnico quello destinato ad avere un peso sempre maggiore, configurandosi già oggi come il settore trainante per una diffusione su larga scala delle tecnologie di digestione anaerobica.

Energia dal biogas: il principale utilizzo energetico del biogas avviene in impianti di cogenerazione che producono contemporaneamente calore ed elettricità. In particolare, la possibilità di accedere a incentivi specifici per vendita di elettricità alla rete, consente di ammortizzare l'investimento nel giro di pochi anni.
La produzione di elettricità e calore in impianti di biogas appare così una delle principali soluzioni capaci di risolvere i problemi di competitività del comparto agricolo e zootecnico, riqualificandolo al contempo in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale.
Infine gli aspetti ambientali  riguardano i benefici che si possono ottenere dal biogas, in termini di utilizzo agronomico della biomassa digestata e di minori emissioni in atmosfera di anidride carbonica.

 Cogenerazione, nasce il primo coordinamento made in Italy:

E' nato a Rimini, presso gli uffici del quartiere fieristico dove si terrà dal 6 al 9 novembre 2013 Ecomondo-Key Energy, il primo coordinamento italiano della coogenerazione. Le aziende di settore lavoreranno insieme per promuovere l'efficienza energetica.
Il coordinamento è stato realizzato grazie all'impegno di tre associazioni: Cib(Comitato italiano biogas e gassificazione), Cogena (Associazione italiana per la promozione della cogenerazione) e Italcogen (Associazione dei produttori e distributori di impianti di cogenerazione) che insieme rappresentano oltre cinquecento aziende. Le rispettive delegazioni hanno dato vita a un tavolo tecnico che ha posto al centro dell'attenzione il sostegno e la promozione dell'efficienza energetica e l'esigenza di elaborare un position paper di settore che possa rispondere ai principali quesiti degli operatori.
Tra le proposte emerse, innanzitutto l'importanza di un più vigoroso sostegno allo sviluppo dei Sistemi di Utenza nell'obiettivo di una sempre maggiore diffusione della generazione distribuita e l'esigenza di avviare una collaborazione tecnologica e scientifica per offrire non solo uno strumento di tutela per le imprese, ma anche di poter delineare una visione di strategia energetica più sostenibile per il futuro del nostro Paese.
Allo stato attuale gli impianti di cogenerazione, a gas naturale, biogas e biomasse, installati (dati 2012) si aggirano sui 10 mila MW, ma il vero potenziale è doppio, assicurano gli esperti. Inoltre, secondo un recente studio condotto dall'Eea, l'Agenzia europea per l'ambiente, nel 2020 l'Italia sarà uno dei paesi europei più ricchi di bioenergia, insieme a Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania. Per ciò che riguarda il biogas già oggi siamo al secondo posto in Europa dietro la Germania con una filiera attiva di circa mille impianti: di questi, il 70% realizzato da aziende italiane, con benefici economici, ambientali e di efficienza per l'intero sistema energetico.


Sfruttamento energetico di biomasse agroindustriali residue, presentati all’ENEA i risultati delle sperimentazioni
giovedì 19 settembre 2013
http://www.ecoreport.tv/immagini/Upload/BiomasseEnea.jpg
Sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto V.E.R.O.BIO
ROMA - Lo sviluppo di processi tecnologici innovativi, basati sulla multidisciplinarietà per evidenziare come l’equilibrio tra ricerca di base e applicazioni tecnologiche possa favorire il raggiungimento degli obiettivi della sostenibilità ambientale nei processi di trasformazione e produzione. Sono stati presentati oggi a Roma, nel corso di un workshop tenutosi presso la sede dell’ENEA, i risultati delle sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto V.E.R.O.BIO (Valorizzazione Energetica di Residui Organici di attività agroindustriali mediante utilizzo di celle a combustibile del BIOgas da digestione anaerobica). Il progetto offre una soluzione al problema della gestione dei rifiuti e, contemporaneamente, supporta le azioni per rispondere alle richieste della Commissione Europea sull’incremento della quota di consumi energetici da fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2.
 LE ATTIVITA' DI RICERCA  - La finalità principale di V.E.R.O.BIO riguarda la fattibilità di accoppiare il processo di digestione anaerobica ad un sistema di cogenerazione ad alta efficienza come le Celle a Combustibile a Carbonati Fusi (MCFC), per la trasformazione di alcune tipologie di biomasse di scarto in energia elettrica e termica. Le attività di ricerca hanno offerto informazioni inedite sui processi di co-digestione, sulla compatibilità del biogas prodotto con l’alimentazione di celle a combustibile a carbonati fusi e, viceversa, sulla possibilità di adattare le celle a una diversa qualità di combustibile. Lo studio ha inoltre fornito indicazioni sulla possibilità di riutilizzare il “digestato” anche a fini energetici e ha contribuito ad approfondire la conoscenza degli aspetti meno noti della microbiologia dei processi di digestione, mettendo in luce nuove informazioni sulla composizione delle comunità microbiche che governano le fasi chiave del processo.


IMPIANTI EOLICI DI ALTA QUOTA...FUTURO POSSIBILE


di: Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Altra applicazione futura...possibile


Il kite wind generator o kitegen è un impianto eolico d'alta quota, oltre i 500 metri di altezza. Si tratta di un aerogeneratore ad asse verticale che usa dei kite ovvero dei profili alari rigidi cioè degli aquiloni per fare
muovere una giostra molto grande, si pensa di realizzarla col raggio di 500 metri.
Kite wind generatorNell'immagine sotto,

si vede la grandezza del carosello rispetto agli alberi sottostanti. Dalle estremità delle braccia partono delle funi molto resistenti (ad alto modulo) che collegano il carosello con dei kite, ovvero degli aquiloni manovrabili che permettono di andare sia nella direzione del vento che contro vento come fanno le barche a vela.
Ogni kite di potenza cioè ogni profilo alare rigido è manovrato da una coppia di funi tramite un programma che risiede su un computer. Nella foto a fianco si vedono tre kite con due funi che ne controllano il movimento.

Nella foto marina si vede un kitesurfer che sta andando di bolina o al traverso cioè sta andando "controvento". Il kitegen sfrutta le stesse capacità delle barche o dei kitesurfisti di andare in tutte le direzioni tramite il vento.
Il software comanda i profili alari a compiere un movimento circolare che in tal modo fanno girare il carosello tramite la forza del vento. Il carosello, tramite un generatore di elettricità, produce molti megawatt di potenza paragonabile a quella prodotta da una media centrale nucleare o anche superiore.

A 500 metri di altitudine viaggiano venti molto costanti e molto più forti che a livello del suolo che permettono di generare potenze elettriche impensabili per i normali aerogeneratori eolici.
Il KiteGen può essere installato ovunque anche se la meteorologia e la scelta del sito sono senza dubbio parametri da tenere in massima considerazione e un sito ventoso è naturalmente più congeniale. In
particolare, il cielo italiano è attraversato da uno streamgeostrofico (nastro di vento) di alta quota che fa dell'Italia una regione particolarmente adatta all'istallazione del KiteGen.
Uno dei vantaggi di questo generatore risiede nell'andare a sfruttare il vento a quote alle quali soffia teso e costante. Per fare un esempio, ad un vento che soffi a terra alla velocità media europea, pari a 3 m/s,
corrisponde una velocità del vento di 9 m/s a mille metri di altezza, teso, costante e immune da turbolenze significative.
Le potenze in gioco sono della seguente rilevanza in base al diametro del carosello:

Diametro 100 m equivale ad un generatore da 0.5 MW
Diametro 200 m equivale ad un generatore da 5 MW
Diametro 300 m equivale ad un generatore da 18 MW
Diametro 1'000 m equivale ad un generatore da 500 MW
Diametro 1'260 m equivale ad un generatore da 1000 MW

Si noti la dipendenza cubica tra il diametro del carosello e la potenza generata. Tra 100 metri e 1000 metri di diametro della giostra vi è un rapporto pari a dieci mentre tra 0.5 megawat e 500 megawatt c'è un rapporto pari a mille: appunto, è una relazione cubica.
Le ore di vento all'anno sono molto alte e si stimano in 7000-8000 contro le 1700 degli impianti eolici italiani. Si tratta quindi di una fonte energetica non intermittente bensì costante. Così si può paragonare
direttamente il kitegen con una media centrale nucleare arrivando a dire che è sufficiente un carosello da 1260 metri di diametro per avere la stessa energia.

Mibile gen

Sopra si vede il camion in cui è installata l'attrezzatura per convertire l'energia del vento in elettricità e che comanda tramite due funi il kite di potenza che si vede nello sfondo della foto. Le funi servono sia per
trasmettere il moto del profilo alare che per controllarne il movimento.

L'immagine che segue è quella di una simulazione grafica dello STEM il prototipo di kitegen che dovrebbe fornire una potenza di alcuni megawatt.


STEM prototipo del Kitegen

ENEA: NUOVE FRONTIERE PER INDAGINI RADIOGRAFICHE, RIFLETTOGRAFICHE E RIPRODUZIONI IN 3D DELLE OPERE D'ARTE


di: Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

L’applicazione del procedimento brevettato può essere utilissimo nell’applicazione delle indagini radiografiche, riflettografiche e riproduzioni in 3D  delle oper d’arte.


 Crocifissione, Santa Maria in Vallicella, Roma. Riflettografia
IR del volto di Cristo


Mostra di Scipione Pulzone: la collaborazione scientifica dell’ENEA per le indagini radiografiche, riflettografiche e riproduzioni in 3D

Per l’allestimento della mostra “Scipione Pulzone (1540 ca. - 1598). Da Gaeta a Roma alle corti europee” la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, ha stipulato un accordo di collaborazione scientifica con l’ENEA per indagini diagnostiche che consentono di approfondire la conoscenza delle opere esposte e permettono la fruizione di opere inamovibili presso la sede dell’esposizione.
Il supporto tecnologico ed operativo dell’ENEA ha consentito di approfondire alcuni aspetti della tecnica pittorica di Pulzone, che fino ad oggi non erano stati ancora studiati con le attuali metodologie integrate di diagnostica conoscitiva.
Dodici dipinti sono stati sottoposti a indagini riflettografiche e otto di questi sono stati radiografati. Le indagini riflettografiche e radiografiche sono state estese anche ad altri dipinti per una maggiore conoscenza delle opere di Pulzone.
Tramite lo speciale Laser Scanner 3D i ricercatori ENEA hanno realizzato una scansione ad altissima risoluzione di due pale d’altare situate a Roma: l’Assunzione nella Cappella Bandini in San Silvestro al Quirinale e l’Assunzione della Vergine nella Cappella Solano della Vetera in Santa Caterina dei Funari. Con questa tecnologia, una volta ottenuta la scansione, è possibile riprodurre in 3D immagini con altissima risoluzione: in questo modo il pubblico della mostra può osservare anche i dettagli delle opere riprodotte nell’ambito del contesto architettonico in cui sono fisicamente situate.
Le attività dell’ENEA nel settore dei beni culturali e del patrimonio artistico derivano dalle attività di ricerca condotte nel settore energetico, le cui ricadute hanno trovato applicazioni anche in altri campi. Attualmente l’ENEA è impegnata in attività volte alla conoscenza, conservazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Paese, con specifiche competenze professionali e un approccio interdisciplinare, con attività che si svolgono sia nei laboratori che direttamente sul campo, a fianco di istituzioni nazionali e internazionali.

Le indagini radiografiche e riflettografiche IR:

La radiografia e la riflettografia a raggi infrarossi sono tecniche non invasive che permettono di rendere visibile quanto è presente sotto lo strato pittorico. Si è così in grado di leggere tutto ciò può trovarsi al di sotto del dipinto come lo vediamo ora.
Attraverso queste indagini condotte da due team di ricercatori del Centro di ricerche ENEA della Casaccia è stato così possibile avere informazioni dettagliate su supporti, abbozzi, disegni preparatori e stesure pittoriche, nonché valutare lo stato di conservazione delle opere indagate.
Relativamente ai supporti, si segnala l’impiego di una tela a tramatura complessa, generalmente indicata come tela di Fiandra, nel Ritratto di Martino V Colonna inginocchiato in San Giovanni in Laterano e nella Crocifissione in Santa Maria in Vallicella.
Per quanto concerne gli strati preparatori, le immagini radiografiche dei dipinti su tela e di quelli su tavola mostrano una serie di sottilissime linee chiare dovute alla levigatura di una prima stesura, verosimilmente a base di gesso, poi colmate dall’imprimitura ricca in pigmenti fortemente radiopachi, quali ad esempio la biacca.
I pentimenti sono estremamente rari, visto anche il frequente ricorso a formule stereotipe che il pittore ha derivato dalla ritrattistica ufficiale della metà del cinquecento. Il pentimento più significativo è stato evidenziato nel braccio sinistro di san Giuseppe della Sacra Famiglia, dove si nota un allargamento nel palmo e nel polso della mano.
Nelle immagini radiografiche questa cristallizzazione di formule è rivelata dalla predilezione di stesure cromatiche molto sottili, con cui il pittore conferisce alle opere un nitore e una pulizia particolari.
L’insieme dei risultati non ha rivelato underdrawing fine e dettagliato, sia nei ritratti, che in opere come Sacra Famiglia o nella Crocifissione della Vallicella dove pure sono presenti più personaggi: tracce di disegno sono presenti solo nei tratti anatomici e in qualche abito o panneggio dei diversi personaggi.

La scansione e la fruibilità in 3D di opere d’arte:

Le immagini in 3D della Cappella Bandini in San Silvestro al Quirinale e della Cappella Solano della Vetera in Santa Caterina dei Funari sono state ottenute con una tecnica di ripresa innovativa, basata sull’impiego di uno speciale radar ottico a colori sviluppato presso il Centro di ricerche ENEA di Frascati. Questo dispositivo è in grado di fornire immagini tridimensionali a colori con risoluzioni assai superiori a quelle dei dispositivi convenzionali.
Questa tecnologia - già applicata con successo per le scansioni ad alta risoluzione di capolavori come la Loggia di Amore e Psiche della villa Farnesina a Roma, della volta della Cappella Sistina e del Giudizio Universale - permette di scansionare grandi superfici di opere d’arte inamovibili e situate su pareti e soffitti ad altezze elevate, che possono essere ricostruite in digitale e riprodotte in 3D.
La finezza del dettaglio registrato nelle tre dimensioni spaziali è così elevata da consentire misure di particolari dell’ordine di frazioni di millimetro su pareti o volte senza alcun ausilio di ponteggio, in quanto la macchina è pienamente efficiente alla distanza di parecchi metri. In questo modo è possibile procedere all’analisi di dipinti o decorazioni altrimenti ispezionabili tradizionalmente solo con l’impiego di impalcature o macchine ingombranti necessarie per un esame ravvicinato. Ripetendo le acquisizioni a distanza di tempo, infine, posso essere monitorate a distanza anomalie caratteristiche dei dipinti murali come rigonfiamenti sub-millimetrici o lente variazioni di colore.
Per l’immediato futuro i ricercatori ENEA stanno valutando la possibilità di nuove applicazioni come ad esempio la creazione di musei virtuali contenenti immagini ad alta definizione, tridimensionali ed esplorabili o l’esecuzione di riproduzioni su scala reale o ridotta, tramite prototipazione rapida dei reperti.





venerdì 20 settembre 2013

“GEOMETRIZZAZIONE INVERSA: NEL SEGNO DI MAAT..."

LE ANTICHE CONOSCENZE. RITORNIAMO AL CONCETTO DELLA RISCOPERTA. LE "RISCOPERTE" DI DIEGO BARATONO, SONO FRUTTO DELLA SETE DI CONOSCENZA E DELLO STUDIO GRATUITO ED  APPASSIONATO DI UN VERO RICERCATORE ED ESPLORATORE. SOLO CHI ARRIVA A COMPENETRARE PROFONDAMENTE LA SAGGEZZA E LO STILE DI VITA DELLE ANTICHE CULTURE COME QUELLA EGIZIA, ARRIVANDO SIN QUASI ALLA SIMBIOSI, PUO' DAVVERO RITROVARE E CAPIRE LA CONOSCENZA PERDUTA CHE TUTTI INDISTINTAMENTE AMMIRIAMO, NELLE  ANTICHE VESTIGIA MAGICAMENTE IMMUNI ALLA CORROSIONE DEL TEMPO.  

BUONA LETTURA

MLR


“GEOMETRIZZAZIONE INVERSA: NEL SEGNO DI MAAT..."

di Diego Baratono

Maat: che cos’è…

“ … Maat è venuta per essere con te, ella si trova ovunque tu ti trovi… Munisciti di Maat o Creatore di tutto ciò che esiste, Creatore di ciò che è… Tu sorgi con Maat, tu vivi di Maat… Tu gioisci alla vista di tua figlia Maat… Ecco venire gli dei e le dee che sono con te recando Maat: essi sanno che tu vivi d’essa… I due emisferi terrestri giungono a te recando Maat per donarti tutta l’orbita del disco solare… Maat si unisce al tuo disco solare… Thoth ti dona Maat… Tu esisti poiché Maat esiste… Due volte stabile è Maat: ella è l’Unica e sei tu che l’hai creata… Tu solo la possiedi per sempre, eternamente… ”.[1] La commovente sequenza d’invocazioni alla dea Maat qui riportata, è utile per introdurre forse uno tra i concetti più importanti per il mondo dell’Egitto Antico. Per comprendere nell’essenza lo straordinario mondo che gli Egizi Antichi furono in grado di crearsi cinquemila anni fa, è d’obbligo, infatti, prendere in debita considerazione quanto è sotteso, quanto esprime e quanto circonda, alla lettera, quest’antichissima entità divina. La chiara percezione da parte dei primi pensatori dell’Egitto Antico dell’esistenza nel mondo in cui vivevano, di un assetto, di un ordine preciso responsabile del fluire più o meno regolare e ciclico degli eventi naturali cui assistevano ed erano soggetti, ha determinato la definizione di questa divinità. Maat, in effetti, è tutto ciò che informa e governa, anche qui alla lettera, la civiltà nilotica oltre che essere intesa quale forza garante dell’ordine cosmico. Le sono proprie profonde valenze simboliche e trascendenti certamente, ma al contempo s’intuisce possedere anche, se non soprattutto, significati immanenti, pratici. In sostanza Maat è sacra sì, ma è anche, più prosaicamente, ricca di prerogative volte al pratico, all’uso quotidiano. Si vedrà in quali termini. Intorno a questo concetto “universale” orbita tutta la vita del mondo faraonico. Maat è sinonimo di armonia, giustizia, verità, bellezza, correttezza morale, regolarità, è in altri termini tutto ciò che di buono la divinità suprema dona all’uomo egizio nel “Tep Zepi”, nel mitico “Primo Tempo”. Da questo momento in poi, secondo le credenze elaborate dagli intellettuali faraonici, sarà compito dell’unico legittimo sacerdote, ossia del Faraone, mantenere inalterata Maat nella sua integrità primigenia. L’impegnativo compito del Faraone era necessario poiché se non si fosse rispettata l’inderogabile condizione, tutto sarebbe precipitato nell’informe e terribile “Isfet”, l’opposto duale di Maat, ossia il Caos primevo. Mantenere inalterati simili delicati equilibri di forze era, come si può facilmente intuire, particolarmente faticoso per il monarca egizio. Era difficile riuscire a bilanciare costantemente bene e male, verità e menzogna, armonia e sproporzione, compensare Cosmo e Caos. La sensazione era che bastasse poco perché venissero meno i delicati parametri calibrati come si è già detto dalla divinità suprema nel “Tep Zepi”, per il regolare funzionamento della vita, intesa nel modo più estensivo possibile. Questo ingenerava una certa inquietudine tra il popolo nilotico. E’ anche facile capirne il motivo. Le genti che vivevano nella valle del Nilo per la loro sopravvivenza dipendevano quasi totalmente dal fiume stesso, dalla regolarità delle sue piene. Una piena mancata o un’esondazione eccessiva creavano, quindi, non pochi problemi. E’ di nuovo facile capire, che nel tentativo d’evitare simili inconvenienti il Faraone nella sua veste di sacerdote supremo, cercasse a tutti i costi di mantenere Maat inalterata. L’ordine pubblico e di conseguenza la “legge”, ad esempio, era una diretta conseguenza, misurabile, di tutto ciò. Era il risultato della riuscita o meno del regolare ed efficace mantenimento di Maat. Non è casuale, a proposito di “legge”, che sia proprio Maat ad intervenire, insieme al suo sposo Thoth nume tutelare della scrittura,[2] nella pratica della “psicostasia” o “Giudizio di Osiride”, ossia nella pesatura del cuore del defunto. Sottoforma di “piuma” posta come contrappeso su uno dei due piatti della bilancia divina, infatti, la dea consente di “misurare” la rettitudine del trapassato. Il suo cuore, e per estensione il defunto stesso, se più pesante della predetta piuma sarebbe stato annientato “per sempre”, quindi senza alcuna possibilità di “rinascere”, stritolato dalle fauci fameliche e terribili di Ammit, temuta divinità del castigo eterno.     



Un’osservazione particolarmente acuta dell’egittologo M. Pierret, come già rilevato anche dal de Rachewiltz, evidenzia che: “… Chi dice verità, dice conformità dell’idea col suo oggetto, il cui contrario è l’errore; conformità di ciò che si dice con ciò che si pensa, il cui contrario è la menzogna… La conformità si prova con la comparazione, così il vocabolo egiziano ha per determinativo e per ideogramma lo strumento tipo della comparazione e della misura: il cubito o regolo…”.[3] L’idea qui sviluppata introduce il concetto di “misurazione” legato a Maat e per diretta conseguenza i concetti di “geometria” e di “matematica”. Maat è la figlia prediletta di Ra, il Creatore supremo, che non può esistere senza di essa. Il Dio supremo, dunque, è direttamente connesso con le leggi matematiche e geometriche che consentono all’Universo di esistere. Del resto proprio le leggi in discorso, tecnicamente “limitano” in una certa misura l’onnipotenza di Ra. Anzi. Tutti gli dei rispettano rigorosamente queste leggi giacché proprio tutti gli dei “vivono di Maat”. Simile pensiero è profondamente radicato nel fertile (terreno culturale dell’Egitto Antico. Rende anche ben chiara la mentalità estremamente pragmatica delle genti che alimentavano queste riflessioni. Le forze della Natura, identificabili per metonimia con le varie divinità che agiscono nel ricco pantheon egizio, agiscono in conformità con l’armonia del Creato. Le divinità agiscono e interagiscono nella vita dell’uomo. Ecco allora che l’ordine sociale rispecchia, o deve rispecchiare, l’ordine cosmico ed ecco perché il Faraone è il garante di tale condizione. Violare Maat era violare leggi matematiche universali ed eterne. Su di una stele è scritto: “… io ho agito in Maat; io non ho provocato Asfet… (Isfet, N.d.A.)”.[4] Una “materializzazione” di queste idee inerenti a Maat, è identificabile in una forma geometrica precisa: è il rettangolo. In questo articolo prenderò in esame un particolare rettangolo. Si tratta di un rettangolo piuttosto allungato da cui emerge il capo piumato della dea.          

Un rettangolo simile, ma senza la testa piumata emergente, diventerà identificativo del cosiddetto “Lago della Verità” o “Lago di Fuoco”(?).



Questo lago diventa una sorta di simbolico purgatorio per i defunti, che in esso troveranno appunto la purificazione dalle colpe e dai peccati commessi in vita. Il lago in discorso in genere è sorvegliato da quattro babbuini o cinocefali, animali sacri a Thoth. E’ a questi che l’anima del defunto si rivolge per impetrare la necessaria e dovuta catarsi. Sposo e “fecondatore” di Maat, come si è detto più sopra, è Thoth, ossia la suprema entità divina della misurazione e della scrittura. Nel papiro matematico conosciuto come “Papiro Rhind”,[5] dal nome del proprietario, in realtà si tratta di due frammenti papiracei ora al British Museum catalogati con i numeri “BM 10057” e “BM 10058”, si può leggere che la misurazione è il: “…Metodo corretto di entrare nella natura, conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni segreto…”.[6] Questo indica che per gli Egizi Antichi la matematica, la geometria, e le loro applicazioni, insomma, generalizzando, tutte le discipline inerenti alla misurazione, sono scienze in prevalenza pratiche; certamente. Misurare è indispensabile per cercare di capire e quindi, in qualche modo, per tentare di “dominare”, piegando alle proprie esigenze, il mondo che circonda l’uomo nilotico. E’ grazie a questa sorta di dominazione, a questa capacità di “rilegare” gli eventi,[7] che l’ambiente generatosi sulle sponde del Nilo, immaginato percorso da potenti forze sconosciute, invero rese più governabili proprio grazie alla loro “misurazione”, consente alla civiltà faraonica di prosperare. Di riflesso, in una simile prospettiva, la “misurazione” si può intendere nondimeno anche, se non soprattutto, come scienza al servizio della teologia. Non si deve dimenticare, in effetti, che le categorie greche nell’Egitto Antico non esistevano ancora. Tutto si compenetrava: la scienza era religione, la religione era magia, magia era previsione, previsione era astronomia, e così di seguito. In sostanza la conoscenza della verità è possibile solo se esistono le corrette conoscenze matematiche e geometriche, le stesse che governano l’ordinamento cosmico. E’ stupefacente rilevare che dopo quasi tremila e seicento anni dalla compilazione del papiro matematico originale, “un certo” Galileo Galilei, ovvero il padre della Scienza moderna, affermi nel suo “Saggiatore”: “… Sig. Sarsi, la cosa non istà così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto…”

Maat, ovvero la “Geometria” in persona…

Per sommi capi questo è quanto si conosce di Maat. Si è già detto che nella rappresentazione geroglifica del nome Maat compare il segno caratteristico del “cubito”, ossia l’avambraccio umano piegato ad angolo retto.[8] Il cubito, o regolo, è cosa nota, era lo strumento utilizzato dagli Egizi Antichi nelle loro misurazioni. La funzione misuratoria implicita nel concetto di Maat è quindi ben evidenziata e certificata anche mediante la scrittura e Thoth assume un senso ben preciso nello scenario così tratteggiato. Il valore geometrico di Maat con le sue formidabili funzioni applicative pratiche quindi, era nella disponibilità delle genti che all’epoca abitavano la valle del Nilo. A differenza di altre divinità, nondimeno, Maat non possiede templi, non ha luoghi specifici, dove poter essere adorata. E’ sintomatico, questo, dell’estrema e pervasiva diffusione sia della dea sia di tutto ciò che rappresentava. Non solo. Si deve ricordare che tutti gli dei vivono di Maat, ovvero delle regole che la dea incarna. Adorando una divinità qualsiasi, invero per una semplice regola commutativa, in automatico si adorava anche Maat. Non si deve poi dimenticare che Maat, in ogni caso, aveva il suo culto quotidiano officiato dal Faraone nella sua funzione primaria di sacerdote assoluto. Tutti i giorni, infatti, il sovrano – sacerdote offre con il culto alla divinità suprema la statua della dea ornata dalla tipica piuma sul capo. Il Faraone nella preghiera quotidiana, dice: “… Io vengo a te, io sono Thoth e reco Maat a mani giunte…Tu sorgi con Maat, tu vivi di Maat, tu unisci le tue membra a Maat… Thoth ti dona Maat, con le sue mani poste sulle sue bellezze innanzi al tuo volto… Tu esisti poiché Maat esiste e, reciprocamente, ella penetra nella tua testa e si manifesta innanzi a te per l’eternità…”.[9] Si deve notare poi, che Maat intesa come semplice termine, come vocabolo compare in diverse lingue, dal copto al babilonese passando per il greco divenendo qui radice per vocaboli come mathema (mathema: scienza, disciplina) e le sue derivazioni mathematicos (mathematikòs: matematica), mathesis (mathesis: imparare, disciplina), metro (metro: misuro), metrema (metrema: la misura), metrios (metrios: misurato, di giusta misura) e così via. Eco di un’affinità con la voce Maat, si riverbera anche nel termine latino “materia”, inseribile nello stesso milieu del termine egizio. “Materia”, infatti, è ciò che è fisicamente tangibile e quindi misurabile…

Maat inversamente geometrizzata: una sorpresa… “misurabile”…

 Ulteriore conferma del potente valore geometrico sotteso, determinato e saldamente fissato dai “savants” faraonici forse da sempre al concetto di Maat si ritrova in questi pochi versi: “… I due emisferi terrestri giungono a te recando Maat per donarti tutta l’orbita del disco solare… Maat si unisce al tuo disco solare…”.[10] Non ci sono dubbi che qui si parli di figure geometriche ben precise. Non ci sono nemmeno dubbi sul fatto che si parli proprio del cerchio in relazione a Maat. Ora viene da chiedersi: perché nelle diverse raffigurazioni Maat non compare mai sottoforma di cerchio bensì spesso e volentieri di rettangolo o di piuma? La strana domanda può trovare risposta certa in un semplice ragionamento. Maat è stata creata dalla divinità suprema Ra che la considera la “figlia prediletta”. Ra è simbolicamente un cerchio. I testi espressamente dicono che Ra non può esistere senza Maat. “Geometrizzando” questi concetti, ossia trasformandoli in semplici figure geometriche, si può dire che Ra, ossia il cerchio, senza Maat, ossia il rettangolo, è inesistente, quindi inutile. In altri termini il cerchio da solo non basta per creare qualcosa. Occorre di più. Già, ma cosa? Il rettangolo? Soprattutto, di quale rettangolo si tratta e perché proprio quello e non altri? Gli Egizi Antichi oltre ad essere genti intensamente attaccate alla vita erano anche molto vivaci intellettualmente. Diversi studiosi, di questo “dettaglio” se ne sono accorti. Günter Dreyer ad esempio, afferma che per risolvere problemi di ordine pratico quali ad esempio l’organizzazione dei magazzini, l’elencazione dei beni offerti a qualche personaggio altolocato, i prodotti consegnati da chi li produceva a chi li richiedeva, si ricorreva a simboli che per associazione d’idee consentivano loro d’identificare appunto i prodotti ricevuti o consegnati, il loro luogo d’origine, il produttore e così via. Con il passare del tempo e l’aumentare delle necessità logistiche, anche il sistema passò a richiedere un sempre maggiore numero di termini diversi per le diverse necessità. Per soddisfare il crescente fabbisogno di questo genere d’esigenze computazionali, molto presto gli Egizi Antichi iniziarono ad utilizzare il concetto del “rebus”. Il principio consentiva di impiegare stessi segni per definire parole con stesso suono fonetico. Le combinazioni erano pressoché infinite. A questo proposito devo aggiungere un’osservazione personale che ritengo importante. Si tratta di questo: per capire fino in fondo la storia dell’Egitto Antico si deve più considerare quanto gli stessi Egizi hanno soltanto “suggerito”, piuttosto che tutta quella parte nota visibile ed esplicitamente mostrataci. Si badi che come al solito non parlo affatto di esoterismi o di strani “misterismi”, come ormai chi mi segue ben sa. Ad ogni modo, quanto interessa qui, è che il concetto di “rebus” sarà esteso, come è facile intuire dal momento che come sistema “funzionava”, anche ad altri ambiti. Non ultimo, è ovvio che il sistema si dilata coinvolgendo anche l’orizzonte della religione. I popoli della valle del Nilo, in ogni caso, ci hanno lasciato nel campo molto spesso fumoso della religione, le indicazioni corrette per avere una piccola risposta a un grande mistero. Allora, andiamo a scoprirla questa risposta. Le sorprese certo non mancheranno. Iniziamo analizzando attentamente la rappresentazione rettangolare, straordinaria nella sua semplicità estrema, che più sopra ho presentato. Partiamo ad esempio con l’osservare che il rettangolo in esame oltre ad essere piuttosto allungato presenta sulle spesse e irregolari linee di contorno che lo definiscono, strane macchiette bianche, quasi fossero spazi di colore scivolato via. Si vedrà che si tratta quasi di segnature, dei punti di “repere”, ossia di riferimento, per tracciare correttamente il rettangolo stesso. Probabilmente lo scriba, per fissare questi punti, ha utilizzato un colorante diverso rispetto a quello impiegato per tracciare le larghe ed all’apparenza irregolari linee perimetrali. L’inchiostro nero, evidentemente, non è riuscito a coprire le tracce di costruzione del disegno. E’ una cosa voluta? Ripeto, mi piace credere di sì. Il motivo? Presto detto, anzi, scritto… Lungo il lato maggiore di base si può notare, circa a metà, una sorta di puntino in bella vista. A tutta prima potrebbe sembrare un’involontaria macchia o gocciolatura d’inchiostro lasciata dall’incauto scriba. Non è così. Non è così perché, come si avrà modo di apprezzare, questo punto segna l’origine da cui incominciare per effettuare la “geometrizzazione inversa” del disegno. Ecco perché credo che i vari segni presenti lungo il tracciato del quadrilatero in discorso non siano affatto casuali. Ora però lasciamo parlare la sequenza d’immagini. Le parole qui non servono molto. Si devono soltanto seguire i tracciamenti delle linee guida… o provare personalmente a tracciarle. Nulla di più facile e divertente, seguitemi…




La prima linea da tracciare come si è detto ha la sua origine vincolata nel “punto” lasciato dallo scriba. Con quale verso però si deve tracciare questa linea? Proviamo a considerare come indicazione direzionale l’elemento di spicco del disegno, ossia la testa di Maat emergente dal rettangolo. Il capo in questione non è certo stato sistemato in quel punto casualmente, di questo vi è la certezza matematica, anzi, “geometrica” per dir così, già a priori. La dimostrazione a conferma di ciò diventa ancor più evidente eseguendo il tracciamento. La linea rossa tangente la crocchia dei capelli della dea interseca ovviamente il lato maggiore superiore del rettangolo. Non solo. La retta disegnata, infatti, curiosamente incrocia anche un punto ben contrassegnato della piuma. “Tecnicamente” questa linea ha quindi tre punti di riferimento che la “guidano”. Tracciamo ora una linea ortogonale al lato maggiore superiore partendo dall’intersezione ottenuta, che nell’immagine è la linea blu. Questa linea dà origine ad un altro rettangolo. Proporzionalmente più piccolo. Ora, banalmente ripetiamo l’operazione di tracciamento, utilizzando come punti guida l’intersezione superiore prima trovata, l’elemento discente dell’acconciatura dei capelli di Maat e la base del calamo della piuma. Il tracciamento trova sul lato maggiore di base del rettangolo un altro punto preciso.



In sostanza con questi punti individuati si possono tracciare due linee di costruzione. Nel disegno sono una rossa e l’altra nera. La linea blu segnala la stessa suddivisione simmetrica alla precedente, del rettangolo di Maat. E poi?




Tracciamo fisicamente entrambe le suddivisioni così ottenute. Il rettangolo di Maat assume ben altra fisionomia. Non è più “solo” uno strano rettangolo allungato diventa, bensì, una singolare composizione geometrica. Si tratta di due rettangoli in sezione aurea rispetto al modulo quadrato centrale che incorniciano. Cos’è questa strana configurazione di rettangoli e quadrato?



Una parte della risposta è ben nota. Si tratta di quanto il tedesco Karl Lepsius, padre dell’egittologia, trovò tracciato su pareti da affrescare solo in parte già intonacate, come linee guida per i pittori. Si conosce ancora molto poco, tuttavia, sulla modalità per ottenere questa spettacolare combinazione “a reticolo” tra rettangoli in sezione aurea e quadrati modulari. Spero che la ricostruzione di cui tratto in quest’articolo, consenta di definire finalmente la questione. Ad ogni modo, questo sistema reticolare a modulo quadrato ha preso e mantenuto il nome proprio dallo scopritore, appunto l’eminente egittologo alemanno dell’ottocento, diventando il cosiddetto “Canone Lepsius”. Ne è rigoroso esempio a conferma, l’immagine qui riportata.


La configurazione geometrica che compone il rettangolo di Maat inoltre, è senza dubbio la conferma primaria della correttezza della paleo geometria che ho individuato e ricostruito, anche in questo caso mediante una geometrizzazione inversa dell’altipiano di el – Giza, già diversi anni fa. Da me denominato “RA”, ossia “Reticolo Aureo”, questo straordinario sistema geometrico “dimenticato”, è fondato su un doppio cerchio e da una coppia di Esagrammi anch’essi isocentrici sebbene sfalsati di trenta gradi. La combinazione genera una griglia modulare composta proprio da quadrati incorniciati su due lati da rettangoli in “sezione aurea” rispetto ai quadrati stessi. Esattamente come nel “Canone Lepsius”. Esattamente come nel caso del rettangolo di Maat in esame.[11]     


Si tratta del sistema geometrico che Maat genera in Ra, secondo quanto è suggerito dal testo che si è riportato più sopra. Nella realtà, si combinano insieme un doppio cerchio isocentrico, simbolo geroglifico di Ra appunto, e un doppio sistema di Esagrammi incrociati tra loro con uno sfalsamento di trenta gradi. Vi è qui una totale, indiscutibile consonanza, una conformità assoluta tra quanto ho sin qui scoperto, rettangolo di Maat compreso, e quanto i testi noti riportano e “dicono”. C’è però ben di più. Anzi. C’è di meno: il cerchio di cui si è parlato, infatti, dov’è finito? Troviamolo, è di fondamentale importanza. Ripartiamo pertanto da quanto si ha a disposizione, ossia dal nostro rettangolo di Maat, il che non è poco. Innanzitutto è necessario trovare il centro del rettangolo stesso. L’impresa è difficile se si ragiona con il filtro, per dir così, “euclideo”. E’ meno complicato del previsto, invece, se utilizziamo come riferimenti le tracce lasciateci volutamente (?) dallo scriba che ha tracciato questo rettangolo. Si ribadisce che le regole geometriche fissate da Euclide non esistono ancora quando questo rettangolo è stato concepito. L’idea fa scorrere i brividi lungo la schiena…
Per questioni di spazio e di tempo e per non tediare oltre chi legge, salterò i passaggi che portano alla stupefacente figura conclusiva derivata dalla geometrizzazione inversa del rettangolo di Maat, ovvero, ma è la stessa cosa, dall’applicazione della paleo geometria “RA” alla predetta figura geometrica sacra. Cosa si può inferire però, analizzando l’immagine e la sua geometrizzazione inversa? In prima battuta si percepisce senza dubbio la straordinarietà dell’insieme ottenuto. E’ poco? E’ molto? Lascio ad altri il giudizio. In secondo luogo poi, fatte le dovute misurazioni si può rilevare che la somma della misura del lato di un quadrato più la misura del lato minore di un rettangolo corrisponde esattamente all’altezza, ossia al lato più corto del rettangolo composito di Maat analizzato secondo il criterio applicativo di “RA”. La bizzarra ancorché sacra figura geometrica analizzata non ha pertanto assolutamente un dimensionamento “casuale”, esattamente come per gli altri rettangoli rappresentati nelle opere degli Egizi Antichi. Si può inoltre affermare con certezza “misurata”, che il rettangolo rappresentazione di Maat è scomponibile in un modulo quadrato affiancato da due rettangoli in “sezione aurea” rispetto a esso. In conclusione, con la geometrizzazione inversa della figura simbolo di Maat qui presa in esame, si è potuto stabilire che gli Egizi Antichi per tracciare le loro creazioni, dai templi alla statuaria, dagli affreschi ai disegni su papiro, seguivano un criterio geometrico piuttosto preciso e strettamente vincolante che corrisponde in parte al già noto “Canone Lepsius” o “Teoria dei Quadrati”, completato però da un modulo rettangolare che noi oggi definiamo in “sezione aurea”. Il sistema geometrico composito in discorso, è derivabile unicamente dalla splendida geometria “RA”, un sistema geometrico che nasce da Maat in Ra: “… Maat si unisce al tuo disco solare…”. Si tratta di un sistema geometrico che trova fondamento in Ra ovvero nel doppio cerchio isocentrico, il creatore di tutte le cose. Ra, il creatore a cui si rivolge il Faraone invocando che: “…Maat si posi sul tuo capo erigendo sede sulla tua fronte… penetra nella tua testa e si manifesta innanzi a te…”. RA, il sistema geometrico che come credo si è ampiamente dimostrato, è dunque esistente. E’ una procedura geometrica esecutiva, pratica, certamente applicata in modo estensivo dagli Egizi Antichi nella realizzazione dei loro capolavori. Sono, queste, realizzazioni senza tempo, opere straordinarie che rispettano quei ferrei canoni, seguono quei dettami vincolanti, armonici ed eterni, forse divini, certamente stabiliti per l’uomo da una dea, da Maat…

                      
     


[1] L’invocazione a Maat qui riportata è tratta dal testo: “Egitto magico religioso” di Boris de Rachewiltz, La Spezia, 1989, pp. 47 – 48. 
[2] Thoth, signore della Luna viene rappresentato quale ibis o uomo dalla testa di ibis o come babbuino. Era considerato oltre che dio della magia (scienza applicata?) e patrono degli scribi, anche dio della misurazione del tempo e guardiano del calendario, signore della parola e del pensiero. Nel regno dei morti teneva il conto, registrandoli, dei peccati dei trapassati.
[3] In Boris de Rachewiltz, op. cit., p. 46.
[4] A. Varille, Dissertation sur une stele pharaonique, Cairo, 1946.
[5] I due frammenti risalgono al “Secondo Periodo Intermedio”, intorno al 1650 – 1550 a.C. Lo scriba che lo compilò di nome Ahmose, dichiara espressamente che il testo risale ad un periodo molto più antico, inquadrabile verso la fine del Medio Regno, intorno al 1994 – 1650 a.C.
[6] Alice Cartocci, La matematica degli Egizi, 2007, Firenze, p.9.
[7] S’intende qui, ad esempio: riuscire ad incanalare le acque del Nilo prevedendone le piene, conoscere il momento migliore per la semina e la raccolta, conoscere il modo migliore per mantenere prospere le varie greggi e così via.
[8] Nell’Egitto Antico, curiosamente, esistevano diverse misure per il cubito. Vi era il cubito “Meh”, che misurava circa 52.5 centimetri. come il cubito reale “Meh nesu”, che però potrebbe avere avuto quale misura effettiva, secondo i più che convincenti studi dell’architetto Marco Virginio Fiorini, 52.36 centimetri (Marco Virginio Fiorini, Nel cantiere della Grande Piramide. Gli architetti egizi svelati, 2012, Torino, p.52). Esisteva poi un piccolo cubito “Meh netches”, che s’aggirava intorno ai nostri 45 centimetri come registra il regolo rinvenuto nella tomba dell’architetto Kha, ora al Museo Egizio di Torino.  
[9] Boris de Rachelwitz, op. cit., p. 47 – 48.
[10] Boris de Rachelwitz, op. cit., p. 47.
[11] Per avere maggiori informazioni circa la paleo geometria “RA” che ho ricostruito, si rimanda al mio testo “Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi. L’Esagramma, ovvero le straordinarie geometrie dell’Acqua”, Genova, 2004.

CHI E' DIEGO BARATONO:

Diego Baratono originario di Agliè nel Canavese, nasce il 5 Gennaio del 1961 a Torino. Da trent’anni è ricercatore indipendente e libero pensatore. Le sue esplorazioni archeologiche sono incentrate sullo studio delle paleo-geometrie e degli antichi sistemi geometrici applicati alla topografia e alle architetture dei luoghi sacri. Partecipa come relatore, ormai da diversi anni, ad importanti manifestazioni culturali nazionali ed internazionali ed a numerose conferenze. Collabora con importanti riviste del settore a larga diffusione, pubblicando numerosi articoli. Ha partecipato a diverse ed importanti trasmissioni televisive quali TgLeonardo, Stargate, Voyager, Rebus. Nel 1998, parte delle sue ricerche sono inserite nel libro "Il segreto di Cheope", edito da Newton & Compton. Nel 2004 pubblica per la casa editrice ECIG di Genova, il fondamentale testo "Le Abbazie ed il Segreto delle Piramidi. L’Esagramma, ovvero le straordinarie Geometrie dell’Acqua". È dell’anno 2011 la pubblicazione in collaborazione con Claudio Piani, del testo "I segreti delle antiche carte geografiche. Simbologie mariane e cartografie per il Nuovo Mondo", di quest'anno l'ultima opera sempre con Claudio Piani: A.M.E.R.I.C.A. 1507, la Genesi del Nuovo Mondo edito da Liberfaber. Da alcuni anni collabora con l’Istituto Geografico Militare di Firenze, il “Comitato Amerigo Vespucci a Casa Sua” il Politecnico di Torino, l’Università d’Alessandria ed il C.N.R. di Milano.
SARA' PRESENTE COME RELATORE AL PROSSIMO SIMPOSIO INTERNAZIONALE DI SAN MARINO IL 12-13 OTTOBRE 2013: "14° Simposio Mondiale sulle Origini Perdute della Civiltà e gli Anacronismi Storico-Archeologicisul tema “OUT OF PLACE ARTIFACTS (OOPArts): RISCRIVERE LA STORIA UMANA” 
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