IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

giovedì 30 marzo 2017

LA VITA SINTETICA


A un passo dal primo Dna sintetico: costruiti 6 cromosomi dal lievito del pane

Il primo genoma sintetico è ormai vicinissimo: un Dna interamente progettato e costruito dall'uomo non è più fantascienza, ma una realtà che promette di trasformare in modo radicale il futuro della biologia. Ormai è solo questione di tempo: utilizzando gli stessi 'ingredienti' della natura e uno speciale software chiamato BioStudio, sono stati costruiti cinque cromosomi del comune lievito del pane Saccharomyces cerevisiae, che si aggiungono a quello ottenuto nel 2014. I cromosomi sintetici del lievito sono quindi sei e costituiscono oltre un terzo dei 16 cromosomi complessivi di questo organismo. Ai cinque nuovi cromosomi sintetici (chiamati synII, synV, synVI, synX, e synXII) e alle prospettive che si aprono nella biologia sintetica la rivista Science dedica nove articoli. Di questi, sette si devono al progetto internazionale Genoma Sintetico del Lievito, indicato con la sigla Sc2.0, lo stesso che aveva ottenuto il primo cromosoma. Il lievito del pane conferma così la sua tradizione di apripista nella storia della genetica, considerando che nel 1996 è stato il primo organismo con le cellule dotate di nucleo (eucariota) di cui è stata ottenuta la mappa del Dna. Ora il progetto intende costruire la versione sintetica degli altri dieci cromosomi del lievito e ottenere così il primo genoma sintetico mai realizzato. A soli sei anni dal primo successo eclatante, con la costruzione della prima cellula sintetica da parte del pioniere di questo campo di ricerca, Craig Venter, la biologia sintetica si avvicina a un altro traguardo fondamentale. Quando il genoma del lievito sarà completo la ricerca avrà a disposizione un organismo che ha molto in comune con l'uomo, ha osservato il genetista Edoardo Boncinelli: "tra il lievito e noi esseri umani - ha rilevato - c'è un'incredibile comunanza, anche se le dimensioni sono molto diverse". i meccanismi che controllano le cellule del lievito sono infatti gli stessi che controllano l'espressione dei geni nelle cellule dei mammiferi, ha osservato anche il genetista Stefano Gustincich, direttore del Laboratorio di Neurogenomica dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Si avvicina anche la realizzazione del sogno di Venter, che nel 2016 aveva ottenuto il primo Dna con i geni indispensabili alla sopravvivenza: una sorta di mattoncino Lego della biologia da assemblare in tanti modi diversi per svolgere funzioni diverse, come produrre biocarburanti o farmaci.

da:
COS’ E’ LA VITA SINTETICA?

“Per vita sintetica (dall'inglese synthetic life), si definisce una forma di vita generata da un processo di manifattura o sintesi. Tuttavia, ufficialmente non c'è pieno accordo sulla esistenza di forme di vita simili. Il 31 maggio 2007 fu depositato presso il US patent & trademark Office il brevetto numero 20070122826, intitolato "Minimal bacterial genome" Questo brevetto si riferisce ad un organismo di 381 geni, ottenuto costruendo un cromosoma sintetico, usando sostanze chimiche presenti in laboratorio. Questo microorganismo è stato ribattezzato "Syntia". Il brevetto è detenuto dal J. Craig Venter Institute di J. Craig Venter, lo scienziato che guidò il progetto concorrente al progetto Genoma. Si è partiti dal Mycoplasma genitalium che contiene 482 geni (ed è quindi il più piccolo genoma presente in natura) e sono stati rimossi sistematicamente alcuni geni, fino ad arrivare al numero di geni minimo per garantire a una cellula la possibilità di vivere e riprodursi in laboratorio. Per individuare i geni non essenziali è stato utilizzata la mutagenesi traspositiva, che consiste nell'inserimento casuale di trasposoni (si definiscono trasposoni alcuni elementi genetici presenti nei genomi di procarioti ed eucarioti, capaci di spostarsi da una posizione all'altra del genoma) nel genoma di Mycoplasma genitalium. Le cellule sono poi fatte crescere e il DNA viene estratto e sequenziato, per individuare in quali regioni genomiche si è inserito il trasposone. Poiché l'inserimento del trasposone in una sequenza genica interferisce con la sua funzione, i batteri in grado di sopravvivere hanno subito un'inserzione in una sequenza che può essere considerate non essenziale. Questo approccio ha permesso di isolare 381 geni indispensabili alla vita. Questo studio è chiamato Minimal Genome Project”. Il J. Craig Venter Institute ha quindi sintetizzato artificialmente, il Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0 partendo da una sequenza nucleotidica creata in laboratorio di M. mycoides inserita in un Mycoplasma capricolum a cui era stato eliminato il genoma. Allo stato attuale il batterio artificiale Mycoplasma laboratorium, non è stato ancora sintetizzato. Nel 2010 Craig Venter et al. hanno pubblicato un articolo su Science (http://science.sciencemag.org/content/329/5987/52.full) in cui annunciano di avere costruito in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un DNA sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente.




PER APPROFONDIMENTI:






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" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
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martedì 28 marzo 2017

DNA, CREAZIONISMO "NON RELIGIOSO" E IMPLICAZIONI SCIENTIFICO - RELIGIOSE


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)
1)
'Gli alieni potrebbero aver programmato il nostro DNA'
Due scienziati del Kazakistan hanno individuati la ripetizione del numero 37 nel codice genetico e non credono si tratti di un processo naturale.

Chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui? Sono le classiche domande che qualcuno si pone costantemente cercando di dare un senso alla propria esistenza. Nei ritmi frenetici della nostra società purtroppo, poche sono le persone che realmente si fermano a riflettere sulle proprie origini e sul percorso evolutivo che ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi. La teoria che esseri alieni siano intervenuti per aiutarci nella nostra evoluzione non è qualcosa di nuovo, soprattutto tra ufologi e teorici della cospirazione. Si è sempre discusso aspramente su come questa teoria non avesse nessun riscontro scientifico concreto, ma due scienziati credono di aver trovato una prova per dimostrare l’esistenza di una “firma intelligente” all’interno del nostro codice genetico.
Il numero 37 nel nostro codice genetico:

Maxim Makukov, ricercatore presso il Fesenkov Astrophysical Institute in Almaty, Kazakhstan, crede di aver individuato una sequenza genetica che non è affatto casuale e che potrebbe dimostrare come siamo stati realmente “programmati”. Esiste una teoria, conosciuta come “Panspermia”, secondo cui la vita sul nostro pianeta sarebbe iniziata grazie a microbi presenti su un asteroide. Makukov, insieme al suo collega matematico Vladmir shCherbak, non crede però che questo processo sia stato casuale. Stando alla loro ricerca, all’interno del nostro codice genetico il valore 37 sarebbe ripetuto moltissime volte. Inoltre ci sarebbero valori multipli di questo numero, come i 28 codoni con massa atomica di 1665 e una catena laterale di massa atomica combinata di 603. “È stato chiaro fin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli che stiamo descrivendo non sono semplicemente non-casuali, hanno caratteristiche che sono difficili da attribuire a processi naturali. Forse se ne sono andati da tempo, o forse sono ancora vivi”, ha dichiarato il professor Makukov alla rivista New Scientist.

da:

2)
Sensazionale affermazione di una esponente dell'Agenzia Spaziale Italiana:

'Potremmo essere un esperimento extraterrestre'

Gli ufologi hanno da sempre sostenuto, tra le varie tesi per spiegare l'origine e la provenienza degli #ufo, nel caso in cui si accertasse in modo inequivocabile la loro matrice extraterrestre intelligente e tecnologica, che la specie umana sia stata creata da creature provenienti da 'altrove', in grado di manipolare il DNA e capaci di 'giocare' facilmente con la genetica, sperimentando nuove specie intelligenti e, quanto meno, simili ai loro 'creatori'. Lo scopo da parte di questi esseri, ipoteticamente #extraterrestri, sarebbe quello di produrre manovalanza su vari corpi celesti, con obiettivi al momento ignoti. Si tratta ovviamente di tesi non comprovate, ma che hanno avuto, col tempo, lo scopo di provare ad 'abbattere' quel 'muro' di scetticismo che ancora vige all'interno della comunità scientifica nazionale e internazionale nel campo delle origini della vita e, in special modo, in quello dell'apparizione 'improvvisa' della specie umana sulla Terra. E a quanto pare, finalmente, quell'abbattimento è accaduto per davvero.

L’ipotesi di Barbara Negri dell'Agenzia Spaziale Italiana:

La 'rivelazione', se così dobbiamo definirla, è stata fatta in diretta nel corso di una puntata della trasmissione televisiva 'C'è Spazio', andata in onda su 'Tv2000' il giorno 23 marzo 2017, dal titolo 'Primo Contatto'. Alla domanda fatta dalla conduttrice Letizia Davoli, che oltre ad essere giornalista è anche astrofisica, sulla possibilità di entrare in contatto con una civiltà extraterrestre, Barbara Negri, responsabile 'Unità e Esplorazione e Osservazione dell'Universo' dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), risponde in questo modo: "Io vorrei ribaltare la situazione. Noi potremmo essere un esperimento di 'vita-forming' di qualcun altro. Questa è una delle ipotesi. Se noi vediamo lo sviluppo dell'uomo, con la sua capacità anche intellettuale, cerebrale, è avvenuto in uno spazio molto piccolo, quindi quasi come se ci fosse stata una, diciamo, 'programmazione' a questa evoluzione, che sta veramente procedendo in maniera veloce. Quindi, una delle teorie, forse veramente legate più alla fantascienza che alla scienza, è che noi potremmo essere stati un esperimento di civiltà superiori, che hanno impiantato sulla Terra, proprio perché c'erano delle condizioni ambientali particolari, l'Esperimento Uomo, e quindi prima o poi potremmo essere anche visitati per vedere a che punto è la nostra evoluzione. È una teoria anche questa". Dopo questa clamorosa dichiarazione, anche l'astrofisica e conduttrice Letizia Davoli non fa altro che affermare che 'la scienza non esclude niente'. La dichiarazione fatta quindi da Barbara Negri 'certifica', una volta per tutte, che molti ufologi non erano affatto degli sprovveduti o dei 'pazzoidi' quando affermavano cose del genere. Ciò dimostra che, da qualche tempo a questa parte, è in atto nell'ambiente scientifico un 'cambio di paradigma' che ci porterà, probabilmente tra qualche decennio, a rispondere a quella domanda che non solo 'non siamo soli', ma che civiltà extraterrestri intelligenti e tecnologiche ci visitano, e che ci abbiano visitato anche nel passato storico e che abbiano influito, in un modo o nell'altro, sull'evoluzione biologica e intellettuale della specie umana.

da:

3)
 Astrobiologia e teologia unite alla ricerca della vita extraterrestre

La Civiltà Cattolica sulle implicazioni della "nuova scienza"

“Quale ricerca astrobiologica potrebbe promuovere una comprensione teologica della creazione e della vita umana fondata sull’Incarnazione e animata da essa?”. E ancora, “come possono sostenersi a vicenda teologia e astrobiologia?”. Sono le due domande che il gesuita Andrea Vicini, docente al Boston College, pone in un lungo articolo che compare nell’ultimo numero della Civiltà Cattolica. Prima di dare una risposta ai quesiti, è utile spiegare cosa sia l’astrobiologia e già qui sorge il primo problema, visto che essa “sta ancora definendo la propria specificità scientifica, i propri ambiti di ricerca, il proprio statuto disciplinare”. A ogni modo, si può convenire con la definizione di David Catling, secondo cui “l’astrobiologia studia l’origine e l’evoluzione della vita sulla Terra e la possibile varietà della vita altrove”. Precisava l’astrobiologo e teologo Lucas Mix che “l’astrobiologia non studia la vita aliena”, anche se è del tutto contemplata l’esistenza della vita “in un contesto cosmico”. A complicare la questione, osserva Vicini, ci s’è messa la Nasa, la quale nel 2008 sosteneva che “l’astrobiologia include la ricerca di pianeti potenzialmente abitati oltre il nostro sistema solare, l’esplorazione di Marte e dei pianeti più distanti, gli studi di laboratorio e le investigazioni per indagare l’origine e l’evoluzione iniziale della vita e gli studi sulla capacità potenziale della vita di adattarsi alle sfide future, sia sulla Terra sia nello spazio”. Insomma, il campo di ricerca è amplissimo e ancora in gran parte inesplorato. Proprio per questo è necessario considerare le implicazioni sociali e politiche di questa “scienza nuova”, attraverso una regolamentazione che, possibilmente, dovrebbe richiamarsi ai princìpi propri della dottrina sociale della chiesa, e cioè la democratizzazione, la trasparenza, l’accessibilità e la diffusione. Lucas Mix invitava a non confondere l’astrobiologia con la ricerca di intelligenza extraterrestre, anche se – ammetteva – “esiste un’enorme sovrapposizione tra i due ambiti di ricerca”. Non che la chiesa sia chiusa all’ipotesi di considerare l’esistenza di forme di intelligenza extraterrestri. Tutt’altro. Il direttore della Specola vaticana, l’astronomo statunitense Guy Consolmagno, spiegava qualche anno fa che “l’idea che nello spazio ci siano altre forme di vita intelligente non è in contrasto con il pensiero tradizionale cristiano. Per noi credenti, lo studio dell’universo è una meravigliosa avventura che ci riempie di stupore. Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra. L’universo potrebbe benissimo contenere altri mondi con esseri creati dal suo stesso amore”. Risposta che fa il paio con quella che dà Vicini, quando ricorda che secondo alcuni “se l’astrobiologia scoprisse altre forme di vita nello spazio, l’esistenza stessa delle attuali religioni ne risulterebbe gravemente minacciata”. Il punto è di chiarirsi su quale sia questa religione. Infatti, “nel cristianesimo, il mistero dell’Incarnazione, avvenuto in Gesù Cristo in un momento preciso del tempo e in un luogo determinato dello spazio, manifesta l’ospitalità accogliente e inclusiva del divino nei confronti della creazione e dell’umanità”. E’ chiaro dunque che – scrive ancora la Civiltà Cattolica – “niente e nessuno è escluso dall’abbraccio amorevole di Dio in Gesù e con lo Spirito Santo”. Dunque, nessuna contraddizione. Alla fine, a risolvere la questione è ancora Consolmagno, che commentando sull’Osservatore Romano la scoperta di sette nuovi pianeti extrasolari scriveva: “Credete che ci sia vita in qualche altra parte dell’universo? E’ una domanda che agli astronomi viene posta in continuazione. Ed è la domanda giusta: la vita nell’universo è, finora, una questione di fede. Non abbiamo dati a indicare che una tale vita esista. Ma la nostra fiducia nel fatto che la vita esiste è abbastanza forte da renderci disponibili a fare lo sforzo di cercarla”.
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venerdì 24 marzo 2017

ESPERIMENTI PERICOLOSI...


Lo scorso 14 Febbraio SpaceX (Space Exploration Technologies Corporation un'azienda aerospaziale statunitense con sede a Hawthorne California, USA) ha lanciato nello Spazio un pericoloso agente patogeno. Stiamo parlando dello Staphylococcus aureus, un batterio resistente alla meticillina noto anche come MRSA, causa molto frequente di infezioni nei pazienti ospedalizzati, notoriamente difficili da trattare. MRSA infatti è resistente a molti antibiotici e quindi può essere difficile da trattare in modo efficace, il che lo rende una grave minaccia per la salute pubblica.

 
Ecco quello che è stato divulgato in proposito dai media:

“una volta a bordo dell'avamposto spaziale, il batterio verrà utilizzato in uno studio per esaminare l'impatto della micro gravità sui pattern. Lo studio è sponsorizzato dalla NASA e dal CASIS (International Space Station US National Laboratory) e sarà guidato da Anita Goel, Presidente e CEO di Nanobiosym. L'ipotesi è che le condizioni di micro gravità possano generare una mutazione accelerata dell'MRSA, che equivarrebbe a premere il tasto "avanti veloce" e ottenere una previsione futura dei modelli di mutazione che non sono ancora avvenuti sulla Terra, e di cui potremmo trovare la cura prima ancora che appaiano (MA ANCHE UNA PERICOLOSA ARMA NELLE MANI SBAGLIATE – NDR MLR).

L'idea della ricercatrice Anita Goel è che l'ambiente di micro gravità a bordo della Stazione Spaziale possa accelerare il tasso di mutazione di MRSA e influenzare il flusso di informazioni sia dal genoma sia dal trascrittoma. (ma queste sono anche informazioni già conosciute, ottenute grazie ai numerosi esperimenti effettuati in passato – ndr) In caso fosse confermata, le implicazioni per la medicina e lo sviluppo di farmaci sarebbero enormi. Dove le attuali terapie antimicrobiche sono inefficaci, e il trattamento delle infezioni è spesso uno scenario in cui gli agenti patogeni possono avere il sopravvento, il progetto di Goel potrebbe essere una soluzione tanto brillante quanto efficace. Si prospetterebbe infatti la creazione di molecole efficaci contro ceppi di batteri che non sono ancora nati qui sulla Terra, grazie a questo laboratorio di microbiologia extraterrestre”.

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martedì 21 marzo 2017

FAST RADIO BURST

                                         (foto: M. Weiss / CfA.)

“Un lampo radio veloce (dall'inglese fast radio burst, FRB) è un fenomeno astrofisico di alta energia che si manifesta come un impulso radio transitorio, con durata di pochi millisecondi. Si tratta di lampi molto luminosi nella banda radio, non risolti, a banda larga, provenienti da regioni del cielo esterne alla Via Lattea. Le componenti in frequenza di ciascun lampo presentano un ritardo, legato alla lunghezza d'onda, che permette di esprimere una misura della dispersione. I valori ottenuti per i lampi osservati sono tali da escludere che le loro sorgenti appartengano alla Via Lattea; mentre sono coerenti con una propagazione attraverso un plasma ionizzato. Sull'origine dei lampi radio veloci, ancora sconosciuta, sono state suggerite spiegazioni sia naturali, sia anche artificiali, che rimangono per lo più ipotesi speculative.
La denominazione di ciascun lampo radio veloce è composta dalla sigla FRB seguita dalla data di rilevazione nella forma "AAMMGG". Il primo lampo radio veloce (FRB 010724) è stato scoperto nel 2007 in dati di archivio raccolti il 24 luglio 2001 dall'osservatorio di Parkes, con il radiotelescopio di 64 m di diametro. Da Parkes sono stati rilevati ben 16 dei 18 FRB scoperti tra il 2001 e il 2016. FRB 121102, rilevato il 2 novembre 2012 con il radiotelescopio di Arecibo, è l'unico del quale sono state rilevate delle ripetizioni.”

SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

Lampi radio veloci: per due astrofisici, segnali alieni

da:

Sono considerati come uno dei fenomeni più misteriosi dell’universo. Sono lampi radio che durano una manciata di millisecondi e raramente si ripetono uguali a se stessi. Un fenomeno che avrà certamente una spiegazione scientifica, anche se al momento la loro origine è ignota. Ma è talmente suggestivo da far pensare, ad alcuni degli astrofisici che li studiano, ad una origine extraterrestre.
 
Ipotesi suggestiva: “Ma i calcoli sono precisi” 

Ed è una teoria proposta da due astrofisici teorici, Manasvi Lingam e Abraham Loeb, che lavorano presso il celebre centro di ricerca americano Harvard-Smithsonian. Lo studio è stato poi pubblicato sulla rivista scientifica Astrophysical Journal Letters: «I lampi radio veloci sono molto misteriosi, il primo dei quali è stato scopeto dieci anni fa, e sin dall’inizio la situazione è stata poco chiara: non si capiva se provenissero dal cosmo o addirittura se fossero segnali terrestri» - ha osservato l’astrofisica Marta Burgay, dell’osservatorio di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Ma nel 2013, una collaborazione internazionale fra Europa, Stati Uniti e Australia, della quale faceva parte la stessa Burgay, ha scoperto altri lampi radio veloci la cui origine cosmica non lasciava più spazio a nessun dubbio. Da allora è stato confermato che alcuni di questi lampi arrivavano da galassie molto lontane. Da allora sono stati descritti 17 di questi fenomeni e altri 10 sono in via di pubblicazione, «ma le teorie per spiegarne l’origine sono più numerose» e chiamano in causa fenomeni ricchi di energia, come i buchi neri o stelle molto massicce, come quelle di neutroni. L’ultima arrivata e sicuramente la più originale (e resta ovviamente nel campo delle ipotesi): i due astrofisici teorici dell’Harvard, pensano che non ci sono elementi per escludere a priori che i lampi radio veloci potrebbero essere prodotti da una civiltà extraterrestre, utilizzando generatori grandi come pianeti allo scopo di spingere le vele di veicoli spaziali alla volta di nuove galassie. “È una possibilità” - spiega Loeb - “che vale la pena considerare e verificare». Naturalmente la reazione del mondo della ricerca, per questa ipotesi fantascientifica è circondata da forte perplessità a un pizzico di ironia sui social: «Dal punto di vista formale l’ipotesi è ineccepibile - ha osservato Burgay - e tutti i calcoli sono precisi, ma bisogna avere in mente un esperimento che permetta di verificare l’ipotesi». 

Stella, dimmi come ruoti e ti dirò come sei nata

Nel frattempo, gli astrofisici italiani dell’INAF hanno presentato un nuovo studio sul moto di rotazione delle stelle, che aiuterà a capire meglio l’ambiente in cui si sono formate. Enrico Corsaro, che dirige il programma AstroFIt2 presso l’INAF di Catania, ha guidato un team internazionale di ricercatori per studiare il moto di rotazione di un gruppo di giganti rosse, stelle con massa simile al nostro Sole ma in una fase evolutiva più avanzata, appartenenti a due ammassi stellari aperti. L’analisi delle loro oscillazioni ha permesso di ricavare che gli assi di rotazione delle stelle di ciascun ammasso sono orientati prevalentemente in una specifica direzione nel cielo. Questa condizione porta con sé informazioni su come gli stessi ammassi stellari si sono formati, miliardi di anni fa. Il nuovo studio, realizzato con la tecnica dell’asterosismologia, ovvero della scienza che ricava le proprietà delle stelle dall’analisi delle loro pulsazioni, ha interessato due ammassi stellari appartenenti alla nostra Galassia, NGC 6791 e NGC 6819, rispettivamente a più di 13 mila e di 7 mila anni luce da noi. Entrambi sono molto evoluti, e contengono una ricca popolazione di giganti rosse. Il team ha analizzato 48 giganti rosse che mostrano oscillazioni,cioè periodiche espansioni e contrazioni della loro struttura, osservate dal satellite Kepler della NASA: “Grazie alle loro oscillazioni abbiamo misurato l’angolo di inclinazione dell’asse di rotazione di ciascuna stella” - dice Corsaro, primo autore dell’articolo sullo studio, pubblicato su Nature Astronomy. Quanto osservato è che quasi tutte le stelle del campione hanno assi di rotazione fortemente allineati fra loro, poiché puntano in una stessa direzione nel cielo. L’evidenza di questo risultato non lascia spazio ad alcun dubbio e ci fa dedurre che questo fenomeno deve essersi originato nella fase di formazione degli stessi ammassi stellari, avvenuta miliardi di anni fa”. 

fonte originale:

https://arxiv.org/abs/1701.01109



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sabato 18 marzo 2017

IL CLOUDBUSTER E L'ORGONOMIA. RELATORE: ING. ROBERTO MAGLIONE



“Roberto Maglione ha intrapreso il difficile compito di scrivere una overview scientifica dell'argomento, partendo dai primi lavori di Reich, che risalgono agli anni '50, fino a quelli più recenti, attraverso i successivi 50 anni, di ricercatori e scienziati che hanno seguito il lavoro di Reich. Ha trattato l'argomento con attenzione, evitando le trappole dell'entusiasmo esagerato o dello scetticismo, attenendosi ai fatti ed a ciò che è stato dimostrato scientificamente. È un lavoro che dovrebbe, in un mondo razionale, attirare l'attenzione di scienziati responsabili e competenti, di privati cittadini e di funzionari governativi che si preoccupino del benessere dell'umanità e dei grossi disastri che ripetutamente si abbattono sul territorio. Il mio sincero augurio è che l’impegno di Roberto Maglione possa aiutare a dissipare la nebbia e a dissolvere le nubi all'interno dell'ordinamento sociale, cercando di diffondere questa nuova conoscenza in modo razionale, benefico e positivo per la vita”.

                                                           James DeMeo, PhD
                                               Orgone Biophysical Research Lab
                                             Greensprings, Ashland, Oregon, USA.

Roberto Maglione, ingegnere, ha lavorato per numerosi anni nel settore esplorativo di una multinazionale petrolifera. Attualmente è responsabile della Comunicazione Scientifica in una società leader mondiale nel settore della bioingegneria cardiovascolare. È autore di un testo di carattere scientifico (Reologia * ed Idraulica dei Fluidi di Perforazione, Cusl, 1999, 2a edizione), della ricerca “W.Reich e la MODIFICAZIONE del CLIMA” (2004, mille esemplari numerati) e di oltre 70 articoli tecnici. È membro di numerose associazioni scientifiche.

(*) Reologia = Scienza che studia gli equilibri raggiunti nella materia che fluisce o si deforma per effetto di uno stato

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giovedì 16 marzo 2017

LA VITA "SEGRETA" DELLE PIANTE


Potrà sembrare assurdo, ma piante ed esseri umani si somigliano più di quanto potessimo immaginare. Diversi studi eseguiti nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato che le piante possiedono una serie di caratteristiche sorprendenti e che, per certi aspetti alcuni loro “comportamenti! sono simili ai nostri.

Le piante sono capaci di percepire il pericolo e di sapere esattamente cosa “fare” per evitare i predatori.

Non molto tempo fa, un gruppo di scienziati ha scoperto che le piante sono in grado di ascoltare, di vedere, annusare e di possedere la capacità di apprendere, ricordare, e comunicare. Inoltre, non solo a loro non piace il frastuono prodotto dalle attività umane, ma fatto ancor più sorprendente, le piante sono anche in grado di fare musica e di cantare! Insomma, i ricercatori hanno scoperto che la biologia umana e quella vegetale sono molto più vicine di quanto non si sia mai compreso e l’analisi di queste somiglianze potrebbe avere ricadute benefiche nello studio delle basi biologiche di malattie come il cancro.

L’altruismo delle piante:

In un esperimento condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Colorado, si è dimostrato che le piante, tra le numerose caratteristiche, sono anche anche altruiste. Gli studiosi hanno esaminato dei semi di mais fecondato, ognuno dei quali conteneva due “fratelli” (un embrione e un pò di tessuto cellulare noto come “endosperma”, che alimenta l’embrione durante la sua crescita). Nello studio sono state messe a confronto la crescita e il comportamento di embrioni e di endosperma di semi che condividono gli stessi genitori, e il comportamento di embrioni e di endosperma che avevano la stessa madre, ma padri geneticamente differenti. “I risultati hanno indicato che il gruppo di embrioni con gli stessi genitori presentavano una maggiore quantità di endosperma, rispetto agli embrioni con la stessa madre, ma con un padre diverso”, spiega la professoressa Pamela Diggle del dipartimento di biologia evolutiva. “Abbiamo scoperto che l’endosperma del gruppo di embrioni che non condivide lo stesso sembra essere meno cooperativo, presentandosi in quantità minore rispetto all’altro gruppo”. A quanto pare, l’endosperma è più propenso a sacrificarsi per gli individui di una stessa famiglia. “Una delle leggi fondamentali della natura è che se per essere altruisti, bisogna rinunciare ai vostri parenti più stretti. L’altruismo si evolve solo se il benefattore è un parente stretto del beneficiario. Quando l’endosperma dà tutto il suo cibo per l’embrione e poi muore, esprime la più alta forma di altruismo”, conclude la Diggle. Un esperimento simile fu pubblicato già due anni fa sull’American Journal of Botany, riportato in un resoconto del blog Biosproject: Earth. Guillermo Murphy e Susan Dudley hanno scoperto che la pianta Impatiens pallida, conosciuta con il nome comune di gamba di vetro, vegetale erbaceo delle foreste orientali del Nord America, riconosce i suoi simili e modifica il suo comportamento in relazione al grado di parentela delle piante che gli crescono accanto. Dudley e Murphy hanno selezionato semi di Impatiens pallida e li hanno piantati in vasi diversi, ognuno dei quali poteva accogliere semi delle piante della stessa famiglia o di piante geneticamente lontane, in seguito hanno manipolato la radiazione luminosa e la sua intensità per vedere se la strategia per catturare più luce dipendesse dal grado di parentela degli individui vicini. I ricercatori hanno constatato differenti risposte da parte dell’Impatiens a seconda che la pianta era cresciuta con i parenti o con piante estranee. Per la precisione i due biologi hanno scoperto che le piante “consanguinee” che si venivano a trovare insieme nei vasi, modificavano la loro morfologia modellando la crescita dei rami in modo da non fare ombra alle piante vicine.
  
Un fenomeno straordinario: il Canto Delle Piante:

Uno dei fenomeni più affascinanti delle piante, e forse il più sorprendente, è la loro capacità di cantare e comporre musica! E l’ascolto delle loro composizioni e davvero rilassante. Alcuni ricercatori della Federazione di Damanhur, una comunità etico-spirituale situata a Vidracco in Piemonte, sin dal 1975 stanno compiendo una serie di osservazioni sulle piante, al fine di comprendere le loro capacità uniche. Grazie all’ausilio di alcuni dispositivi che hanno creato per registrare la reattività delle piante nel loro ambiente naturale, i ricercatori hanno scoperto che le piante sono in grado di apprendere e di comunicare tra loro. Applicando un semplice principio della fisica, i ricercatori hanno utilizzato una variante del ponte di Wheatstone, un circuito elettrico utilizzato per misurare la resistenza elettrica tra i due poli di un circuito a ponte. Il dispositivo è stato utilizzato per misurare le differenze elettriche tra le foglie e le radici della pianta. Tali misure, poi, vengono tradotte in una serie di effetti, tra cui musica, accensione di luci, movimento e molti altri. Come tengono a precisare i ricercatori, le piante non corrono alcun pericolo, in quanto si utilizzano correnti di intensità molto bassa. Secondo i ricercatori di Damanhur, ogni creatura vivente, animale o vegetale, produce una variazione di potenziale elettrico, a seconda delle emozioni che sperimenta. Pare che le piante registrino le variazioni più significative quando avvertono l’avvicinarsi della persona che si prende cura di loro, quando vengono bagnate, quando gli si parla e durante la diffusione di musica. La reazione fisiologica della pianta viene poi espressa attraverso le apparecchiature elettroniche ideati dai ricercatori. L’applicazione più suggestiva è stata quella di tradurre tali variazioni in note musicali. Gli esperimenti hanno dimostrato che le piante sembrano apprezzare molto di imparare ad utilizzare scale musicali e anche di produrre musica per conto proprio, grazie all’utilizzo di un sintetizzatore. Anche se non esistono altre ricerche scientifiche condotte su questo argomento, non si può negare che l’ascolto di questa musica “vegetale” sia una gioia per l’anima.


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