IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 21 luglio 2017

L'UOMO E L'ESPLORAZIONE SPAZIALE: LA DIFFICOLTA' PRINCIPALE E' SOLO QUELLA FINANZIARIA? OPPURE...



Spedizione su Marte rimandata, per la Nasa è (ancora una volta) una questione di soldi.

Spedizione su Marte rimandata per problemi di budget. La notizia, che ha fatto in poche ore il giro del web, arriva direttamente dalla Nasa. Troppo costoso approntare un piano di superficie, meglio puntare alla Luna.

Non c'è quindi una vera e propria data ipotizzabile per pensare ad una spedizione sul Pianeta Rosso. Marte e i marziani possono attendere. È una questione di budget. I soldi per la tecnologia necessaria non ci sono. A dirlo è stato William Gerstenmaier, in occasione del Propulsion Energy Forum organizzato ad Atlanta dall'Istituto americano di aeronautica e astronautica (AIAA). “Non posso stabilire una data per l'uomo su Marte” ha detto Gerstenmaier, rispondendo a una domanda in sala. “La motivazione è il budget che, anche se è aumentato del 2%, non consente di sviluppare i sistemi di superficie adatti al Pianeta Rosso. L'ingresso, la discesa e l'atterraggio su Marte rappresentano una vera sfida”. Le fasi per un spedizione di superficie sono estremamente delicate e la tecnologia ha il suo peso. Il responsabile della Nasa ha, infatti, spiegato che se i rover atterrati fino ad ora su Marte pesano circa una tonnellata, per trasportare una spedizione umana dovranno pesare almeno 20 volte di più. “Macchine” dal costo che supera qualunque budget ipotizzato. Resta poi l'incognita tecnologica: usare una retropropulsione supersonica o ipersonica? Domande e problemi senza risposta che allontanano la data di una possibile esplorazione marziana. Ma la Nasa non ferma del tutto le proprie attività. Se per il Pianeta Rosso, con tutte le sue incognite, non ci sono soldi a sufficienza, ecco rispuntare la Luna. Per il satellite terrestre ci sono più possibilità (e soldi) di ipotizzare la costruzione di una stazione lunare. Con il programma “Deep Space Gateway – conclude infine William Gerstenmaier – potremmo essere in grado di supportare un vasto programma di superficie”. C'è poi l'alternativa fondi privati. Con l'aiuto di fondi provenienti da aziende private interessate alle spedizioni spaziali tutto potrebbe tornare in gioco anche l'orizzonte marziano del 2030.

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lunedì 17 luglio 2017

IL MISTERO PELIZZA - MAJORANA ENTRA UFFICIALMENTE NEL MONDO ACCADEMICO

                                       Rolando Pelizza                       Ettore Majorana

Il mistero Pelizza-Majorana  svelato al mondo accademico  in un congresso scientifico  internazionale in California.
Gli studiosi Franco Alessandrini, ingegnere e docente universitario,  e Roberta Rio, storica austriaca, hanno partecipato  al convegno “Scienza e Coscienza” dal 5 al 10 Giugno 2017  a San Diego, con la relazione “La Fisica del Terzo Millennio,  Il ponte tra la scienza e l’Oltre”. Rivelati i segreti della macchina “che annichilisce la materia, produce energia, trasmuta i metalli  e trasferisce cose e esseri viventi in altre dimensioni”

di Rino Di Stefano


                                                  Il logo del congresso di San Diego
Il mondo accademico internazionale comincia a porsi domande sull’incredibile storia di Rolando Pelizza circa la vita e le scoperte scientifiche di Ettore Majorana, dopo la sua scomparsa nel 1938. A esporre pubblicamente quella che è stata definita la Fisica del Terzo Millennio, sono stati Francesco Alessandrini, ingegnere civile e docente di materie geotecniche presso l’Università di Udine, e Roberta Rio, storica austriaca di origini italiane, specializzata in Paleografia, Archivistica e Diplomatica, nonché membro dell’Associazione degli Storici della Germania. La presentazione pubblica della storia Pelizza-Majorana è avvenuta durante il convegno mondiale “The science of consciousness” (La scienza della coscienza), svoltosi a San Diego, in California, dal 5 al 10 giugno 2017. La relazione “Third Millennium Physics – The bridge between science and the Beyond” (La Fisica del terzo Millennio – Il ponte tra la scienza e l’Oltre) è stata presentata nel pomeriggio di giovedì 7 giugno nell’ambito della sessione C15 “Consciousness and Models of Reality” (Coscienza e Modelli della Realtà) direttamente dall’ingegner Alessandrini. In contemporanea con questo evento, in Italia e nel mondo usciva in autopubblicazione (Edizioni Il Mio Libro) un volume in due versioni:
 
 
 “La macchina – Il ponte tra la scienza e l’Oltre” nell’edizione italiana, e “The Machine – The bridge between science and the Beyond”, nell’edizione inglese, sempre degli autori Roberta Rio e Francesco Alessandrini. Ma cosa c’è di tanto inusuale nella presentazione della relazione al convegno scientifico mondiale di San Diego e nella pubblicazione di quel volume? La risposta è semplice: per la prima volta due studiosi accademici italiani hanno parlato in un contesto internazionale della storia di Rolando Pelizza e della famosa macchina, attribuita a Ettore Majorana, in grado di annichilire la materia trasformandola in energia pura, e non solo. Tra l’altro, questa relazione, L'ing. Francesco AlessandriniLa dott.ssa Roberta Riosempre in inglese, è stata pubblicata sul sito scientifico mondiale ACADEMIA.EDU, che conta 53.084.680 accademici iscritti in tutto il mondo. Basterebbe questo numero per rendersi conto di quale sia stata la divulgazione della notizia a livello internazionale. L’evento, inoltre, è rilevante anche perché in Italia, nonostante la documentazione, le foto, le perizie e le prove inerenti l’esistenza e l’operatività della famosa macchina, la scienza ufficiale ignora volutamente la storia di Rolando Pelizza e non prende in alcuna considerazione l’ipotesi che, effettivamente, Ettore Majorana potrebbe davvero essersi nascosto in un convento di clausura quel 27 marzo del lontano 1938, appena sbarcato nel porto di Napoli dal traghetto Tirrenia proveniente da Palermo. Così come, vent’anni dopo, nel 1958, potrebbe aver conosciuto casualmente un giovane bresciano, rispondente al nome di Rolando Pelizza, e potrebbe averlo fatto diventare il suo discepolo insegnandogli le nozioni di una nuova e rivoluzionaria fisica. Quella stessa fisica che negli anni Settanta sarebbe poi diventata una macchina in grado di compiere operazioni che, alla luce di quanto sappiamo fino ad oggi, non può che apparire assolutamente fantascientifica. Il condizionale è d’obbligo, ovviamente, non essendoci alcun atto ufficiale o giudiziario che certifichi tale presunta realtà. Ma è pur vero che esiste una tale valanga di prove e indizi da far nascere il ragionevole dubbio che, se questa storia non è stata ancora ufficialmente indagata, forse è perché qualcuno non vuole che si conosca. Ma limitiamoci a prendere atto di quanto è accaduto e vediamo che cosa c’è scritto nella relazione presentata a San Diego. Con una premessa: quel documento altro non è che la sintesi di quanto c’è scritto nel libro del duo Rio-Alessandrini. Il volume, in pratica, costituisce un ulteriore approfondimento del messaggio che i due autori hanno voluto lanciare al mondo, cogliendo l’occasione del convegno scientifico californiano.
…continua a leggere l’articolo qui:
http://www.rinodistefano.com/it/articoli/mistero-pelizza-majorana-mondo.php


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mercoledì 12 luglio 2017

IL DECIMO PIANETA DEL SISTEMA SOLARE: ESISTE DAVVERO?



Sistema solare, spunta il decimo pianeta (e crescono i dubbi sul nono)

Una 'presenza' della massa di Marte che si troverebbe a circa 60 miliardi di chilometri dal Sole. Lo suggerisce uno studio sulle anomalie dell'orbita di 600 oggetti lontani. Crescono invece i dubbi sulla reale esistenza di 'Planet nine', a lungo ipotizzato e mai osservato. Ora si spera nel James Webb space telescope
 
"Fuori uno dentro un altro. La conta dei pianeti del Sistema solare è sempre ferma a otto ma mentre l'ormai famigerato Planet nine, un colosso che si ipotizzava potesse esistere a una distanza di almeno 60 miliardi di chilometri dal Sole, potrebbe essere stato solamente un abbaglio degli scienziati, un'altra possibile presenza spunta un po' più vicino.  Già qualcuno già lo chiama “Planet ten”, anche se nessuno l'ha visto. Come per il Nine, si tratta di un'ipotesi fatta osservando il comportamento di altri oggetti della fascia di Kuiper: anche la loro 'strana' orbita infatti potrebbe essere spiegata con una 'presenza' di dimensioni planetarie, con una massa compresa tra quella di Marte e quella della Terra. Ci potrebbe essere un nuovo pianeta dunque nel Sistema solare, è quello che sostiene un team di ricercatori del Lunar and Planetary Laboratory presso lUniversity of Arizona, in uno studio di prossima pubblicazione su The Astronomical Journal e consultabile online sul sito di peer review arXiv.  La fascia di Kuiper è una regione esterna del Sistema solare che ospita milioni di piccoli oggetti, tra asteroidi e pianeti nani, non ultimo Plutone.
 
 Analizzando il piano orbitale di questi oggetti, i ricercatori hanno notato che da una certa distanza in poi, rispetto al Sole, il comportamento di 600 di essi risulta 'stravagante'. Mentre la maggioranza della popolazione della fascia si mantiene sul “piano orbitale invariabile”, cioè coerente con tutti gli altri pianeti del Sistema solare, gli altri mostrano un comportamento bizzarro. Una inclinazione di ben 80 gradi rispetto al normale.  Ci deve essere qualcosa che li disturba. “La spiegazione più probabile ai nostri calcoli è che qualcosa che ha una massa come quella di Marte causa questa deviazione” spiega Kat Volk, autore dello studio assieme a Renu Malhotra.  Secondo i ricercatori la possibilità che si tratti di una oscillazione statistica, per così dire di un 'caso', è molto bassa. Ma perché un oggetto così importante non è ancora stato scoperto con i telescopi? La spiegazione, secondo ricercatori, sta innanzi tutto nella sua distanza. Se davvero esiste, si trova a circa 60 Unità astronomiche (una unità astronomica corrisponde alla distanza della Terra dal Sole: circa 150 milioni di chilometri), qualcosa come nove miliardi di chilometri, il doppio della distanza a cui si trova Nettuno, che è il più esterno dei pianeti. La sua osservazione, inoltre, potrebbe essere stata impedita dal centro galattico molto luminoso, sullo sfondo. Insomma, non abbiamo ancora cercato abbastanza bene e non con gli strumenti giusti.  Sembra mettersi male invece per il Planet Nine. Anche la sua presenza era stata ipotizzata partendo dalle osservazioni di alcuni corpi ghiacciati della fascia di Kuiper, la cui particolare disposizione poteva essere causata dall'influenza gravitazionale di un gigantesco corpo celeste ancora sconosciuto. Uno studio, coordinato dalla University of Victoria in Canada, pubblicato su arXiv, non ancora passato al vaglio della comunità scientifica, pone dubbi sulle osservazioni a supporto della tesi di un pianeta gigante (dieci volte la massa della Terra) che si troverebbe tra le 400 e le 1.500 Unità astronomiche dal Sole.  I motivi dei nuovi dubbi riguardano la qualità delle osservazioni, che in alcuni casi sarebbero state compromesse dal meteo non favorevole. Inoltre proprio la luminosità della Via Lattea comprometterebbe il campo visivo, consentendo osservazioni solo in alcune zone del cielo. Secondo gli scienziati, questo non esclude l'esistenza del Planet Nine. Ma servono più dati, più osservazioni.  Le speranze per trovare, se esistono, questi due 'pianeti fantasma', sono affidate allo strumento più potente che l'uomo metterà in orbita tra poco più di un anno: il James Webb space telescope, atteso come una vera rivoluzione.
 
 
 
confronto tra il vecchio Hubble (a dx) ed il nuovo JWST
 
Sarà lanciato a ottobre 2017 e tutto l'ambiente della ricerca astronomica si aspetta grandi rivelazioni dal suo occhio senza precedenti. Dalle origini dell'Universo alla caccia di nuovi pianeti, anche nel 'cortile' di casa nostra.

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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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venerdì 7 luglio 2017

IL BAMBINO CHE SCONFISSE IL GIGANTE E RIDIEDE SAPORE ALLA "VITA".


"l’ipocrisia si scioglie ed emerge la contrapposizione chiara tra posizioni antropologiche nettamente distinte, e cioè da una parte chi ritiene che la vita sia un bene indisponibile e quindi assolutamente illecita la sentenza dei tribunali inglesi, soprattutto contro il volere dei genitori, dall’altra chi dà alla vita un valore in termini di prestazioni ed efficienza, per cui essere gravemente disabile è già di per sé un valido motivo per eliminarla"

 
"Charlie sta rappresentando una vera benedizione per l’Europa: con la sua sola travagliata esistenza, sta costringendo la gente al dibattito, mobilitando esperti e persone semplici, tutti chiamati a riflettere, in profondità, sul valore della vita.

Dieci mesi soltanto, eppure è come un ciclone.

Ecco quanto vale una vita".


Charlie Gard, cos’è la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale e perché (per ora) non c’è cura.

Sono solo poche decine in tutto il mondo i bambini come Charlie Gard, il piccolo paziente inglese di dieci mesi, per il quale la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha dato il via libera alla sospensione delle cure da parte dei medici del Great Ormond Street Hospital britannico. Il piccolo Charlie ha una malattia genetica considerata rara, o orfana, una di quelle patologie, cioè, così definite perché colpiscono meno di una persona ogni 2000.

La malattia di Charlie Gard si chiama sindrome da deplezione del Dna mitocondriale. È una patologia che si manifesta precocemente, già nelle prime settimane o mesi di vita. Colpisce solo gli individui in cui entrambe le copie dei geni interessati sono difettose. I portatori, quindi, sono sani, non manifestano i sintomi della malattia. La sindrome da deplezione del Dna mitocondriale appartiene a un gruppo di malattie genetiche che porta alla riduzione della quantità di Dna contenuta nei mitocondri, e quindi a un loro malfunzionamento. Queste strutture, delle dimensioni di un batterio, sono le centrali energetiche delle cellule. Al loro interno è, infatti, sintetizzata la molecola usata dal nostro organismo come moneta di scambio per le attività più dispendiose. Per questo, un loro malfunzionamento colpisce maggiormente organi come il cervello, i muscoli e il fegato, che necessitano di un continuo apporto energetico per poter funzionare al meglio. I mitocondri sono le uniche componenti di una cellula, oltre al nucleo, a contenere un proprio Dna. Si pensa, infatti, che in passato queste strutture cellulari fossero, in realtà, degli organismi primitivi. Dei batteri che avevano imparato a utilizzare l’ossigeno, da poco comparso nell’atmosfera della Terra primordiale, per produrre energia. E che nel tempo si sono evolute, instaurando una sorta di patto di collaborazione con le primitive cellule, meno efficienti dal punto di vista energetico. “Si conoscono tre forme principali di sindrome da deplezione del Dna mitocondriale: la prima colpisce prevalentemente la muscolatura scheletrica, la seconda interessa sia i muscoli che il sistema nervoso e l’ultima, invece, il fegato e in alcuni casi il cervello. Tutte, però, sono accomunate da difficoltà di alimentazione e di accrescimento nonchè da debolezza muscolare. Come per le altre cosiddette malattie mitocondriali non esiste, al momento, una cura, e si fa ricorso a trattamenti finalizzati solo ad attenuarne i sintomi”. Come nel caso del piccolo Charlie, tenuto in vita dai macchinari. Per il bimbo inglese, intanto, i medici che si occupano di malattie rare all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – che si è già detto pronto ad accoglierlo -, secondo quanto riferisce la presidente Mariella Enoc, sono al lavoro con altri esperti internazionali, tra cui alcuni studiosi statunitensi, per mettere a punto un protocollo di trattamento sperimentale. Dal Regno Unito, però, al momento sono arrivate solo risposte negative riguardo la possibilità di un trasferimento del bambino in Italia.  


LONDRA: IMPOSSIBILE PORTARE CHARLIE IN ITALIA; BORIS JOHNSON RISPONDE "NO GRAZIE"

Quaranta eurodeputati esprimono in una lettera il loro fermo “appoggio alla famiglia di Charlie Gard“, il bimbo inglese colpito da una rarissima malattia a cui i medici vogliono staccare la spina contro la volontà dei genitori, esprimendo la loro preoccupazione al riguardo. E il Bambino Gesù di Roma si offre di assisterlo. Ma la risposta di Londra alla richiesta dell'Italia di ricoverare il piccolo a Roma per tenerlo in vita è un fermo no. E' impossibile accogliere l'offerta di ricoverare il piccolo all'ospedale Bambino Gesù di Roma, ha detto infatti il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson rispondendo al titolare della Farnesina Angelino Alfano, in un colloquio telefonico. Johnson ha espresso gratitudine e apprezzamento per l'offerta italiana ma ha spiegato che ragioni legali impediscono alla Gran Bretagna di accoglierla.

La lettera degli eurodeputati:

Intanto, in una lettera al Parlamento europeo, 40 eurodeputati hanno espresso “il nostro pieno appoggio alla famiglia di Charlie Gard” esprimendo la loro preoccupazione “per il risultato oltraggioso di un caso che infrange i valori fondamentali dell'Europa, in particolare il diritto alla vita”. “L'amore per il proprio bambino spesso conduce i genitori a superare quello che è normalmente possibile; proprio come nel caso di Chris Gard e Connie Yates, che sono riusciti a raccogliere 1,4 milioni di dollari” per finanziare “procedure mediche innovative eticamente sostenibili”, continua il documento. “Hanno trovato con successo un trattamento sperimentale negli Stati Uniti”. Poi un interrogativo: “Come è possibile che anche oggi, nel ventunesimo secolo, in tempi in cui noi stessi definiamo la nostra epoca come quella che rispetta i valori fondamentali della vita e della dignità umana, il Regno Unito non agisca nel migliore interesse dei suoi cittadini?”. La missiva si conclude così: “Noi, sottoscrittori deputati del Parlamento europeo, intendiamo rispondere con un chiaro 'no' e condanniamo fermamente la vergognosa condotta che minaccia questi valori della nostra società civile”.


CHARLIE, ECCO QUANTO VALE UNA VITA

Charlie è ancora vivo.

Ogni giorno è un’opportunità in più che alimenta la speranza.

Dopo il tweet del Papa e quello di Trump, pare essersi innescato un meccanismo a catena per cui tutti i media mondiali sono stati costretti ad accendere i riflettori sulla vicenda (in modo più o meno utile). Poche ore dopo il tweet di Trump, addirittura un ospedale statunitense si è offerto di provare il trattamento su Charlie gratuitamente, se ci sono le condizioni per permettergli la trasvolata atlantica (fonte il Sun). L’ospedale Bambino Gesù di Roma aveva già manifestato due giorni fa la sua disponibilità ad accogliere il piccolo malato, ma il ministro britannico Boris Johnson aveva subito gelato gli entusiasmi comunicando al titolare della Farnesina Angelino Alfano, nel corso di un colloquio telefonico, che ragioni legali impedivano alla Gran Bretagna di accettare l’offerta. In compenso manifestava la gratitudine di rito per l’interessamento. Il segretario di Stato Vaticano, il cardinal Pietro Parolin ha anche aggiunto che la Santa Sede, “farà il possibile per superare gli ostacoli legali che non consentono il trasferimento del piccolo Charlie Gard al Bambino Gesù”. Intanto su Quotidianosanità.it Alberto Gambino, giurista, ordinario di diritto privato all’Università Europea di Roma e presidente di Scienza & Vita ha dichiarato: “Non comprendo quali siano le motivazioni legali addotte dal Great Ormond Street Hospital di Londra per non trasportare il piccolo Charlie in Italia presso il Bambin Gesù. Agli atti processuali, infatti il 21° statement della decisione dell’High Court of Justice statuisce espressamente che ‘Transporting Charlie to the USA would be problematic, but possible’”. “Ciò indica inequivocabilmente – aggiunge Gambino – come è tecnicamente possibile il trasferimento di Charlie negli Usa, così lo può essere anche in Italia nella struttura ospedaliera Bambino Gesù”. “Sarebbe, del resto, davvero in contrasto con lo spirito tipicamente liberale anglosassone privare per motivi burocratici della libertà di circolazione e di cura un essere umano malato e costringerlo a morire nel suo luogo di residenza”. Una frase un po’ pilatesca, ma possibilista, che non spegne le speranze. E così ieri mattina la mamma di Charlie ha parlato con i medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma dopo il contatto del giorno prima con la presidente Enoc, e si sono chiariti quali sarebbero questi impedimenti legali: esiste una sentenza che va rispettata. “Se noi fossimo disposti a eseguire la sentenza della Corte Suprema l’ospedale inglese potrebbe accettare il trasferimento di Charlie a Roma. Ma l’ospedale Bambino Gesù non può considerare questa opportunità”, ha riferito Mariella Enoc. In queste ore infatti sono continuati i contatti fra la direzione dell’ospedale romano e le autorità inglesi, così come con la famiglia del bambino. “Loro non possono trasportare il bambino a meno che non applichiamo il protocollo indicato dalla Suprema Corte, che prevede di non praticare nessuna cura al bambino e di staccare la spina. È ovvio che abbiamo risposto di no”. Finalmente si è sentita una parola anche da parte del governo inglese: Theresa May rispondendo durante il Question Time alla Camera dei Comuni a una domanda sul caso del piccolo Charlie rivolta dalla deputata laburista Seema Malhotra che chiedeva della possibilità di trasferire il neonato ricoverato a Londra negli Usa per sottoporlo a una terapia sperimentale, evitando quindi che gli venga staccata la spina come invece hanno stabilito i medici e le autorità del Regno, ha risposto: “Sono fiduciosa sul fatto che il Great Ormond Street Hospital stia valutando ogni offerta su nuove informazioni” che gli arriva considerando “il benessere di un bambino gravemente malato”. Su SIR l’altro ieri alle 10:03 è stata pubblicata anche una lettera appello di 40 eurodeputati per la vita del piccolo inglese: “Esprimiamo il nostro pieno appoggio a Charlie Gard, a Chris Gard e a Connie Yates. Ci riteniamo obbligati ad esprimere le nostre preoccupazioni più profonde riguardo al risultato oltraggioso del caso di Charlie, che infrange i valori fondamentali dell’Europa, in particolare il diritto alla vita, il diritto alla dignità umana e all’integrità personale”. “Charlie Gard è un bambino di 10 mesi che soffre di una condizione medica rara e minacciosa per la vita, attualmente dipendente dal supporto alla vita in uno degli ospedali di Londra”, spiegano i deputati europei. “I suoi medici hanno concluso che egli non ha più diritto di vivere in questo mondo e hanno chiesto l’approvazione dei tribunali per interrompere la sua cura salvavita, inclusa la nutrizione e l’idratazione. Purtroppo, sia i giudici nazionali che la Corte europea dei diritti dell’uomo si sono identificati con il ragionamento dei medici e hanno deciso di mettere fine alla vita di Charlie in assoluta contraddizione con la volontà dei suoi genitori”. “Come è possibile che anche oggi, nel ventunesimo secolo, in tempi in cui noi stessi definiamo la nostra epoca come quella che rispetta i valori fondamentali della vita e della dignità umana, il Regno Unito non agisca nel migliore interesse dei suoi cittadini?”.

La missiva si conclude così:

“Noi, sottoscrittori deputati del Parlamento europeo, intendiamo rispondere con un chiaro ‘no’ e condanniamo fermamente la vergognosa condotta che minaccia questi valori della nostra società civile”. Tra i firmatari figurano eurodeputati di diversi Paesi. Forse c’è ancora speranza per questa Europa, se le coscienze si riaccendono. Sull’altro fronte, la stampa americana parla di inutile accanimento, di follia dei genitori che perseverano in un’illusione che prolunga inutilmente le sofferenze del bambino. Sul Times è apparso un articolo, dopo il tweet di Trump, dai toni assai acidi, che si conclude in modo inquietante: «Il professor Truog, della Harvard Medical School, ha osservato che gli Stati Uniti sono generalmente più individualisti della Gran Bretagna. Di conseguenza, le persone tendono ad essere più aperte all’idea di accettare misure eroiche – e spesso piuttosto costose – che rendono questi tipi di “dispute etiche” sul fine vita un aspetto familiare della medicina negli Stati Uniti. “Una famiglia che non può accettare i limiti della medicina – siano essi i genitori di un bambino piccolo o i parenti di un paziente anziano – è la causa numero uno dei conflitti etici oggi negli ospedali americani”, ha detto. “Vedo due o tre casi come questi nella mia unità di terapia intensiva al mese. Ma di solito riusciamo a portare la famiglia ad un punto in cui possono accettare l’inevitabile e ritenere la morte meno negativa”.» Quindi il caso Charlie potrebbe riaccendere speranze in migliaia di famiglie che ora si accontentano del primo parere di medici preoccupati primariamente dei costi delle terapie, come dichiarato dal professor Truog. Per questo è importante tacitarlo e soprattutto fare in modo che la sentenza venga eseguita, che il bambino non mostri miglioramenti, per non smentire platealmente il verdetto senza appello del GOSH. Praticamente si gioca a carte scoperte, il che è in fondo già un passo avanti: l’ipocrisia si scioglie ed emerge la contrapposizione chiara tra posizioni antropologiche nettamente distinte, e cioè da una parte chi ritiene che la vita sia un bene indisponibile e quindi assolutamente illecita la sentenza dei tribunali inglesi, soprattutto contro il volere dei genitori, dall’altra chi dà alla vita un valore in termini di prestazioni ed efficienza, per cui essere gravemente disabile è già di per sé un valido motivo per eliminarla. In questa partita ricoprono un ruolo fondamentale i cattolici, i quali dovrebbero essere schierati in monoblocco dalla parte della vita e invece si scopre che si lasciano ingannare ancora dalle chimere di chi parla di pietà e accanimento terapeutico. I pro-life inglesi si trovano infatti in difficoltà proprio per la secolarizzazione anche del tessuto cattolico locale, che si è lasciato permeare da questo buonismo di facciata e che ama farsi rassicurare dall’idea che la morte possa essere in effetti il bene per qualcuno. Questo evidenzia come il sale abbia perso sapore in più luoghi del mondo, come i cattolici si siano diluiti in società benestanti accettando passo dopo passo ogni deriva etica, fino alle più estreme conseguenze che vediamo attuarsi oggi. Charlie sta rappresentando una vera benedizione per l’Europa: con la sua sola travagliata esistenza, sta costringendo la gente al dibattito, mobilitando esperti e persone semplici, tutti chiamati a riflettere, in profondità, sul valore della vita.

Dieci mesi soltanto, eppure è come un ciclone.

Ecco quanto vale una vita.


 

martedì 4 luglio 2017

LA FORZA ROTAZIONALE INDOTTA: IL NUOVO MODELLO DEL MICRO E MACRO COSMO



L'ESISTENZA DELLA “FORZA ROTAZIONALE INDOTTA”, INTUITA PER PRIMO DAL DOTT. GIUSEPPE COTELLESSA, SUPERA I LIMITI DELLA FISICA DI NEWTON E DI EINSTEIN. LA SUA SCOPERTA SEGNA IL PASSAGGIO DALLA VISIONE ELIOCENTRICA DEL MONDO AD UNA  NUOVA VISIONE SIA DEL MACROCOSMO CHE DEL MICROCOSMO ED AL SUPERAMENTO DELLA TEORIA DEL BIG BANG. VIENE POSTULATA LA NECESSITA' DI FORMULARE NUOVI MODELLI MACRO E MICROSCOPICI DELL'UNIVERSO E DELL'ATOMO E QUINDI CONSENTIRE L'UNIFICAZIONE DEL CAMPO GRAVITAZIONALE E ROTAZIONALE CON QUELLO ELETTROMAGNETICO.
del Dott. Giuseppe Cotellessa (INMRI – ENEA)

Nel passato si era affermata la visione geocentrica del mondo. Successivamente grazie all'intuizione di Newton sull'esistenza della legge di gravitazione universale ed alla scoperta delle tre leggi di Keplero che regolano il moto dei sistemi planetari, gradualmente si è affermata la visione eliocentrica del mondo. Alla luce della scoperta della forza rotazionale indotta, intuita per primo dal Dott. Giuseppe Cotellessa, è diventato indispensabile ora superare anche la visione eliocentrica.

Procediamo con ordine:

La legge di attrazione gravitazione universale di Newton è valida sostanzialmente per i corpi statici. Per quando riguarda i corpi in movimento egli ha associato il concetto di forza all'effetto di accelerazione di un corpo tramite l'esistenza di una costante di proporzionalità chiamata massa. L'effetto dell'accelerazione su un corpo dotato di massa è quello della generazione di un suo moto traslazionale rettilineo. A Newton è sfuggita l'osservazione che tutti i corpi celesti, dai pianeti ai satelliti ed alle stelle, ruotano intorno ad un proprio asse. Non prestando attenzione a questa legge generale ed universale, ovviamente Newton  non si è posto neanche la domanda di quale fosse la vera causa. In qualche modo l'ostacolo è stato aggirato enunciando il principio di conservazione dell'energia totale meccanica, tra l’energia potenziale e quella cinetica. La domanda di base è la seguente: perchè tutti i corpi, sia quelli con grande massa e bassa velocità come quelli con piccola massa e grande velocità ruotano intorno al proprio asse? Per cercare di trovare la causa che spieghi questo fenomeno bisogna prima considerare le leggi del campo elettromagnetico. Le cariche elettriche nel mondo macroscopico possono essere separate in modo stabile tra di loro, quelle positive da quelle negative. Una caratteristica simile non si evince a livello macroscopico per i corpi dotati di massa. Dimostrata l'esistenza dell'antimateria, sperimentalmente a livello macroscopico risulta evidente che non è possibile tenere separate in modo stabile tra loro materia ed antimateria in regioni confinate e definite. Ciò non avviene per i corpi dotati di cariche elettriche, positive o negative. Sappiamo che questa caratteristica consente la realizzazione di circuiti elettrici costituiti da percorsi chiusi in cui scorre la corrente elettrica. E' noto che la corrente elettrica che percorre un filo elettrico genera un campo magnetico. Trasportando questi concetti dal campo elettromagnetico al campo gravitazionale rotazionale, basato sulla completa simmetria tra campo elettromagnetico e campo gravitazionale rotazionale, anche la spiegazione della causa della rotazione dei corpi intorno ai propri assi dotati di grande massa diventa semplice ed intuibile. L'analogo del campo magnetico “B” nel mondo meccanico è la velocità di rotazione angolare “ω”. Quindi la nuova visione del mondo, che supera la visione eliocentrica, consiste nell'ipotizzare l'esistenza nell'Universo di regioni confinate e separate tra loro di materia ed antimateria. Ovviamente tra materia ed antimateria si sviluppano notevoli forze attrattive a lunga distanza. Questo implica lo spostamento di tutti i corpi celesti verso la regione dell'antimateria. In pratica lo spostamento dei corpi dotati di materia elevata può essere considerata come una corrente gravitazionale, che con perfetta simmetria con il campo elettromagnetico, genera un equivalente del campo magnetico, che è dunque la velocità di rotazione angolare “ω” intorno al proprio asse.
La spiegazione della forza di attrazione tra corpi dotati di materia elevata potrebbe essere spiegata in modo semplice in base all’assunto che, anche al centro dei pianeti, dei satelliti e delle stelle esistano delle regioni a volume ridotto (rispetto alle rispettive macro regioni cosmiche) in cui siano coesistenti ma confinate e separate, materia e antimateria. E' evidente che l'accettazione di questa originale visione annulla quella dell'esistenza della teoria del Bing Bang. Per dimostrare la completa simmetria tra campo elettromagnetico e campo gravitazionale rotazionale, basta osservare che esiste un'analogia stretta tra la forza di Lorentz nel campo elettromagnetico con la Forza di Coriolis nel campo gravitazionale rotazionale.

L'analogia è sia sul piano del formalismo che sul piano della verifica sperimentale:

Forza di Lorentz:

1) F = qvB

Forza di Coriolis:

2) F = mvω

Alla carica “q” del campo elettromagnetico corrisponde la massa “m” del campo gravitazionale rotazionale. Al campo magnetico “B” del campo elettromagnetico corrisponde la velocità angolare “ω” del campo gravitazionale rotazionale. La fisica classica cerca di spiegare l'evidenza sperimentale dell'esistenza della forza di Coriolis in modo innaturale come la generazione di una forza fittizia. Le conseguenze di questa nuova visione sono notevoli. Un'altra importante conseguenza è un grosso contributo all'unificazione in modo semplice della forza gravitazionale con quella elettromagnetica e conseguentemente la possibilità di proporre nuovi modelli atomici. Anche in questo caso bisogna tener conto dell'evidenza sperimentale della rotazione delle particelle elementari, con massa o senza massa, tutte dotate di spin, cioè tutte rotanti intorno al proprio asse. Anche in questi nuovi modelli atomici bisogna considerare, come nel macrocosmo, delle regioni definite e separate di materia ed antimateria. Fortissime evidenze sperimentali per la formulazione di questi originali modelli sono l'emissione dai nuclei atomici dei raggi “β” positivi, i positroni, e dei raggi  “γ”, che in certe condizioni possono generare coppie di elettroni e  positroni, o comunque sempre coppie di particelle/corpi dotati di materia ed antimateria. Anche in questo caso si prospetta una stretta analogia tra modello macroscopico planetario e modello microscopio atomico.

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DI MARCO LA ROSA
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venerdì 30 giugno 2017

IMMUNITA' DI GREGGE: FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA


L'immunità di gregge ("herd immunity")…secondo l’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità - World Health Organization, WHO in inglese )

da Wikipedia:

“detta anche immunità di gruppo, in medicina è una forma di protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa di una popolazione (o di un allevamento) finisce con il fornire una tutela anche agli individui che non hanno sviluppato direttamente l'immunità.  Secondo il principio dell'immunità di gregge, nelle malattie infettive che vengono trasmesse da individuo a individuo, la catena dell'infezione può essere interrotta quando un gran numero di appartenenti alla popolazione sono immuni o meno suscettibili alla malattia. Quanto maggiore è la percentuale di individui che sono resistenti, minore è la probabilità che un individuo suscettibile entri in contatto con il patogeno, che non trovando soggetti recettivi disponibili circola meno, riducendo così il rischio complessivo nel gruppo. La soglia minima dell'immunità di gruppo varia in base all'agente patogeno considerato; per quelli a maggiore diffusione viene considerata il 95%, che equivale alla necessità di avere un contatto infettivo, ovvero un contatto adeguato alla potenziale trasmissione della malattia infettiva, con almeno 20 persone (o altri capi di un allevamento) per poter avere la probabilità di infezione che si avrebbe avuto prima della vaccinazione del gruppo. Il fattore 20 di diminuzione del rischio, viene considerato in statistica, sufficiente a garantire ragionevolmente di aver abbattuto il rischio di almeno un ordine di grandezza. L'utilità complessiva della vaccinazione di gruppo è molto maggiore di quella diretta in quanto, diventando rari i soggetti vulnerabili e rendendo difficile la trasmissione fra loro, si può ottenere l'estinzione di un intero ceppo infettivo, anche se precedentemente era endemico in quel gruppo o in quella specie. L'immunità di gruppo, rispetto a quella individuale, offre due ulteriori vantaggi: la ridotta trasmissibilità e la riduzione del ceppo infettivo. Perciò, statisticamente, ottiene effetti stimabili in almeno tre ordini di grandezza sulla riduzione del rischio di contagio del singolo individuo proteggendo anche gli individui non vaccinati, non vaccinabili e quelli che non hanno sviluppato l'immunità totale a seguito della vaccinazione. L'immunità di gregge riguarda solo le malattie trasmissibili da individuo a individuo, quindi non trova applicazione per patologie quali ad esempio, il tetano. Nonostante vari studi abbiano evidenziato la sua plausibilità, allo stato attuale risulta difficile dimostrare direttamente l'esistenza dell'immunità di gregge”.

L’INCOMPRESA TEORIA DELL’IMMUNITA’ DI GREGGE

da:



 A causa delle recenti epidemie di morbillo negli Stati Uniti (e in tutto il mondo occidentale, ndr) il dibattito pubblico sui vaccini e sulla politica vaccinale ha ripreso vigore e riemerge per l’ennesima volta la teoria della “immunità di gregge.” Questa teoria è il fondamento per le campagne di vaccinazione di massa di tutto il mondo. Attualmente prevede che, affinchè una popolazione sia immune verso una malattia infettiva come il morbillo, è necessario vaccinare almeno il 95% della popolazione stessa. In teoria quindi, con un tasso di vaccinazione del 95%, la malattia dovrebbe essere eradicata. In un articolo pubblicato su “Epidemiological Review” intitolato “Immunità di gregge: Storia, Teoria, Pratica“, scritto da Paul E.M. Fine e pubblicato nel 1993, l’autore osserva che il primo uso “pubblico” del termine “Herd Immunity (immunità di gregge)” sembra essere stato nell’articolo “La diffusione delle infezioni batteriche: il problema dell’immunità di gregge“, scritto da W.W.C. Topley e G.S. Wilson e pubblicato nel 1923. Dal lavoro di Paul E.M. Fine, sembra che la teoria dell’immunità di gregge si sia originariamente sviluppata sulla base di alcune osservazioni con i topi e da alcune “semplici formulazioni matematiche”, ma lo studio non chiarisce se questa teoria sia mai stata validata mediante processi di revisione scientifica fra pari (peer review) come avviene comunemente nel caso di teorie che vengono in seguito diffusamente accettate come “prova scientifica”. [1, 2] Nel 1933, il Dr. Arthur W. Hedrich, un ufficiale sanitario di Chicago (IL) osservava che durante gli anni 1900-1930, le epidemie di morbillo a Boston (MA) sembravano arrestarsi nel momento in cui il 68% dei bambini aveva contratto il virus [3]. Successivamente, negli anni ‘30, sempre il Dr. Hedrich osservava che, una volta che il 55% della popolazione infantile di Baltimora (MD) aveva contratto il morbillo, il resto della popolazione sembrava essere protetta verso l’infezione. Queste sono state le osservazioni alla base delle campagne di vaccinazione di massa. [4] Quando le campagne di vaccinazione di massa contro il morbillo sono iniziate sul serio negli Stati Uniti, verso la metà degli anni ‘60, la US Public Health Service (il dipartimento di salute pubblica americano) prevedeva di vaccinare oltre il 55% della popolazione degli Stati Uniti (basandosi proprio sull’osservazione di Baltimora), e annunciava che si aspettava di eradicare il morbillo già a partire dal 1967. Quando tutto ciò non è accaduto, il Public Health Service ha corretto il tiro, parlando della necessità di una copertura vaccinale minima del 70-75%, per garantire l’immunità di gregge. Quando l’eradicazione non venne ancora ottenuta con queste ultime coperture, i funzionari della sanità pubblica elevarono il tasso di copertura all’80%, 83%, 85%, ed infine al 90%. [5] Il processo con il quale sono state prese le decisioni di aumentare i tassi di copertura vaccinale non è affatto chiaro. Era basata su qualche metodologia scientifica o semplicemente su ipotesi? Oppure le decisioni sono state prese semplicemente perché i funzionari erano sotto pressione per mantenere le loro promesse di eradicare completamente il morbillo? Hanno forse mai considerano di fermarsi un momento e rivalutare la premessa originale che sosteneva la teoria dell’immunità di gregge? O si sono semplicemente trascinati oltre, alzando arbitrariamente l’asticella?Ora la copertura minima è stata fissata al 95%. Ma come possiamo constatare dai continui focolai di morbillo, anche con coperture del 95% ancora non abbiamo la totale immunità della popolazione. In Cina, la copertura vaccinale è ancora più alta, al 99% ma anche lì ci sono continui focolai di morbillo. [6] Così, la risposta sarà in una copertura del 100%? E se al 100% si verificassero ancora focolai? Siamo passati da una “herd immunity” presumibilmente raggiungibile con una copertura del 55% ad una immunità che non è chiaramente raggiunta nemmeno al 95%. Quando arriverà il momento in cui i funzionari della sanità pubblica dovranno confrontarsi con la possibilità che l’immunità di gregge potrebbe non essere la migliore teoria su cui basare la politica vaccinale di una popolazione? La popolazione degli Stati Uniti si è attestata a circa 318,9 milioni nel 2014. [7] La generazione del “baby boom” (i nati tra il 1946 e il 1964) rappresentano circa il 24% del totale di questa popolazione. [8] Molti anni fa, si credeva che i vaccini per l’infanzia avrebbero protetto per tutta la vita. Solo di recente si è scoperto che la maggior parte di questi vaccini perdono la loro efficacia da 2 a 10 anni dopo essere stati somministrati. [9] Così, almeno negli ultimi 40 anni, da un quarto a quasi il 40% della popolazione degli Stati Uniti rappresentata dai “baby boomer” non ha goduto di alcuna immunizzazione indotta da vaccino per nessuna delle malattie per le quali erano stati vaccinati da bambini. Se si considerano i nati dopo il 1964, la percentuale di non protetti supera il 50%. Secondo il famoso neurochirurgo (ora in pensione) dott. Russell Blaylock, “Se ci basassimo sulle attuali verità scientifiche dovremmo concludere che oggi siamo tutti a rischio di epidemie di massa, dal momento che le coperture “immunitarie” sono ben al di sotto dei valori limite minimi del 95%” [9] Dato che almeno la metà della popolazione è stata effettivamente senza alcuna protezione vaccinale per molti anni, avremmo dovuto assistere ad un massiccio ritorno di malattie infettive infantili. Ma questo non è accaduto. In altre parole, non abbiamo raggiunto la “herd immunity” negli Stati Uniti, ma il mondo non è ancora crollato.

1.Fine PEM. Herd Immunity: History, Theory, Practice. The Johns Hopkins University School of Hygiene and Public Health. Epidemiological Reviews 1993;15(4):265-302.

2.Topley WWC, Wilson GS. The Spread of Bacterial Infection. The Problem of Herd-Immunity. Journ. of Hyg. xxi: 243-249.

3.Hedrich AW. Estimates of the child population susceptible to measles, 1900-1930. Am. J. Hyg. 17:613-630.

4.Oxford Journals. Monthly Estimates of the Child Population “Susceptible” to Measles, 1900-1931. Baltimore, MD. Am. J. Epidemiol. 17(3):613-636.

5.Solomon L. Junk Science Week: Vaccinating the ‘herd’. National Post June 19, 2014.

6.Ji S. Why Is China Having Measles Outbreaks When 99% Are Vaccinated?. GreenMedInfo.com Sept. 20, 2014.

7.United States Population. Trading Economics N.d.

8.Pollard K. and Scommegna P. Just How Many Baby Boomers Are There?. Population Reference Bureau N.d.

9.Blaylock R. The Deadly Impossibility Of Herd Immunity Through Vaccination. International Medical Council on Vaccination Feb. 18, 2012.

MOLTO UTILE AI FINI DI UNA MIGLIORE COMPRENSIONE DEL QUADRO GENERALE DELLA SITUAZIONE, ANCHE LA  LETTURA DEL SEGUENTE ARTICOLO:

https://autismovaccini.org/2012/08/05/immunita-di-gregge-scienza-imperfetta-e-fallimento-della-vaccinazione-di-massa/

...E PER CONCLUDERE AGGIUNGO QUESTO CONDENSATO RIGUARDO AD UNA NOTIZIA APPENA GIUNTA DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA:

A CURA DEL  DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

 


PER APPROFONDIMENTI:






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