IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

giovedì 29 marzo 2018

PRO-MIELINIZZANTI: NUOVE MOLECOLE RIPARATRICI PER UNA CURA DEFINITIVA ALLA SCLEROSI MULTIPLA


Attualmente i trattamenti contro la sclerosi multipla riescono a rallentare la progressione della malattia, ma non sono in grado di curare i danni da essa provocati. Per questo motivo è di importanza fondamentale un recente studio dell’Università Statale di Milano, coordinato da Maria Pia Abbracchio, che a quanto pare è giunto all’identificazione di una popolazione di cellule progenitrici, presenti nel cervello adulto e in grado di contribuire alla riparazione del tessuto cerebrale se attivate da un danno neurodegenerativo; tuttavia la loro potenzialità riparativa viene completamente azzerata da eventuali forti infiammazioni a carico del tessuto circostante. Nella sclerosi multipla si verificano, a seguito di processi infiammatori, un danno e una perdita di mielina - la sostanza che costituisce la guaina midollare delle fibre nervose - in più aree del sistema nervoso centrale; inoltre si va incontro alla distruzione degli oligodendrociti, le cellule specializzate nella produzione di mielina. Nel cervello adulto sono ancora presenti cellule progenitrici - i precursori oligodendrocitari - capaci di differenziarsi ad oligodendrociti maturi, le cellule che producono appunto la guaina mielinica la quale, avvolgendo strettamente i prolungamenti dei neuroni, permette di fatto la propagazione degli impulsi nervosi da una cellula all'altra.  In studi precedenti, effettuati dallo stesso team di ricercatori, era emerso che un gruppo di cellule progenitrici porta sulla superficie della membrana un recettore capace di promuovere la loro maturazione a cellule produttrici di mielina, consentendo così la ricostruzione della guaina in malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. In quest’ultimo studio si dimostra, per la prima volta, che alcune cellule progenitrici possono generare cellule mature mielinizzanti, ma che questa loro capacità dipende dalle condizioni dell'ambiente circostante: se nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, allora il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito. Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi farmaci immunomodulanti e anti‐infiammatori che riescono a tenere sotto controllo i sintomi della sclerosi multipla, senza però riuscire a curare le lesioni della mielina. La combinazione di questi farmaci con molecole pro‐mielinizzanti, attualmente in sviluppo nel laboratorio della professoressa Abbracchio, consentirà di combattere in maniera più efficace non solo questa malattia ma anche altre sindromi neurodegenerative.

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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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martedì 27 marzo 2018

BIOGERENTOLOGIA E VIAGGI SPAZIALI


Uno studio commissionato dalla NASA mira ad aumentare la resistenza del corpo alle radiazioni spaziali.

Pensato per aiutare gli astronauti ad aumentare la resistenza del loro corpo alle radiazioni. Si tratta di un documento sicuramente interessante, che ci fa sapere qualcosa in più su come si comporta il corpo umano in presenza delle radiazioni nello spazio.



Questo "manuale" è stato realizzato pensando soprattutto ai quei viaggi nello spazio classificati di lunga o lunghissima durata. Questi studi sono stati  pubblicati anche sulla rivista Oncotarget da un gruppo di ricercatori coordinati dalla Fondazione di Ricerca sulla Biogerontologia. Afshin Beheshti della NASA, uno dei ricercatori coinvolti, ha dichiarato in merito: "Al momento c’è pochissima ricerca “pubblicata” (e liberamente fruibile) sulla radio - resistenza nello spazio; l’importanza di questi studi è chiaramente quella di ridurre i rischi per la salute e sviluppare contromisure". Nello studio si parla di cose molto interessanti come l'ingegnerizzazione del DNA, la terapia genica e le tecnologie di rigenerazione dei tessuti. "Questo lavoro esplora i mezzi attraverso i quali la radio - resistenza umana può essere migliorata biomedicamente ai fini dell'esplorazione spaziale. [...] (La gerontologia biomedica, ndr) è un'area di ricerca pesantemente sotto - finanziata", ha detto Franco Cortese, vicedirettore della Biogerontology Research Foundation.

COSA E’ LA BIOGERONTOLOGIA:

E’ il campo della ricerca in  biologia, fisiologia e genetica dell'invecchiamento. Questo recente disciplina indaga l’invecchiamento nelle cellule, negli organi e nel corpo umano in generale al fine di ridurre gli effetti nocivi di invecchiamento, come la demenza, la debolezza e di declino. Attualmente è molto utilizzata anche nella medicina spaziale.  

Link riferimento della ricerca:

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domenica 25 marzo 2018

SVELATO IL MISTERO DEL CORPICINO DI “ATA” ?





Gli scienziati hanno (forse) svelato il mistero di Ata, il minuscolo scheletro ritrovato nel deserto del Cile che, in molti, ipotizzavano potesse essere quello di un alieno.

Gli studiosi hanno finalmente svelato il mistero di Ata, lo scheletro presunto “alieno” ritrovato diverso tempo fa nel deserto di Atacama, in Cile. Si tratta di uno scheletro minuscolo e mummificato, con il cranio sproporzionato, che faceva sembrare il corpicino quello di un alieno di tipo grigio. Il ritrovamento di Ata aveva scatenato teorie e ipotesi molto particolari. In tanti erano convinti si trattasse di un extraterrestre, arrivato sulla Terra e morto secoli fa. Gli studiosi però hanno dimostrato che non è così effettuando l’analisi del DNA e risolvendo l’enigma.


A quanto pare si tratta dello scheletro di una neonata affetta da deformità e da nanismo. “Sappiamo che è una bambina e probabilmente vi fu un parto o una morte pre o post-termine” ha spiegato Garry Nolan, professore di microbiologia e immunologia nella prestigiosa Stanford University School of Medicine e autore dello studio di Genome Research. Il corpo mummificato presenta molte stranezze Prima di tutto 10 coppie di costole, mentre gli esseri umani ne hanno solitamente 12. Analizzando il DNA estratto dal suo midollo osseo, gli studiosi hanno scoperto che Ata aveva origini sudamericane “con variazioni genetiche che l’hanno identificata come proveniente dalla regione andina abitata dagli indiani cileni chiloti”. La scoperta è molto interessante, perché potrebbe anche aiutare moltissime persone che sono affette da disturbi alle ossa. “Forse c’è un modo per accelerare la crescita delle ossa nelle persone che ne hanno bisogno – ha detto Nolan -, per esempio in caso di brutte fratture. Non avevamo mai visto niente del genere da un punto di vista genetico”. Dopo le analisi di rito e l’importante scoperta, Ata tornerà in Cile, nel deserto di Atacama, a casa sua, dove verrà sepolta secondo le usanze del luogo e potrà ritrovare finalmente la pace che le è stata negata in tutti questi anni. “Penso che dovrebbe essere restituito al paese di origine  – ha spiegato Nolan, illustrando la ricerca – e sepolto secondo le abitudini della popolazione locale”.

https://www.supereva.it/svelato-mistero-ata-scheletro-alieno-48043?ref=libero

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sabato 24 marzo 2018

COSA E’ L’EDITING GENOMICO?



Svolta per la ricerca sull'editing genomico. Al Cibio Università di Trento si  è trovato il modo di renderlo un'arma di precisione pressoché assoluta, che spara un solo proiettile e uccide il Dna malato. Secondo i ricercatori, ciò rende il “genome editing” utilizzabile per la correzione delle alterazioni presenti, ad esempio in malattie genetiche e tumori. Lo studio è stato  pubblicato su Nature Biotechnology, dicono i ricercatori: "Abbiamo messo a punto un metodo sperimentale attraverso cui otteniamo una molecola, evoCas9, davvero precisa nel cambiare il Dna". 

Si tratta di "un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento soltanto nel punto stabilito", commenta Anna Cereseto, professoressa del Cibio-Center for integrative biology e autrice dell'articolo che descrive appunto lo studio su "Nature Biotechnology".    Gli ambiti di applicazione del "correttore perfetto" evoCas9 non si limitano alle malattie genetiche e ai tumori, ma si estendono agli altri settori non medici in cui il genome editing è  ormai essenziale, come il miglioramento delle piante di interesse alimentare e degli animali da allevamento.

https://www.ilgazzettino.it/nordest/primopiano/dna_trento_ricerca-3516823.html

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martedì 20 marzo 2018

PARKINSON E NUOVE TERAPIE


Prima macchina che cura il tremore del Parkinson con gli ultrasuoni

Agisce in modo non invasivo su malattie neurologiche invalidanti

Consente di trattare in modo non invasivo patologie neurologiche invalidanti, agendo perfino sui tremori dominanti del Parkinson, la nuova apparecchiatura ad ultrasuoni focalizzati, guidati da risonanza magnetica, inaugurata all'ospedale Borgo Trento di Verona. Quello veronese - ha spiegato il direttore generale dell'azienda ospedaliera, Francesco Cobello - è il primo macchinario di questo tipo installato in Europa, grazie ad un investimento di oltre 7 milioni di euro, reso possibile da un contributo di 1,36 mld della Fondazione Cariverona. MRgFus, questo l'acronimo che identifica la macchina, viene utilizzato nella cura di patologie neurologiche, oncologiche e nel campo della salute della donna, per fibromi uterini e adenomiosi. E' inoltre l'unica a lavorare con un sistema di risonanza ad alto campo 3 Tesla. Cobello ha spiegato che il macchinario consente di trattare in modo non invasivo diversi tipi di patologie, sfruttando gli ultrasuoni per distruggere le alterazioni benigne dei tessuti, senza alterare quelli sani circostanti". Ciò avviene attraverso un innalzamento della temperatura in modo controllato ed estremamente preciso, grazie al supporto di "imaging" anatomico e termometrico della risonanza magnetica. Può curare e alleviare diversi tipi di tremore: il tremore essenziale, il dolore neuropatico, e il tremore dominante da Parkinson.     All'inaugurazione è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. "Lo sviluppo di questa nuova metodica - ha concluso Cobello - applicata ai trattamenti delle patologie neuro funzionali, consente di risolvere in modo immediato e con estrema accuratezza sintomatologie talmente gravi da interferire con la vita normale. Pensiamo ad esempio al tremore causato dal Parkinson". Le applicazioni sono già state avviate con successo all'ospedale di Verona, per curare patologie fortemente invalidanti su un campione pazienti selezionato da un team multidisciplinare di neurologi, neurochirurghi e fisici medici.

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2018/02/13/prima-macchina-che-cura-tremore-del-parkinson-con-ultrasuoni_808b9b96-65f9-48b4-9a20-372c8b4792f3.html



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lunedì 19 marzo 2018

IL MISTERO DELLA "LANTERNA DELLE FATE"



       Trovata in Malesia la "lanterna delle fate", la pianta scoperta da un italiano 150 anni fa. 

Il botanico Odoardo Beccari la disegnò sul taccuino nel 1866. Secoli dopo un team di ricercatori ha ritrovato la strana Thismia neptunis




PER 151 anni la "lanterna delle fate" è rimasta custodita soltanto su un taccuino, disegnata con infallibile precisione dallo straordinario botanico italiano Odoardo Beccari. Si pensava che quella pianta così strana da sembrare uscita dai mondi di Alien o Strangers Things, fosse estinta, arrivando perfino a dubitarne l'esistenza. Invece, un secolo e mezzo dopo, l'hanno trovata: la Thismia neptunis esiste ed è nelle foreste della Malesia. La strana storia di questa affascinante quanto inquietante pianta, viste le sue proprietà da "vampiro" (succhia i nutrienti dai funghi privando altri vegetali del loro "cibo") è strettamente legata alla vita del naturalista fiorentino. Beccari, che conobbe Charles Darwin,  quando aveva appena 22 anni salpò insieme a James Brooke, il Rajah di Sarawak, e al genovese Giovanni Doria alla volta della Malesia. Fu lì che nel 1866 in una foresta pluviale dell'area di Gunung Matang a Sarawak fra le tante specie individuate scovò questo particolare tipo di "lanterna delle fate". Le diede il nome e fece un disegno sul suo quaderno senza sapere che, per centinaia di anni, sarebbe stato l'unico indizio dell'esistenza di questa pianta aliena e parassita. La Thismia infatti non è facile da avvistare: si sviluppa nel sottosuolo e soltanto durante la fioritura arriva in superficie. Michal Sochor, del Crop Research Institute di Olomouc della Repubblica Ceca, nel gennaio 2017 durante una spedizione ha avuto la fortuna, insieme ai membri del suo team, di scovarne alcuni esemplari proprio nella stessa area dove la avvistò Beccari. Oggi, su quella pianta, ha pubblicato un articolo scientifico su Phytotaxa in cui ne descrive le caratteristiche, seppur "sotto molti aspetti risulti ancora misteriosa". La lanterna delle fate è una pianta micoeterotrofica: non compie la fotosintesi e non ha clorofilla, vive sottoterra e ottiene acqua e nutrimenti dai funghi, che a loro volta li ottengono da altri vegetali. Non ha dunque bisogno dei raggi solari e, sbucando all'aria aperta soltanto durante la fioritura che avviene per poche settimane e non tutti gli anni, è davvero difficile da trovare. Il suo aspetto, oltretutto, è più simile a quello di uno strano insetto con lunghe antenne che a quello di una pianta, che tra l'altro finora si credeva estinta. Nello studio "Rediscovery of Thismia neptunis (Thismiaceae) after 151 years" i botanici cechi descrivono la pianta come molto simile a quella disegnata dall'italiano, elogiando i tratti con cui Beccari l'ha riprodotta. "Forniamo la sua descrizione e la primissima documentazione fotografica di questa iconica e, sia per il suo aspetto peculiare che per  il nome, quasi mitica pianta" scrivono i ricercatori parlando di un fiore di 9 centimetri di diametro.


Un fiore unico, a forma di bulbo con tre appendici che sembrano antenne dirette verso l'alto. Questa Thismia, di cui si crede esistano 50 esemplari e ora considerata già a rischio estinzione, è simile ad altre del genere presenti in Asia, Nuova Guinea e nell'emisfero sud, chiamate appunto ''lanterne delle fate''. Tra l'altro, in quegli anni malesi dell'Ottocento prima di dover rientrare in Italia a causa della malaria.

Beccari disegnò sul suo taccuino anche altre due specie di piante simili, finora mai ritrovate: adesso la nuova sfida dei ricercatori, sulle tracce del mitico botanico fiorentino, è scovare centinaia di anni dopo anche quelle piante rimaste preziosamente racchiuse nei suoi quaderni.


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sabato 17 marzo 2018

LA PRIVATIZZAZIONE DELLO SPAZIO: PASSAGGIO OBBLIGATO?


Trump vuole privatizzare la ISS, cosa ci farebbe Musk?

Secondo un documento NASA in possesso del Washington Post il Presidente Trump vorrebbe interrompere il supporto federale diretto alla ISS dopo il 2024 e procedere con la privatizzazione.

Trump vuole privatizzare la ISS, o meglio la parte della Stazione Spaziale la cui gestione è a carico degli Stati Uniti. La questione è dibattuta da tempo: come noto a suo tempo fu fissato per il 2024 il termine della missione internazionale sulla ISS.  La Russia aveva già messo le mani avanti dichiarando di non voler investire ulteriori fondi, l'amministrazione Obama valutava l'opportunità di proseguire da sola. Evidentemente Trump non concorda, e citando una relazione della NASA il Washington Post spiega che la parte di Stazione Spaziale in gestione agli Stati Uniti potrebbe essere "privatizzata", ossia messa nelle condizioni tali per cui "un'azienda privata erediti oneri e capacità gestionali". Per dire la verità non è la prima volta che salta fuori un'idea del genere: ad agosto 2016 si parlava già dell'eventualità di vendere la ISS ad aziende private. L'idea era stata dell'allora vice amministratore associato della NASA per lo sviluppo di sistemi di esplorazione, Bill Hill, che aveva buttato lì l'idea di "consegnare la Stazione Spaziale a un ente commerciale o qualche azienda, in modo che l'attività di ricerca nella bassa orbita terrestre possa continuare". Forse è da qui che ha preso l'idea il tycoon: risparmiare soldi ma beneficiare lo stesso delle attività di ricerca affidando il laboratorio orbitante ai privati. Non fa una piega: già in campagna elettorale Trump aveva parlato di "ampliare i partenariati pubblico-privato per massimizzare la quantità di investimenti e i finanziamenti disponibili per lo sviluppo e l'esplorazione dello Spazio". E aveva anche messo in chiaro che l'attività della NASA "dovrebbe essere focalizzata principalmente sulle attività nello Spazio profondo [...]. L'esplorazione umana dell'intero Sistema Solare dovrebbe essere l'obiettivo della NASA entro la fine di questo secolo". In quest'ottica la ISS che c'azzecca? Beh, per dire la verità molto, visto che gli astronauti conducono quotidianamente ricerche che servono per capire come gestire al meglio lunghi periodi di permanenza nello Spazio e per analizzare le conseguenze che questo ha sul fisico umano. Ma forse Trump vuole vedere decollare un razzo verso Marte e basta, senza i "fastidi" accessori. O forse il principio stesso per il quale esiste la ISS - la Scienza e l'esplorazione umana, non i profitti - lo infastidisce. Sta di fatto che nel recente documento NASA si legge che "la decisione di porre fine al supporto federale diretto per la ISS nel 2025 non implica che la piattaforma stessa sarà deorbitata in quel momento - è possibile che l'industria possa continuare a gestire determinati elementi o funzionalità dell'ISS come parte di una futura piattaforma commerciale. La NASA espanderà le partnership internazionali e commerciali nei prossimi sette anni al fine di garantire un continuo accesso umano e la presenza in orbita bassa della Terra ".

La base orbitante per Marte allo studio da parte di Lockheed Martin

Che succederà quindi? È troppo presto per dirlo, il Governo statunitense farà in tempo a cambiare idea altre mille volte prima che si festeggi il capodanno 2025, e gli oppositori al progetto di privatizzazione sono tanti. Sono però altrettanti a chiedersi chi vorrebbe (o meglio potrebbe) acquistare la Stazione Spaziale. Possiamo mettere fra le ipotetiche candidate Boeing, che è stata coinvolta fin dal 1995, e che gestisce la Stazione per la NASA. Ma non sono da dimenticare colossi come Orbital ATK, Lockheed Martin che è impegnata nel progetto di una base orbitante per Marte e che ha in costruzione la navicella spaziale Orion.
Già che ci siamo perché non mettere tra le papabili anche SpaceX, che fra razzi, navicelle spaziali e colonie marziane ha progetti che vanno ben oltre il 2025. Poi si sa mai che a Musk possa fare comodo un parcheggio spaziale per le sue Tesla!



https://www.tomshw.it/trump-vuole-privatizzare-iss-ci-farebbe-musk-91462

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