IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

martedì 29 novembre 2016

CRIOCONSERVAZIONE, RISVEGLIO E ...COSCIENZA


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

C'è chi ipotizza sia possibile essere 'conservati' alla morte fino alla scoperta di nuove cure, ma è una teoria che presenta limiti tecnici, medici e non ultimi etici. 

Crioconservazione post mortem :

Ma cos'è la "criogenesi", o meglio la crioconservazione post mortem. Per spiegarlo bisogna partire dall'ibernazione, che è una condizione biologica in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo, il battito cardiaco e la respirazione rallentano, il metabolismo si riduce e la temperatura corporea si abbassa. Negli animali la troviamo in forma di letargo o anche come ipotermia preventiva in medicina. Per non parlare di quanto il tema sia caro alla fantascienza. In medicina, e specialmente in chirurgia, si parla di ipotermia preventiva per l'abbassamento artificiale della temperatura corporea del paziente per ridurne i processi vitali durante particolari interventi chirurgici, tipo di cardiochirurgia e neurochirurgia e in alcuni pazienti che hanno subito ipossia cerebrale. Ma siamo ancora lontani dal punto di congelamento. Altro caso si ha con la conservazione di spermatozoi ed embrioni umani grazie all'azoto liquido, è detta crioconservazione, che non riesce però con parti più grandi del corpo a causa di motivi tecnici legati alla velocità di congelamento e scongelamento. Anche se alcune teorie ipotizzano la possibilità di ibernare un intero individuo prima della morte cerebrale in caso di coma irreversibile, oppure per evitare la morte a causa di un male incurabile, in attesa di future cure, restano ancora senza un riscontro scientifico. Dal punto di vista etico e legale quindi è possibile solo la crioconservazione di corpi morti, che cerca di sfruttare il lasso di tempo che passa dal blocco del battito cardiaco alla morte cerebrale, effettuando così il congelamento in modo da conservare intatte le strutture nervose. I sostenitori di questa tecnica credono che in futuro dovrebbe essere possibile sviluppare una tecnologia in grado di ripristinare completamente le funzioni vitali dei corpi ibernati. Il corpo, al momento del risveglio, tornerebbe come prima dell'ibernazione senza invecchiamento. Ma è una teoria che presenta molti limiti. Alla base c'è l'idea di 'prendere tempo' nella speranza quando si verrà scongelati esistano nuove tecnologie che permettano di rigenerare, sostituire e ristrutturare i tessuti vecchi e il corpo ormai sulla soglia della morte. Intanto l'ibernazione non è in grado di ringiovanire il corpo e quindi di allungarne la vita, ma ritarda solo l'invecchiamento non lo rallenta. I limiti della teoria si sovrappongono a quelli della tecnica.  Intanto non bisogna confondere il congelamento con la vetrificazione. In caso di congelamento si ha il limite delle 24 ore al primo scongelamento, ed è possibile una volta sola, pena la putrefazione al momento dello scongelamento a causa dei batteri dei tessuti che risultano rafforzati e più reattivi una volta scongelati. Gli stessi embrioni, congelati in azoto liquido a circa -197 °C, le temperature dette criogeniche, non sopravvivono più di 5 anni. Si presume quindi che gli stessi organi dentro il corpo in azoto liquido non possano durare anni o secoli: le cellule probabilmente degenerano per qualche reazione chimica di denaturazione delle proteine e di rottura della catene di DNA portando alla morte di quelle scongelate. Finora non si è mai tentato di riportare in vita un corpo ibernato. Tutti i corpi ibernati fino ad oggi appartenevano a persone legalmente morte a cui veniva vetrificato il corpo con l'azoto liquido a meno di 200 gradi sotto zero. L'ibernazione post mortem, come nel caso della ragazzina britannica, si basa sulla vetrificazione, un processo che crea una situazione in cui i liquidi corporei addizionati a sostanze antigelo si condensano e vetrificano senza cristallizzare e quindi senza danneggiare le pareti cellulari. Le cellule con la vetrificazione restano sospese e una volta scongelate risultano funzionali. In teoria la crioconservazione rallenterebbe l'invecchiamento, senza fermarlo, e, dopo lo scongelamento, non altererebbe i processi biologici dell'individuo. La crioconservazione post mortem presenta quindi alcuni limiti: la rottura delle membrane cellulari da parte dei cristalli di ghiaccio che dovessero formarsi; la formazione di rotture del corpo ibernato sottoposto alla tensione dei diversi tessuti che hanno coefficienti di dilatazione diversi; la difficoltà allo scongelamento contemporaneo di tutte le parti del corpo.Il primo punto è già quasi risolto grazie all'utilizzo di una una soluzione vetrificante che sostituita al sangue apporta antiossidanti e sostanze che impediscono la formazione di cristalli di ghiaccio. Si spera che le tecnologie che possano portare allo scongelamento del corpo e successivamente alla riparazione della parti danneggiate e corrotte siano sufficientemente potenti da poter operare sugli inevitabili danni ai tessuti nervosi e sulle cause della morte.

RIFLESSIONE:

Tutto questo può considerarsi avulso dal concetto di ANIMA-COSCIENZA? 
Dove si "rifugia" la nostra anima o coscienza nel frattempo?
Ammesso e non concesso che ci possa essere una sorta di "risveglio" dal crio-sonno, saremmo ancora "NOI" all'interno del nostro corpo...oppure...

MLR 

Da:


PER APPROFONDIMENTI:





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sabato 26 novembre 2016

DALLE TEORIE RIFIUTATE...ALLA DIAGNOSTICA PRECOCE E NON INVASIVA...



...UNA GRANDE SERATA ALL'INSEGNA DELLA RICERCA E DELLA "SCIENZA RESPINTA"

di Marco La Rosa

In concomitanza alla presentazione dell’ultimo lavoro di Marco La Rosa e Giorgio Pattera, risultato del costante impegno di ricercatori “scomodi”, è stato presentato nuovamente, con un notevole successo di pubblico, il BIOSCANNER® TRIMPROB TM , apparecchiatura sanitaria in dotazione al Dr.Pattera, che si avvale di una ultra-trentennale esperienza in ambito biologico. TRIMPROB è in grado di effettuare analisi diagnostiche sulle condizioni di assorbimento energetico di cellule, tessuti ed organi del corpo umano, consentendo una diagnostica "precoce" e non invasiva, del tutto innovativa e completamente affidabile. L'inventore del sistema, il Fisico Prof. Clarbruno Vedruccio, insieme alla fondamentale collaborazione della moglie Carla che lo ha affiancato fin dall'inizio, ha illustrato magistralmente tutti gli aspetti tecnici e pratici catalizzando l'attenzione del folto pubblico, ed insieme ad Dr. Pattera ha poi mostrato il BIOSCANNER  in funzione. 


BIOSCANNER® TRIMPROB TM

Prodotto dalla Galileo Avionica S.p.A., distribuito dalla TrimProbe S.p.A. (ambedue del Gruppo Finmeccanica) fino a gennaio 2008 su licenza di utilizzo  brevetto del dr. Clarbruno Vedruccio.

CARATTERISTICHE:

Il Bioscanner® TRIMprob  (Tissue Resonance Interaction Method probe) è un dispositivo diagnostico in possesso del marchio CE quale “sistema elettromedicale per la diagnostica non invasiva”; iscritto nel Repertorio dei Dispositivi Medici del Servizio Sanitario Nazionale. 


Il dispositivo consiste in una sonda che, emettendo un campo elettromagnetico di esigua potenza, effettua un’analisi non invasiva dei tessuti che consente di rilevare la presenza di stati patologici (tra cui di particolare importanza le formazioni tumorali), e in un ricevitore che, mediante un programma software dedicato, consente di visualizzare l’interazione della sonda emettitrice con i tessuti e di registrare i test effettuati. L’emissione elettromagnetica consiste nella generazione, con modalità peculiari, di tre frequenze in banda UHF (intorno a 460, 920 e 1350 MHz), ognuna delle quali è associata all’eventuale risposta generata da tessuti di tipologia differente; in particolare, il segnale sulla prima frequenza interagisce con le formazioni tumorali evidenziando sul display del sistema un abbassamento della riga spettrale.



CERTIFICAZIONI :






Risultati dei principali studi clinici col  Bioscanner ®  TRIMprob™   pubblicati:


DIFFUSIONE:

ITALIA:

Il TRIMprob  trova al momento consolidata applicazione per la prostata e per la vescica. Il test è attualmente effettuabile presso una cinquantina di centri pubblici e/o privati in varie regioni italiane.

 Una ventina di sistemi sono attualmente presenti in alcuni paesi esteri. Tra questi:

Francia, Belgio, Svezia,  Brasile, Malesia, Iran, Giappone, Turchia.

PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE:

Prodotto dalla Galileo Avionica S.p.A., distribuito dalla TRIMPROBE S.p.A. (ambedue del Gruppo Finmeccanica) fino a gennaio 2008 su licenza di utilizzo  brevetto del dr. Clarbruno Vedruccio.


Attualmente è in fase di organizzazione la nuova gestione.



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venerdì 25 novembre 2016

SCOPERTA "SEQUENZA ALIENA" DI DNA NEI PAZIENTI CON LEUCEMIA


Segnalato dal Dr. GIORGIO PATTERA (Biologo)

Uno studio dell'Università Studi di Milano e Ospedale Niguarda individua materiale genetico non umano, probabilmente virale o batterico, in metà dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta. E apre la strada a nuove possibili terapie.

LA LEUCEMIA mieloide acuta potrebbe avere un'origine virale o batterica. È la conclusione di uno studio tutto italiano pubblicato su Scientific Reports e completamente autofinanziato con il sostegno delle associazioni di volontariato. I ricercatori dell'Università degli Studi di Milano e gli ematologi dell'ospedale Niguarda hanno scoperto che c'è una correlazione tra la malattia e una porzione di Dna presente nelle cellule leucemiche che non è di tipo umano. Già in precedenza lo stesso gruppo di ricerca aveva notato che nelle cellule tumorali veniva sovra espressa una determinata proteina, denominata WNT10B. “Siamo andati a ritroso e ci siamo chiesti chi impartisse questo ordine in grado di attivare un loop auto-proliferativo senza interruzione" raccontano Alessandro Beghini e Roberto Cairoli. Analizzando quindi 125 pazienti trattati al Niguarda hanno così individuato, nel 56% delle leucemie mieloidi acute, una sequenza di Dna che sicuramente non è di origine umana. Per individuare la giusta variante dell'oncogene WNT10B i ricercatori hanno usato tecniche di biologia molecolare molto avanzate e usate in pochi centri nel mondo. Ma è grazie a tecnologie meno avanzate che hanno individuato "l'intruso". "Ha giocato un ruolo fondamentale l'uso di sequenziatori automatici diciamo un po' vintage — svelano Cairoli e Beghini — e non completamente al passo con le più moderne tecnologie. E questa è stata la nostra fortuna perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico senza analizzarle”. Si tratta di una scoperta che apre nuove strade di ricerca volte a risalire alla specie a cui appartiene questa sequenza di Dna e ai meccanismi che hanno portato all'incorporazione in cellule umane. Ma le ricadute possono rivelarsi decisive sul piano terapeutico perchè di fatto si è scoperto un nuovo target per le terapie a bersaglio molecolare. Una buona notizia per i pazienti affetti da una malattia che ha un'incidenza di 2000 nuovi casi l'anno, colpendo prevalentemente gli uomini di età superiore ai 60 anni.

Da:

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martedì 22 novembre 2016

SPECCHIO...SPECCHIO...



SEGNALATO DA GABRIELE MORA

L'ENIGMA DEGLI SPECCHI CONCAVI: GLI SPECCHI DI KOZYREV E LA "MACCHINA DEL TEMPO" DI VIKTOR BULAEV.


“Da millenni gli specchi sono considerati “finestre” aperte sull’Altro Mondo, popolato dalle anime dei defunti e dalle entità...  Appresi sin dall’infanzia che la rottura di uno specchio presagiva sfortuna, e se qualcuno moriva, tutti gli specchi della casa  dovevano essere coperti... tuttavia, la divinazione con due specchi messi uno di fronte all’altro che formano un corridoio infinito, e  due candele accese, nelle campagne russe è da sempre  considerata tanto significativa quanto pericolosa (c’era chi sveniva per eccesso di paura o a causa di quello che vedeva nel corridoio di specchi). Anche gli specchi concavi spesso erano usati per scopi magici, i maghi credevano che tale forma aiutasse a raccogliere la “luce astrale”. L’uso magico degli specchi concavi è stato provato dai numerosi ritrovamenti  in molte culture antiche di tutto il mondo.

Che cosa sono gli specchi concavi?

Sono antenne che ricevono e trasmettono, basta vedere le moderne antenne paraboliche. Caratteristiche simili anche dei cosiddetti “specchi di Kozyrev”, eminente scienziato, una delle menti più brillanti del XX secolo.All'inizio degli anni 90' questi specchi furono sperimentati nel corso degli studi sui fenomeni ESP presso l'istituto della Medicina Sperimentale dell'Accademia delle Scienze della Siberia (Novosibirsk). L'equipe dei ricercatori fu guidata dell'accademico Kaznacheev. Le persone messe dentro queste spirali cilindriche sperimentavano vari stadi di coscienza alterata quale uscita dal corpo, contatti telepatici, telecinesi, oppure vedevano degli avvenimenti accaduti molto tempo prima. Gli studi però, furono interrotti per motivi di sicurezza, dato che si verificarono dei fenomeni a cui era difficile dare una spiegazione. Secondo le teorie di Kozyrev, dentro queste camere (si usavano la camere con 2 o 3 specchi concavi) il tempo diventava più "denso" amplificando ma allo stesso tempo rallentando le bio-energie e le psico- energie delle persone oggetto di esperimento. Secondo lo scienziato ciò dimostra l'esistenza dei campi informazionali  e della risonanza morfica, cioè la possibilità di ricevere l'informazione al di là del tempo  e dello spazio. C'è da dire che in tutti i casi si era trattato del sistema «uomo-specchio», e lo specchio di Kozirev conferiva alle persone poteri quasi magici. Le donne risultarono chiaramente più ricettive alle energie sottili, come pure le persone più preparate (anche spiritualmente)  ottenevamo maggiori risultati…”



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sabato 19 novembre 2016

RADIAZIONI E PREVENZIONE FARMACOLOGICA DEI TUMORI



Del Dr. GIUSEPPE DI BELLA

Premessa:

"Inquinamento atmosferico radioattivo e prevenzione farmacologica dei tumori"

Entro i primi mesi del prossimo anno dovrei poter pubblicare un libro sulla prevenzione farmacologica dei tumori essenzialmente con componenti del Metodo Di Bella. La maggior parte dei componenti della prevenzione, non solo sono particolarmente attivi, ma rappresentano l’unica reale possibilità di poter almeno contenere l’altissimo rischio cancerogeno e degenerativo delle radiazioni ionizzanti da inquinamento radioattivo.  Mentre è nota, discussa, l’induzione cancerogena per inquinamento ambientale dei più noti agenti tossici, come polveri sottili, metalli pesanti, particolato, diossina ecc…per motivi politici è stata nascosta alla gente la  più grave e globalmente diffusa causa dell’aumento dei tumori: il netto superamento dei  livelli tollerabili di radioattività atmosferica ambientale. Questo è causato dall’indiscriminato e diffuso uso bellico di grandi quantitativi di uranio impoverito in Serbia, nel Kosovo, in Medio Oriente, soprattutto in Iraq, Afganistan, Somalia, e nei poligoni militari di tutti i paesi. Le radiazioni ionizzanti, mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di sviluppo di malattie neoplastiche e degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali. Ritengo pertanto utile informarvi sulle ripercussioni in ambito sanitario dei più  recenti eventi bellici che hanno contribuito a innalzare la radioattività atmosferica globale.

Cordialmente

Baghdad:

dal sito dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti) un documento che chiarisce gli effetti dei cosiddetti "bombardamenti chirurgici" sull'intera popolazione terrestre.

http://www.metododibella.org/files/2016/11/pages/bagdad.pdf

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sabato 12 novembre 2016

"IL PRINCIPIO DELL'IMMORTALITA' ": L'INVECCHIAMENTO E' REVERSIBILE ?


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Uno studio dimostra definitivamente che l’Invecchiamento è reversibile.

Un gruppo di scienziati francesi è riuscito a ripristinare le funzioni originarie di cellule prelevate da pazienti ultracentenari, riprogrammandole e riportandole allo stadio di cellule staminali: è la dimostrazione che il processo di invecchiamento si può di fatto invertire.

La ricerca sulla possibilità di rimuovere i segni lasciati dall’invecchiamento cellulare, pubblicata il 1 Novembre 2011 sulla rivista Genes & Development, “apre ad una nuova era della medicina rigenerativa,” dichiara Jean Marc Lemaitre, che ha diretto lo studio all’Istituto di Genomica Funzionale dell’Università di Montpellier. Lo studio ha contribuito al raggiungimento di un altro importante traguardo: “una migliore comprensione dell’invecchiamento e dei possibili correttivi ai suoi aspetti patologici,” fanno eco all’Istituto Nazionale Francese della Salute. Oggi, a quattro anni di distanza, gli esperimenti proseguono spediti verso le prime applicazioni pratiche: studi in corso riguardano campi come la cura del cancro (Febbraio 2014) e la dermatologia (Novembre 2014).

Lo Studio:

Vecchie cellule prelevate da pazienti ultracentenari sono state riprogrammate per ritornare ad essere cellule staminali pluripotenti indotte (IPS) che hanno in tutto e per tutto le caratteristiche delle cellule embrionali: possono differenziarsi in ogni altro tipo di cellula e diventare neuroni, tessuto epiteliale ecc) dopo questa speciale cura di “ringiovanimento”. La prima fase è stata quella di moltiplicare dei fibroblasti da un donatore di 74 anni perchè raggiungessero lo stato di senescenza cellulare, cioè lo stato nel quale la cellula smette di proliferare. Successivamente, il gruppo ha aggiunto altri due fattori genetici alla classica preparazione con la quale gli esperimenti venivano condotti dal 2007. (OCT4, una proteina coinvolta nell’autorinnovamento delle cellule, SOX2, un fattore di trascrizione, Myc, KLF4 C, NANOG e LIN28). Attraverso questo nuovo “cocktail” di 6 ingredienti, le cellule sono tornate “bambine” senza più alcuna traccia del passato. I markers dell’invecchiamento sono stati del tutto cancellati dalle cellule, e le staminali ottenute hanno riguadagnato tutte le loro capacità di riprodursi. Il processo è stato ripetuto più volte per ottenere la certezza dei risultati: cellule prelevate da pazienti di 92, 94, 96 e 101 anni hanno prodotto lo stesso identico successo. “L’età non è un ostacolo alla riprogrammazione cellulare,” ha concluso Lemaitre. L’importanza straordinaria di questo studio porterà nell’immediato molti sviluppi nella cura di organi e tessuti danneggiati, nell’attesa che possa essere ampliato per portare a risultati più generali sul nostro organismo.

Da:

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lunedì 7 novembre 2016

CO2 ED EFFETTO SERRA...TUTTI PARLANO E ALLA FINE...I DATI NON CONCORDANO !


CO2 record in atmosfera: "Siamo in una nuova era del clima"

Le registrazioni dell'Organizzazione mondiale della meteorologia certificano che nel 2015 è stata varcata stabilmente la soglia delle 400 parti per milione
GINEVRA - Appena il tempo di registrare il nuovo triste record che farà del 2016 l'anno più caldo di sempre e dal fronte del cambiamento climatico arriva un nuovo allarmante primato. In base ai dati diffusi oggi dall'Omm (Wmo), l'organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell'umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione.


Acordon, record C02: ''Preoccupa soprattutto la velocità dell'aumento''

Se è vero che la nuova soglia è stata abbattuta anche grazie alla complicità di un evento metereologico specifico come El Niño, il Greenhouse Gas Bulletin emesso dall'Omm avverte che "l'evento di El Niño è scomparso, ma i cambiamenti climatici restano" e i nuovi rilevamenti sulla CO2 segnano "l'inizio di una nuova era della realtà climatica". I livelli di anidride carbonica avevano infatti precedentemente già raggiunto la soglia dei 400 ppm per alcuni mesi dell'anno e in certi luoghi, ma mai prima d'ora su una base media globale per l'intero anno, spiega l'Omm, precisando che le concentrazioni di CO2 resteranno al di sopra di 400 ppm per l'intero 2016 e non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni.
Per quanto la macchina per cercare di ridurre la quantità di gas serra che emettiamo in atmosfera si sia finalmente messa in moto in maniera più decisa rispetto alla colpevole inerzia degli anni passati, aspettarsi risultati diversi da quelli certificati dall'organizazione delle Nazioni Unite sarebbe stato illusiorio. Per vedere gli effetti benefici dei passi da gigante compiuti dalle tecnologie green, dalla corsa agli investimenti nell'energia rinnovabili e degli accordi internazionali quali quello di Parigi bisognerà ancora aspettare degli anni.  Il segretario generale dell'Omm, Petteri Taalas, presentando il nuovo studio ha elogiato la recente intesa raggiunta a Kigali per modificare il Protocollo di Montreal ed eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi, potenti gas serra, "ma - ha ricordato - il vero elefante nella stanza è l'anidride carbonica che rimane nell'atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emissioni di CO2 non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2 grandi centigradi rispetto al livello dell'era pre-industriale".

Da:


 Cambiamenti climatici, livello di CO2 nel 2100 come 35 milioni di anni fa

Ad una sola settimana di distanza rispetto alla pubblicazione di uno studio canadese che modellava il cambiamento climatico fino all’anno 3000 utilizzando modelli computerizzati, una ricerca USA ha invece indagato i livelli di anidride carbonica in atmosfera fino al 2100, paragonando però il nostro clima con quello del passato,  per la precisione con il clima terrestre di 35 milioni – 100 milioni di anni fa.
L’entità dei cambiamenti climatici durante il passato remoto della Terra suggerisce che le temperature future potrebbero aumentare di gran lunga più del previsto dai modelli attuali, se l’uomo continuerà a immettere gas a effetto serra al ritmo attuale. E’ quanto conclude una nuova analisi. Lo studio, svolto dallo scienziato del National Center for Atmospheric Research (NCAR) Jeffrey Kiehl, apparirà nel numero di questa settimana della rivista Science. Sulla base di recenti ricerche, lo studio esamina la relazione tra temperature globali e elevati livelli di anidride carbonica in atmosfera decine di milioni di anni fa. Ed avverte che, se le emissioni di anidride carbonica dovessero continuare al ritmo attuale fino alla fine di questo secolo, le concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra raggiungerebbero livelli che  esistevano tra 30 e 100 milioni di anni fa circa, quando la temperatura globale media era di circa 16 gradi Centigradi al di sopra dei livelli pre-industriali. Kiehl ha detto che le temperature globali potrebbero aumentare gradualmente nel corso dei secoli o millenni successivi in risposta all’immissione di biossido di carbonio (anidride carbonica). Elevati livelli di gas serra possono rimanere nell’atmosfera per decine di migliaia di anni, in base a recenti studi effettuati con modelli computerizzati che lo stesso studio cita (ad esempio questo). Lo studio indica inoltre che il sistema climatico del pianeta, su lunghi periodi di tempo, potrebbe essere almeno due volte più sensibile alla CO2 rispetto a quelli attualmente previsti nei modelli computerizzati, che sono generalmente concentrati sulle tendenze del riscaldamento a breve termine. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che i modelli informatici – anche sofisticati – non sono stati ancora in grado di integrare processi fondamentali, come la perdita delle calotte polari, che si svolgono nel corso dei secoli o millenni e che amplificano gli effetti del riscaldamento da parte dell’anidride carbonica. “Se non cominciamo seriamente a lavorare ad una riduzione delle emissioni di CO2, metteremo il nostro pianeta su una traiettoria che la specie umana non ha mai vissuto”, dice Kiehl, uno scienziato del clima che si è specializzato nello studio globale del clima nel passato geologico della Terra. “Noi condanneremo la civiltà umana a vivere in un mondo diverso per molte generazioni a venire.” L’articolo riunisce i risultati di recenti studi che guardano a vari aspetti del sistema climatico, e vi aggiunge un approccio matematico sviluppato dallo stesso Kiehl per stimare la temperatura media globale nel lontano passato. La risposta del sistema climatico ottenuta da questo modello è in accordo con precedenti studi sull’effetto di  elevati livelli di biossido di carbonio in atmosfera. Il lavoro è stato finanziato dalla National Science Foundation, sponsor del NCAR.

Imparare dal passato della Terra

Kiehl ha incentrato il lavoro su una domanda fondamentale: quando è stata l’ultima volta che l’atmosfera terrestre conteneva il biossido di carbonio ai livelli che raggiungeremo entro la fine di questo secolo? Se le società continueranno a usare combustibili fossili al ritmo attuale, i livelli atmosferici di biossido di carbonio si prevede che raggiungeranno circa 900-1.000 parti per milione entro la fine di questo secolo. Attualmente siamo a livelli di circa 390 parti per milione, mentre i livelli pre-industriali erano di circa 280 parti per milione.

Dal momento che l’anidride carbonica è un gas serra che intrappola il calore nell’atmosfera terrestre, è fondamentale per la regolazione del clima terrestre. Senza l’anidride carbonica, il pianeta gelerebbe. Ma se  i livelli atmosferici del gas aumentano, cosa che è già avvenuta nel passato geologico, le temperature globali aumenteranno drammaticamente, con la conseguente immissione di gas a effetto serra aggiuntivi, come il vapore acqueo e il metano, che entrano nell’atmosfera attraverso i processi relativi a evaporazione e scongelamento. Questo porta ad un ulteriore riscaldamento. Kiehl ha usato i dati di una recente sulla ricerca che, analizzando le strutture molecolari in materiali organici fossili, mostrava che i livelli di biossido di carbonio hanno probabilmente raggiunto 900-1.000 parti per milione circa 35 milioni di anni fa. A quel tempo, le temperature sul pianeta erano sensibilmente più calde rispetto ad oggi, soprattutto nelle regioni polari, anche se la produzione di energia del Sole era leggermente più debole. Gli alti livelli di biossido di carbonio nell’atmosfera teneva i tropici a circa 5-10 °C al di sopra temperature attuali. Le regioni polari avevano temperature medie circa 15-20 °C al di sopra delle temperature attuali. Kiehl ha applicato formule matematiche per calcolare che la temperatura media annua della Terra 30-40 milioni di anni fa era in media di 31 °C, notevolmente superiore rispetto alla temperatura pre-industriale media di circa (15 ° C).

Modelli climatici sbagliano… per difetto?

Lo studio ha anche scoperto che il biossido di carbonio può avere un effetto sulla temperatura globale almeno doppio rispetto a quanto attualmente previsto dai modelli numerici del clima globale. I modelli computerizzati più usati nel mondo accademico in generale prevedono che un raddoppio di anidride carbonica nell’atmosfera avrebbe un impatto riscaldamento nell’intervallo di 0,5-1,0 [°C per Watt per metro quadrato] (quest’ultimo valore è una misura della sensibilità del clima terrestre ai cambiamenti di gas a effetto serra che i climatologi spesso usano). Tuttavia, i dati pubblicati mostrano che l’impatto dell’anidride carbonica 35 milioni di anni fa era molto superiore, circa 2 °C per Watt per metro quadrato. I modelli numerici attuali catturano con successo gli effetti a breve termine dell’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera. Ma i dati del passato geologico della Terra registrano anche gli effetti a lungo termine, che fanno la differenza nei risultati. L’eventuale fusione delle calotte di ghiaccio ai poli, per esempio, porta ad un ulteriore riscaldamento, perché espone superfici scure di terra o di acqua, che assorbono più calore rispetto agli strati di ghiaccio. “Questa analisi dimostra che su scale di tempo più grandi il nostro pianeta può essere molto più sensibile ai gas serra di quanto pensassimo”, dice Kiehl. I climatologi stanno aggiungendo nei modelli nuovi parametri che considerano anche l’effetto dello scioglimento delle calotte polari e fattori aggiuntivi. Quando questi miglioramenti nei modelli climatici arriveranno nel prossimo futuro,  Kiehl ritiene che le previsioni dei modelli computerizzati e i dati paleoclimatici si avvicineranno, dimostrando che l’impatto dell’anidride carbonica sul clima nel corso del tempo sarà probabilmente molto più rilevante rispetto a quanto previsto da numerose recenti ricerche. Poiché l’anidride carbonica è pompata in atmosfera ad un tasso che non è mai stato sperimentato, Kiehl non ha potuto stimare quanto tempo ci vorrà perché il pianeta si riscaldi “a regime”. Tuttavia, un rapido riscaldamento renderebbe particolarmente difficile alle società e gli ecosistemi di adattarsi, aggiunge. Se le emissioni continueranno sulla loro traiettoria attuale, “la specie umana e degli ecosistemi globali andranno incontro ad una situazione climatica mai sperimentata prima nella storia umana”, si legge nel documento.


 L’effetto serra al tempo dei dinosauri

Il gruppo di ricerca, guidato da Gregory Price dell’Università di Plymouth, e dalla Dr Elizabeth Nunn, dell’Università di Mainz, ha scoperto analizzando i fossili di carbonato marino, che circa 137 milioni di anni fa, durante un periodo in cui i dinosauri camminavano sulla Terra, la temperatura media oceanica delle isole Svalbard scese da 13 a circa 4 gradi centigradi, malgrado gli alti livelli di CO2 presenti in atmosfera nello stesso periodo che era circa 1500 ppm.

La ricerca pubblicata su Geology1 sembra contraddire l’ipotesi che correla gli alti livelli di anidride carbonica (CO2) registrati nel Cretaceo con la riduzione delle calotte polari.

Durante un certo periodo nel passato geologico, il pianeta è stato dominato dall’effetto serra con elevati livelli di CO2 e temperature elevate nelle regioni polari questo è visto come analogo del clima globale del futuro. Ma questa ricerca suggerisce che per brevi periodi di tempo la terra ritornò a temperature più basse, Questo pone questioni interessanti su come i dinosauri si siano più o meno adattati, ma anche sulla natura del cambiamento climatico stesso. La diffusione dei dinosauri e una serie di altri dati indicano che il cretaceo era considerevolmente più caldo di ora ed era caratterizzato da un alta concentrazione di CO2 nell’atmosfera. Ma per un periodo di poche centinaia o poche migliaia di anni, la temperatura degli oceani (alle Svalbard) si è abbassata da una media di 13 gradi a una compresa tra gli 8 e i 4 gradi centigradi.

Nonostante l’episodio di raffreddamento nelle zone polari fu geologicamente breve, questo è potenzialmente in contrasto con l’alta concentrazione di CO2 presente nell’atmosfera del pianeta durante lo stesso periodo. I nostri dati dimostrano la variabilità del clima nel lungo periodo

Al tempo dei dinosauri la terra era molto diversa, l’albedo era diversa c’erano meno ghiacci ecc e i dati paleoclimatici più sono remoti e più sono dominati dalle incertezze, inoltre il periodo era caratterizzato da una fortissima attività vulcanica. E’ plausibile che le ceneri in stratosfera abbiano schermato la radiazione solare, facendo precipitare le temperature, una delle grandi estinzioni di massa che ha conosciuto la terra sembra proprio sia legata ad una super attività vulcanica. In modo particolare nel permiano triassico con l’estinzione del 96% dei generi marini. Le ipotesi sulle cause di questa grande estinzione di massa sono varie ma fu probabilmente qualche sostanza tossica che finì in acqua in quantità enormi ed in brevissimi tempi.

Non ho idea di cosa abbia buttato giù così le temperature nel cretaceo, certo che la forzante che ha agito era enorme perchè la concentrazione atmosferica di CO2 era di 1500 ppm.

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