IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 20 aprile 2018

UNA SPERANZA DI SALVEZZA...


di: Adolfo Di Bella

Un filmato di eccezionale interesse

Una persona amica, conosciuta in occasione del male che aveva colpito il più grande dei suoi affetti (attualmente in remissione totale dopo Mdb), ci ha segnalato questo interessantissimo filmato, la cui visione raccomandiamo caldamente a tutti. Precisiamo che non si tratta di un filmato che intende demonizzare o al contrario esaltare qualcuno o qualcosa, non è un filmato di "propaganda" pro o contro insomma, ma una disamina cruda e documentata dell'attuale situazione delle terapie oncologiche, con particolare focalizzazione su uno dei killer più inesorabili: il tumore cerebrale (quello che aveva colpito la persona cara che ci ha segnalato l'opera). Anticipiamo che dovendo sintetizzare l'impressione finale la parola appropriata è "speranza". Speranza di salvezza, speranza che questo mondo di tetra falsità esploda sotto la pressione di troppe omertà e mistificazioni attuate, e che si torni a rispettare la verità almeno quando tocca vita e salute dell'umanità. A parlare sono medici e medici-pazienti che di fronte all'inesorabilità del male - negli Usa molto più sinceramente ammessa dall'oncologia - hanno compreso che solo un approccio multidisciplinare poteva dare loro speranze.
Chi seguirà il filmato troverà conferme di quanto da anni andiamo osservando. E di tante altre cose ancora.
Il link è il seguente:


Azionato il link, appare un primo riquadro con alcune bandiere (rappresentative di alcune lingue).
Cliccate ovviamente sulla (povera) bandiera italiana, e appariranno ulteriori e semplicissime istruzioni.
Durante il filmato scorrono chiarissime didascalie che consentono una ottima fruizione del tutto.
Un consiglio e una richiesta: diffondete questo documentario più che potete. In un'epoca nella quale - presentendo forse l'impossibilità di continuare nella direzione sbagliata in più campi - si cerca ogni scusa per censurare qualsiasi cosa non gradita (le famose "fake news...), l'unico strumento di libertà e di liberazione è diffondere la verità con i mezzi che - ancora - abbiamo. Farete del bene.
L'unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta.

PER APPROFONDIMENTI:






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"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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martedì 17 aprile 2018

SUPER TERRA


A 137 anni luce dal nostro Sistema Solare, in direzione della costellazione del Leone, c’è un pianeta ricco d’acqua e dotato di un’ atmosfera simile a quella presente sulla Terra. La scoperta, ottenuta incrociando i dati della missione K2 della Nasa, con quelli ottenuti da alcuni telescopi terrestri, porta la firma di un team di astronomi giapponesi che hanno confermato anche l’esistenza di altri 14 nuovi esopianeti. Il corpo celeste che ha attirato l’attenzione dei ricercatori ha dimensioni pari a 1,6 volte quelle del nostro pianeta, e non a caso è stato ribattezzato Super Terra, e orbita nella cosiddetta fascia abitabile, cioè a quella distanza dalla stella che potrebbe permettere l'esistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie, e dunque potenzialmente in grado di ospitare vita aliena. K2-155d, questo il nome dell'esopianeta roccioso, individuato assieme ad altri 14 mondi le cui “tracce” erano state notate precedentemente da un team di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie del Tokyo Institute of Technology. Gli studiosi, coordinati dal professor Teruyuki Hirano, si sono concentrati sull'analisi delle nane rosse, le stelle più comuni dell'Universo (sono tra il 70 e l'80 percento di quelle presenti nella Via Lattea). Queste piccole stelle, fra le quali c'è anche la celebre Trappist-1 dell'omonimo sistema, sono caratterizzate da una temperatura relativamente bassa e hanno una massa significativamente inferiore a quella del Sole, in molti casi appena sufficiente ad avviare le reazioni nucleari. La più interessante fra le 12 analizzate da Hirano e colleghi è K2-155, sita a poco più di 130 anni luce dal Sistema Solare. Attorno ad essa orbitano tre Super Terre, fra le quali c'è anche l'esopianeta potenzialmente abitabile. "Secondo i nostri calcoli - afferma l'astronomo Hirano - questo pianeta deve avere un'atmosfera terrestre ed una struttura simile del sottosuolo, ma finora, non abbiamo la certezza che queste ipotesi corrispondano effettivamente alla realtà. Non sappiamo quasi nulla dei pianeti che orbitano attorno alle nane rosse, dato che il loro numero è notevolmente inferiore rispetto a quello dei pianeti ruotanti alle stelle simili al Sole".

Quasi 4mila gli esopianeti scoperti

Le nane rosse hanno solitamente meno pianeti rispetto alle stelle di altro tipo, come quelle solari, e il numero di quelli individuati dagli scienziati giapponesi (16 esopianeti per 12 stelle) lo conferma. Un altro dato interessante è legato al fatto che i pianeti di dimensioni maggiori sono sempre legati a stelle che contengono parecchi metalli; i pianeti appena scoperti confermano anche questo dato. Quelli con diametro di circa tre volte quello terrestre sono stati tutti individuati attorno alle stelle più “metalliche”. Ad oggi è confermata l'esistenza di circa 3.700 esopianeti, la maggior parte dei quali individuata col metodo del transito osservato col Telescopio Spaziale Kepler. Grazie alla missione K2, avviata nel 2013, continuano a esser individuati nuovi corpi celesti e diverse decine sono potenzialmente gemelli della Terra, posizionati nella cosiddetta "zona abitabile". I dettagli della ricerca giapponese sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astronomical Journal.


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venerdì 13 aprile 2018

CSI : LA MORTE E ...L'ORA ESATTA !


Test genetico per stabilire l’ora esatta della morte: un’arma contro il crimine

Non sempre è facile stabilire l’ora del decesso di un cadavere, ma ora una nuova “arma” contro il crimine arriva dalla scienza. I ricercatori del Centre for Genomic Regulation di Barcellona, in Spagna, hanno messo a punto un test genetico per stabilire l’ora esatta della morte dall’attività dei geni in tessuti come la pelle o alcuni organi, come i polmoni. A guidare il team di ricercatori è stato Roderic Guigò, del Crg dell’Istituto di Scienza e Tecnologia di Barcellona, e il risultato dello studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications. Gli scienziati hanno esaminato i dati genetici di 36 differenti tessuti, dai polmoni alla pelle, che sono stati conservati nella biobanca del progetto Genotype-Tissue Expression, GTEx, che raccoglie campioni di tessuti umani post-mortem. Gli scienziati hanno così scoperto che il tempo trascorso dal momento della morte di un individuo influenza il profilo di attività dei geni nei tessuti considerati, tempo che è diverso da tessuto a tessuto. Tra questi, la pelle è il candidato “ideale”, dato che è facilmente e rapidamente reperibile dal cadavere. Osservando questo effetto tempo, i ricercatori hanno sviluppato un modello per predire l’ora del decesso, che se integrato con i metodi ad oggi in uso nelle analisi forensi permetterà di avere un’arma vincente contro il crimine e di migliorare i risultati degli esami autoptici.


https://www.blitzquotidiano.it/scienza-e-tecnologia/test-genetico-ora-esatta-morto-arma-crimine-2829884/

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martedì 10 aprile 2018

IL MISTERO DELLO SQUALO QUASI ...IMMORTALE



Animali longevi capaci di vivere fino a 400 anni. Era vero fino a ieri, perché al largo delle coste della Groenlandia è avvenuta una scoperta sensazionale: uno squalo nato quando in Italia imperversavano gli spagnoli e William Shakespeare aveva appena pubblicato i Sonetti. Lo rivela uno studio pubblicato su Science da esperti dell’Università di Copenaghen. Si tratta di un animale appartenente alla specie Somniosus microcephalus, che raramente entra a contatto con l’uomo perché abita le profondità oceaniche dell’Artico.

La sua scoperta è stata del tutto accidentale. Un esemplare di squalo Somniosus microcephalus è infatti finito per errore nella rete di un pescatore, che, disinteressato al suo impiego a livello commerciale (non è commestibile), ha permesso alla scienza di fare luce sull’animale più vecchio del mondo. Le analisi al radiocarbonio – relativo a una proteina specifica – hanno consentito ai ricercatori di far risalire la sua nascita all’inizio del Seicento.

Il suo segreto? Vivere dove le acque sono costantemente intorno agli zero gradi centigradi. Il grande freddo di quelle latitudini ha preservato lo squalo per secoli. Peraltro, la sua pubertà dura almeno 150 anni. Gli scienziati hanno infatti messo in luce che la sua attività sessuale comincia dopo più di un secolo. Si stima che l’esemplare di squalo cresca di un centimetro all’anno e possa raggiungere i cinque metri di lunghezza. Non è certo come i suoi parenti dei tropici: si muove con grande lentezza e forse è anche questa una prerogativa della sua longevità; non è un caso che anche altri animali molto longevi spicchino per la loro indolenza.
Lo squalo di 400 anni batte i record precedentemente ottenuti da altre specie come la balena artica (Balena mysticetus) che arriva a 211 anni e la tartaruga delle Galapagos, che campa fino a 177 anni.


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domenica 8 aprile 2018

VACCINI E MANOVRE SUBDOLE DI "BIG PHARMA"


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

Obbligo vaccini: una manovra di Big Pharma. Parla il candidato al Nobel

Dietro i vaccini obbligatori Big Pharma e il terrorismo mediatico. L'obbligo è dannoso e pericoloso. Lo spiega Giulio Tarro pluricandidato al Nobel in medicina.

 “Non siamo un Paese scandinavo o anglosassone, manchiamo di conoscenza scientifica e allora qualcuno pensa al nostro posto, il Grande fratello, Big Pharma”, dice ridendo il virologo e professore Giulio Tarro, più volte (anche di recente) candidato al Nobel per la Medicina, allievo di Albert Sabin, presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera all’Unesco e autore di numerose ricerche presso le università statunitensi tra cui alcune sul rapporto tra virus e tumori. Una vera autorità nel campo. Napoletano, con un esperienza internazionale, dotato di una proverbiale ironia, ci ha parlato delle sue analisi e di come bisognerebbe approcciarsi al tema al di là delle bufale dei media.


“L'obbligo vaccinale di massa non ha alcun senso. E' controproducente. E' chiaro che la vaccinazione è un fatto positivo per la saluta delle popolazioni ma bisognerebbe fare un anamnesi di ogni caso, capire quale è la storia di ogni paziente. Siamo invece al cospetto di campagne di masse e medici che per principio dicono che i vaccini non hanno effetti collaterali. Ma è assurdo. Il vaccino è di per sé un farmaco e può avere effetti collaterali, anche gravi. Se immettiamo milioni di dosi e facciamo vaccinazioni di massa è ovvio che può essere dannoso per i soggetti immunodeficitari. Io sono per un Paese civile dove prevale la persuasione e il dialogo e si analizzi caso per caso”

E qual è la ragione di questa onda che li ha imposti in Italia?

“Hmm... la ragione è Big Pharma”, ride sottovoce, “Probabilmente l'Italia è stata scelta come pacemaker dei vaccini per dare il passo alle altre nazioni. Di recente in Francia ne hanno resi obbligatori 11. Una bella vaccinazione totale di massa...”

Ah...

“Vorremmo una pastiglia che ci protegga da ogni tipo di malattia al mondo, da tutto... e siamo a posto, ma la vita non funziona così. Dal 2000 a Davos si riuniscono non solo per i grandi problemi economici ma anche le grandi case farmaceutiche che cercano di fare vaccini per qualsiasi cosa. Ci sono campagne in giro che favoriscono il terrorismo mediatico. Addirittura qualcuno parla del ritorno del vaiolo (ride)”.

Quindi capiremo gli effetti di questa campagna di vaccinazione di massa fra qualche anno!?

“Ah, bisogna raggiungere l'immunità di gregge. Effettivamente se si riesce a vaccinare il 95% della popolazione poi abbiamo un 5% che vive a sbafo e può permettersi di non correre né rischi né malattie (ride). Dovremmo quindi vaccinare tutti i bambini dell'Africa, del sud est asiatico, del sud America. Oltre al fatto che sarebbe impossibile ci rendiamo conto di cosa significhi? Avremmo ben altri problemi”.

 Quindi lei dice che per proteggersi dalle malattie invece che pensare ai vaccini sarebbe più importante investire in alimentazione adeguata, istruzione, migliori condizioni igienico-sanitarie!?
“E certo. Bisogna tornare a Pasteur che diceva 'L'organismo è tutto e il microbo è niente'. E' l'organismo che deve essere in grado di far fronte alle malattie.”

Ci spieghi come è potuto accadere quanto vediamo oggi.

“Negli anni 80 c'è stato un notevole calo dell'uso dei vaccini, quando si è scoperto che si potevano citare i produttori in giudizio. Ad un certo punto solo tre case farmaceutiche erano rimaste a fare vaccini. Quando nel 1992 è stata fatta la legge, giustissima, per il risarcimento dei danni per le trasfusione e per i danni da vaccino si è previsto di fare un bugiardino per dare delle spiegazioni maggiori a chi fosse obbligato alle vaccinazioni. Ma non è mai stata scritto dal ministero. Oggi con Davos si è rilanciato il sistema.”

E cosa risponde al professor Stefano Burioni che dà del somaro a chi è contro i vaccini?

“Penso che Burioni capisca poco. I vaccini sono farmaci veri e propri ed è quindi ovvio che possano causare reazioni avverse. Se usati in modo generalizzato e di massa ancora peggio. E' ovvio che possono essere utili in alcuni soggetti, inutili in altri e dannosi in altri ancora. Ma non penso ci possa essere un colloquio con persone del genere. Le racconto un aneddoto?”

Dica.

Il 2 marzo scorso l'ordine dei biologi ha organizzato un convegno a Roma ed è nata una gran polemica se era legittimo o meno parlare di vaccini. Mi sono permesso di mandare una lettera dove dicevo che non serviva polemizzare. Bisognava prima discutere e ascoltare. Poi nel caso polemizzare, ma solo dopo aver discusso. Burioni mi ha risposto che non posso parlare perché ho 80 anni (ride). Nell'antichità si è inventata la categoria dei senatori che erano apprezzati se anziani perché avevano maggiore saggezza. E' proprio anche della cultura orientale. Ma qui il mondo è capovolto. Lui cerca solo di imporre l'ipse dixit aristotelico (avendolo detto lui, vale a dire una persona famosa e autorevole, non si può più discuterne, ndr) che è di per sé sbagliato. Io sono per il dialogo. Che vuole che le dica. L'aneddoto spiega già tutto.

E' disponibile da qualche giorno un suo libro “10 cose da sapere sui vaccini”, edito dalla Newton Compton, dove spiega anche come non sia vero che il fatturato delle grandi case farmaceutiche sui vaccini non sia irrilevante come sostengono in tanti.

“Miloud Kaddar, senior adviser e health economist dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha spiegato con documenti come i vaccini siano diventati il motore dell’industria farmaceutica. Lo spiego nel libro. Così qualcuno pensa per noi e noi siamo felici”.

Infatti Miloud Kaddar racconta che se è vero che nel fatturato farmaceutico globale i vaccini occupano un posto limitato (2-3 per cento) stanno godendo un esponenziale sviluppo economico. I vaccini sono diventati per l’industria una miniera d’oro: hanno moltiplicato il fatturato che da 5 miliardi di dollari nel 2000 è passato a quasi 24 miliardi nel 2013. E raggiungeranno i 100 miliardi di dollari entro il 2025 grazie ai 120 nuovi prodotti che sono stati programmati e di cui 60 vengono dichiarati rilevanti per i Paesi in via di sviluppo.

http://www.affaritaliani.it/cronache/obbligo-vaccini-uno-manovra-del-big-pharma-parla-il-candidato-al-nobel-532160.html



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venerdì 6 aprile 2018

ESOPIANETI E SIMULAZIONI DI ...ATMOSFERA



Siamo ormai a conoscenza da tempo di molti pianeti orbitanti fuori dal sistema solare che, secondo gli scienziati, potrebbero potenzialmente contenere gli ingredienti responsabili della vita. Tuttavia, spesso questi sono talmente lontani che gli esseri umani non sono in grado di raccogliere molte informazioni da essi. Un modo per aggirare il problema potrebbe essere rappresentato da una sorta di simulazione in laboratorio, delle condizioni atmosferiche di questi corpi cosmici, noti come eso-pianeti. Ora i ricercatori della Johns Hopkins University (JHU) hanno portato avanti queste simulazioni conducendo i primi esperimenti di laboratorio sulla formazione di foschia nell’ atmosfera di un eso-pianeta. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, aiuterà gli scienziati a creare queste simulazioni in modo più completo, come affermato da Sarah Horst, l'autrice principale ed assistente alla cattedra di Scienze Planetarie e Terrestri presso lo JHU. Mentre gli scienziati possono usare i telescopi per individuare (tramite spettroscopia) quali gas compongono le atmosfere degli eso-pianeti, il metodo non funziona purtroppo altrettanto bene con i corpi celesti che hanno atmosfere nebulose, in quanto la foschia, costituita da gas con particelle solide in sospensione, interagisce con la luce impedendo ai ricercatori di misurare correttamente e quindi individuare esattamente la composizione dei gas. Il team di ricerca è anche stato in grado di "modellare" le condizioni atmosferiche delle “Super-Terre” lavorando con una combinazione di gas che già conoscevano bene. In particolare, hanno mappato i diversi livelli di due gas principali: anidride carbonica e idrogeno, nonché aggiungendo vapore acqueo a cui sono stati  aggiunti poi altri quattro gas (elio, monossido di carbonio, metano, azoto). Questo metodo ha permesso di creare nove "pianeti virtuali". La ricerca è estremamente importante in quanto potrebbe fornire agli scienziati gli strumenti per prevedere meglio se un eso-pianeta simile alla terra, possa essere trascurato da una potenziale osservazione. Tutto ciò poiché molto probabilmente la Terra, nelle sue fasi primordiali, è stata protetta da una foschia come quella riprodotta in laboratorio.



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martedì 3 aprile 2018

IL RISONATORE TERMICO: DAL "MIT" NUOVI PROMETTENTI SVILUPPI PER L'ENERGIA ILLIMITATA


Energia illimitata per alimentare i dispositivi elettronici senza bisogno di utilizzare batterie, sfruttando semplicemente le variazioni di temperatura tra il giorno e la notte? Il MIT ha la soluzione, beh al meno per quanto riguarda l'alimentazione dei dispositivi di piccole dimensioni: si chiama risonatore termico.


La principale limitazione del risonatore infatti consiste proprio nella quantità di energia generata, che è ancora limitata, ma sufficiente per alimentare ininterrottamente per anni i dispositivi più piccoli. I vantaggi invece sono innegabili perché sfruttando semplicemente le oscillazioni della temperatura ambientale questo dispositivo non richiede l'utilizzo di alcuna fonte di energia non rinnovabile, non avendo dunque alcun impatto sull'ambiente. L'idea del risonatore termico in realtà di per sé è nota, la differenza sta nei materiali utilizzati dal MIT che hanno consentito di realizzare un prototipo tre volte più efficiente rispetto alle soluzioni note. Il MIT ha realizzato una struttura in una schiuma metallica di rame o nickel rivestita in grafene, materiale con una conducibilità termica elevatissima, e quindi riempita di una cera particolare chiamata ottadecano, un idrocarburo saturo della serie del metano, noto in diverse forme isomere, in grado di passare da solido a liquido e viceversa in un determinato range di temperature e che qui svolge quindi la funzione di buffer. Il materiale a cambiamento di fase immagazzina infatti il calore, mentre il grafene lo trasmette velocemente per generare corrente elettrica. Nei laboratori del MIT con questo risonatore termico sono stati in grado di produrre 350 mV e 1,3 mW in presenza di una variazione di temperatura di 10 gradi, una quantità di energia sufficiente per alimentare un piccolo sensore ambientale o un sistema di comunicazione.
Il risonatore del MIT può avere vari utilizzi, ad esempio recuperando il calore nei cicli on-off del motore dei frigoriferi o dei macchinari industriali oppure in abbinamento ai pannelli solari, producendo così energia anche in mancanza di sole. Lo scenario più affascinante però è forse quello che ne prevede l'utilizzo per alimentare indefinitamente lander e rover destinati all'esplorazione di pianeti, anche se in questo caso sarà prima necessario riuscire a incrementare ulteriormente sia la tensione che la potenza elettrica.

Da


domenica 1 aprile 2018

IL MISTERO DELLA RESURREZIONE



I Vangeli non descrivono la resurrezione, che non ha avuto testimoni, ma il rinvenimento del sepolcro vuoto ad opera delle discepole all'alba del 1° giorno dopo il sabato. Ma la prova del sepolcro vuoto, sin dall’inizio, si presentò come debole. Perciò, già nel vangelo di Matteo, compare traccia di un’accusa da parte ebraica ai discepoli di sottrazione del cadavere per simularne la risurrezione: 

“…alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: ’Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia’. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi” (Mt 28,10-15).

Il fino ad oggi rinvia a prima del 70, in quanto Matteo scrive prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme. Giustino (nel secolo II) riporta la stessa diceria: 

“È sorta un’eresia senza Dio e senza Legge da un certo Gesù, impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini dicendo che è risorto dai morti e asceso al cielo” (Dialogo con Trifone). Matteo risponde all’accusa, scrivendo che una guardia di sorveglianza al sepolcro era stata assicurata su richiesta dello stesso Sinedrio (Mt 27,62-66).

Ora, senza entrare nel merito di complesse questioni esegetiche e storiche, dalla polemica emerge un dato: ai tempi di Matteo la tomba era ritenuta da tutti vuota. Gli Ebrei lo spiegarono col trafugamento, i cristiani con la resurrezione, ma non sarebbero stati credibili né gli uni né gli altri, se nella tomba ci fosse stato il cadavere di Gesù ed è impensabile che non lo si sia verificato. E appare improbabile che l’asportazione del cadavere sia riconducibile ai sacerdoti, in quanto proprio loro avevano richiesto la guardia al sepolcro (Mt 27,64-66). Né possono essere stati i discepoli, che, colpevoli del trafugamento, davanti a chi li torturava, hanno preferito essere lapidati (Stefano), crocifissi a testa in giù (Pietro), bruciati vivi (Lorenzo), piuttosto che confessare.

Il racconto del IV Vangelo:

Scrivendo anni dopo i Sinottici, Giovanni dà del rinvenimento della tomba vuota una versione più ampia, soffermandosi, in particolare, su quanto visto all’interno. Il racconto evangelico inizia, in accordo con i Sinottici, dal momento in cui Maria di Magdala si reca di buon mattino alla tomba: “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, “e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: ‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!’” (Gv, 20,1-2). Si noti che, indicando giorno e ora, Giovanni vuole rimarcare che quanto sta descrivendo è effettivamente avvenuto. Quindi, si apprezzi una conferma rispetto ai Sinottici: una donna, Maria di Magdala, che fu tra le poche presenti alla crocifissione, è la prima testimone della tomba vuota. E dalle parole da lei rivolte a Pietro si capisce che non era sola: «…e non sappiamo dove l'hanno posto!».


Ma cosa vanno a fare le donne al sepolcro?

Vi si recano per il cordoglio. Esso doveva durare 3 giorni e comportava portare aromi e spargerli sulla tomba. Era invece assolutamente vietato riaprire la tomba di un cadavere in piena putrefazione. Sono, quindi, le donne “le prime in quell'alba del giorno dopo il sabato a vivere l'esperienza sconvolgente del sepolcro vuoto...” (G. Ravasi, I Vangeli della passione). Ed è questo un elemento di veridicità, perché “difficilmente un racconto com’è questo della sepoltura e risurrezione di Gesù, composto per motivi catechistici o apologetici, avrebbe messo in scena delle donne come testimoni della tomba vuota di Gesù” (Rinaldo Fabris, Gesù di Nazareth). Nell’Israele antico, infatti, la testimonianza della donna aveva poco, o nullo, valore giuridico.

Ma né la tomba vuota né la scomparsa del corpo sono segni inequivocabili, tant'è che le donne restano incerte: “entrate non trovarono il corpo del Signore. Mentre erano incerte per questo...” (Lc, 24,4). Tutte le supposizioni erano autorizzate, a cominciare dal furto, come pensa Maria di Magdala e come sosterranno i detrattori della resurrezione.



Alla notizia della Maddalena Pietro e Giovanni corrono insieme al sepolcro, ma Giovanni, più giovane, arriva per primo: “Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò” (Gv 20,3-5). Il “chinatosi” è un frammento di ricordo diretto. L'archeologia ha confermato infatti che, come tutte quelle dei notabili d'Israele, anche la tomba di Giuseppe d'Arimatea era scavata nella roccia. L’apertura era più bassa della statura di un uomo, cosicché, per entrarvi, o anche solo per guardarvi dentro, occorreva "chinarsi"; proprio come raccontano Luca e Giovanni. Giovanni, dunque, guarda senza entrare, attendendo Pietro, per una forma di riguardo e, al contempo, perché resta bloccato da quanto intravede. Pietro entra per primo nel sepolcro e vede, ma non comprende. Invece Giovanni entrando “e vide e credette”: “Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette” (Gv 20,6-8). Ma perché l’altro discepolo (così Giovanni si nomina) credette, a differenza di Pietro che, pur vedendo, “tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto” (Lc 24,12), non avendo ancora “compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti” (Gv 20,9)?

Dal contesto si evince che “credette” non si riferisce alla tomba vuota, ma a quanto visto là dentro, a qualcosa che lo indusse di colpo a credere. Cosa? La versione CEI del vangelo, ricalcando la Vulgata di San Girolamo, traduce indifferentemente con vedere i 3 diversi verbi greci usati da Giovanni (blépei, theórei, eíden). Si perde così una sfumatura importante, con la quale l'evangelista sembra aver voluto indicare una progressione: dal primo constatare con perplessità al contemplare successivo, per arrivare al vedere pienamente, avendo ormai piena contezza. Eiden (vide) è, quindi, immediatamente collegato a episteusen (credette). Giovanni “e vide e credette”, ossia credette nel momento stesso in cui vide.

Questa simultaneità esprime cosa avviene nella coscienza di Giovanni, che non inizia a fare supposizioni o riflessioni teologiche, ma in modo fulmineo crede. Giovanni è l'apostolo prediletto, “colui che Gesù amava” (Gv 21,20), colui che nell’ultima cena “stava adagiato sul suo petto” (Gv 13,23). Gli è rimasto vicino fin sotto la croce e Gesù gli ha affidato Maria, cosicché “da quell’ora la prese con sé” (Gv 19,26-27). Egli, che ha espresso un amore profondo per il suo rabbi, fra tanti che entrano nel sepolcro, è il solo che non resta frastornato, ma crede. Perché? 

Per dare una risposta sensata, bisogna prima interrogarsi su: “che valore ha quest'attenzione così minuziosa alle fasce di lino che legavano mento, piedi e braccia di Gesù e al sudario che gli copriva il volto? Perché questa descrizione accurata della loro posizione all'interno della camera sepolcrale? Perché i lini diventano un simbolo della risurrezione di Cristo?” (Gianfranco Ravasi, I Vangeli della passione). Sono tutti particolari che rimandano alle tecniche, agli usi, ai costumi funerari, dell’Israele antico. Occorrerà, quindi, esplorare in questa direzione.


La sepoltura di Gesù:

Gesù morì, stando ai Sinottici, all'ora nona (3 del pomeriggio), ma le operazioni per la sepoltura iniziarono più tardi, quando, “venuta la sera” (Mt, 27,57; Mc, 15,42), occorreva non attardarsi per il sopraggiungere del sabato. Ciononostante la preparazione del corpo fu accurata e completa (non affrettata e provvisoria). “Giovanni, usando il verbo “entafiazo”, che significa esattamente ‘preparare un cadavere per la sepoltura’ e non semplicemente ‘seppellire’, descrive con precisione come essa di fatto avvenne” (Antonio Persili, Sulle tracce della resurrezione). La preparazione dovette iniziare con l'acquisto del lenzuolo da parte di Giuseppe d’Arimatea: “egli, allora, comprato un lenzuolo...” (Mc 15,46). Da esso (un rotolo di tela di alcuni metri) fu ricavata la sindone, in cui il Gesù fu avvolto, come specificano i Sinottici: “lo avvolse in un lenzuolo” (Mc. 15,46; Mt. 27,59; Lc. 23,53). Sindón che, in senso secondario, significa “lenzuolo” (vela, vessillo ecc.), in senso primario è “tessuto di lino”, "tela". Non c’erano lenzuoli funerari da comprare: i morti erano sepolti dagli Ebrei con le loro vesti. Gesù invece era completamente nudo (tranne, forse, uno straccio alle reni), poiché le sue vesti, come per ogni condannato a morte, erano state spartite fra i soldati. Giovanni riferisce dell'uso degli unguenti per la preparazione del cadavere e, dando per scontato il previo avvolgimento nella sindone, descrive la fase successiva dell’imbalsamazione:

  “Presero dunque il corpo di Gesù e lo legarono con panni di lino (othonia in greco) insieme con aromi, come è usanza di seppellire presso i Giudei” (Gv. 19,40). Ai panni di lino fa un breve cenno anche Luca raccontando di Pietro che accorre al sepolcro vuoto dopo l’annuncio delle donne (Lc 24,12). Le othonia erano le grosse fasce con le quali fu avvolto il corpo di Gesù, escludendo la testa. Furono ricavate dallo stesso rotolo di tela da cui era stata ricavata la sindone. Non erano semplici bende, perché per indicare queste Giovanni, descrivendo quelle che legavano il cadavere di Lazzaro, usa il termine keiria (Gv 11,44).Messe attorno al corpo sino a coprire interamente il lenzuolo e usate per legarlo, le fasce avevano anche la funzione di impedire una rapida evaporazione del liquido aromatico (la “mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre” portata da Nicodemo – Gv 19,39), che si sarebbe verificata se la sindone fosse stata a contatto con l'aria. Un’altra parte del liquido fu versata sulla pietra sepolcrale a preparare un letto di profumi e un’altra servì per ungere le pareti interne della tomba. Coordinando i particolari dei Sinottici e giovannei, se ne ricava che il corpo del Crocifisso deve essere stato interamente avvolto in una grande tela: la sindóne. Tale avvolgimento previo era necessario per evitare di toccare direttamente il cadavere onde non incorrere in una grave impurità e per obbedire ad una specifica prescrizione della Legge, che imponeva di seppellire il defunto di morte violenta con il suo "sangue di vita", senza detergerlo (mishna Rabba). Perciò il corpo non venne lavato, ma avvolto semplicemente.

L’operazione di avvolgimento e legamento fu preceduta e seguita dall'applicazione di 2 sudari: il primo, all'interno della sindone, con funzione di mentoniera (per impedire che la bocca si spalancasse per il cedimento dei muscoli della mandibola), il secondo, all'esterno, per completare l'avvolgimento e il legamento. Quando tutto fu finito, il corpo fu trasportato all'interno, sul banco scavato nella roccia e “fu rotolata una grande pietra sulla porta del sepolcro” (Mt 27,60).

La resurrezione vista da Giovanni:

Per capire cosa vide Giovanni e perché credette subito nella risurrezione bisogna leggere il testo originale greco (lo faremo traslitterando in caratteri latini): “…kai parakupsas blepei keimena ta othonia, u mentoi eiselthen”. (Gv. 20,5).La Bibbia CEI traduce: “Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò”. Ma uno studioso, don Antonio Persili, già parroco a Tivoli per molti anni, morto nel 2011, che dedicò una vita allo studio di quei versetti ha offerto una diversa traduzione: “Chinatosi, scorse le fasce distese, ma non entrò”. Il punto è dirimente, tant’è che l’evangelista, in ciascuno dei due versetti seguenti (6 e 7), torna a farvi riferimento. Che cosa ha voluto comunicarci Giovanni, ripetendo 3 volte in 3 versetti successivi keímena tà othónia?Se traduciamo keímena (participio del verbo keimai, corrispondente al latino jacere) con distese, piuttosto che per terra, e othónia con fasce, piuttosto che con bende, equivalenti ad una copertura completa sino al collo, ecco che vediamo configurarsi l’immagine che Giovanni si trovò di fronte quel giorno in quella tomba vuota. Così commenta il Persili: “Il significato che Giovanni vuol dare a questo verbo è far risaltare che prima le fasce erano rialzate (…), perché all'interno c'era il corpo; dopo la Risurrezione, invece, le fasce erano abbassate, distese (…), giacendo nel medesimo posto in cui si trovavano quando contenevano il cadavere di Gesù”.

Keimai significa, dunque, giacere, essere disteso, seduto, steso, orizzontale e “si dice di una cosa bassa in opposizione ad una elevata, eretta, come per esempio il mare calmo rispetto al mare agitato” (così nel vocabolario greco-italiano Bonazzi). Si aggiunga che Girolamo nella Vulgata traduce keímena tà othónia con linteamina posita, dove il participio posita (=messe giù) rende l'idea delle fasce distese e vuote. “Perciò – conclude Persili - le due parole keímena tà othónia si devono tradurre come ‘le fasce distese’, ma intatte, non manomesse, non disciolte (...). Esse costituiscono la prima traccia della Risurrezione: era infatti assolutamente impossibile che il corpo di Gesù fosse uscito dalle fasce; semplicemente rianimato, o che fosse stato asportato, sia da amici che da nemici, senza svolgere quelle fasce o, comunque, senza manometterle in qualche maniera”. (Sulle tracce del Risorto). 

Ma una seconda traccia della resurrezione Giovanni riscontrò nella posizione del sudario. Risulta, infatti, così sorprendente la posizione del sudario, quello che stava a diretto contatto del corpo, che Giovanni usa un intero versetto di 20 parole per descriverlo: “…kai to sudarion, o en epi tes kefales autu, u meta ton othonion keimenon alla khoris entetuligmenon ei sena topon” (Gv. 20,7). E anche in questo caso abbiamo una diversa traduzione: “e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte” (CEI)“e il sudario, che era sul capo di lui, non con le fasce disteso, ma al contrario avvolto in una posizione unica” (Persili).

Il sudario era “non per terra con le bende”, appiattito sulla pietra sepolcrale, ma in una posizione rialzata e, per questo, singolare, unica, sorprendente. Persistendo in posizione rialzata, continuava, infatti, a conservare la forma ovale del capo intorno a cui era stato legato. Così commenta un biblista argentino: “La prima frase, in greco, non recita che ‘non era insieme al lenzuolo’, ma che ‘non era disteso come il lenzuolo’. La seconda parola, poi, non significa ‘piegato’ bensì ‘arrotolato’. (…) il sudario che prima era stato legato intorno al capo di Gesù non era più disteso, liscio, come il lenzuolo. (...) continuava ad essere arrotolato e a conservare la sua forma ovale, come se si ostinasse a circondare ancora il volto del Signore, che in realtà non c'era più e che sembrava che si fosse smaterializzato” (A. A.Valdés, Cosa sappiamo della Bibbia?).


Il segno della resurrezione:

Il segno della resurrezione non sono le apparizioni, riservate ai discepoli (non a “farisei e sadducei”) né la tomba vuota, che non rappresenta un argomento credibile di per sé, in quanto la semplice scomparsa del cadavere autorizzava diverse supposizioni, a cominciare dal furto. Fasce e sudario rimasti intatti nell’assenza del corpo che avvolgevano costituiscono invece il segno che induce Giovanni a credere. “La mancanza di ogni segno di effrazione e di manomissione nelle tele, dalle quali nessuno poteva essere uscito o essere stato estratto, e quella posi­zione "incomparabile" del sudario, ancora alzato, ma sul vuoto del lenzuolo sottostante distesosi sulla pietra del sepolcro; giustificherebbe l'immediato comprendere di Giovanni e il suo arrendersi - per primo nella storia - alla realtà di una risurrezione che aveva lasciato tracce mute ma così eloquenti”. (V. Messori, Dicono che è risorto).


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