IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 21 ottobre 2017

UNIVERSO OLOGRAFICO SI...FORSE ! ANZI NO...



Non viviamo in un "Matrix":  alcuni fisici dicono che è impossibile

Che tutto ciò che ci circonda sia reale o meno? Beh nessuno lo aveva mai messo in discussione prima che i visionari Lana ed Andy Wachowski diressero il primo Matrix, film che ha sollevato una possibilità inedita e "plausibile". Ovvero, siamo tutti parte di un programma computerizzato, una simulazione ben orchestrata da chissà chi, teoria tornata sotto i riflettori dopo che Elon Musk parlò alla Code Conference 2016 di reale eventualità. Teoria complottista ai massimi livelli, adesso sconfessata da un recente studio di fisica teorica redatto da un team di scienziati della Oxford University e pubblicato nei giorni scorsi sul Scientific Advances. In questo studio le prove fisiche che la nostra realtà, e la vita come la conosciamo, non sono frutto di una simulazione computerizzata come quella di Matrix. La spiegazione è piuttosto semplice: secondo i calcoli dei due autori, Zohar Ringel e Dmitry Kovrizhi, non ci sono abbastanza particelle nell'universo conosciuto che possano sostenere la potenza necessaria per una simulazione di questa portata. La possibilità paventata anche da filosofi e rispettatissimi astrofisici, come Neil deGrasse Tyson, si sbriciola dinnanzi alla realtà della fisica. Per studiare la materia in questione, i due fisici hanno studiato il cosiddetto "quantum Hall effect" utilizzando la tecnica quantistica Monte Carlo (QMC - Wikipedia), definita come una "grande famiglia di algoritmi sfruttati per simulazioni di sistemi quantistici". Il team ha cercato di realizzare un modello accurato dei fenomeni quantistici che occorrono nei metalli, una simulazione complessa ma limitata ad una porzione estremamente ridotta di materia. La complessità dello studio cresceva all'aumentare del numero di particelle coinvolte, rendendo la cosa praticamente impossibile. Pensate che, per tener traccia delle informazioni di un paio di centinaia di elettroni, servirebbe una memoria per computer con più atomi di quelli presenti nell'intero universo. Possiamo far da soli la conseguente moltiplicazione e dedurre l'impossibilità scientifica. Ma non tutto è escluso, i due fisici hanno dovuto ammettere che c'è sempre l'eventualità che esistano proprietà fisiche inedite che possano permettere la simulazione di molti corpi quantistici. Nel dubbio, se siete persone molto curiose puntate sempre sulla pillola rossa.

 
 
 
 

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mercoledì 18 ottobre 2017

BIOLOGIA MISTERIOSA: LA FLESSIBILITA' NELLA DIFFERENZIAZIONE DEL SESSO IN ALCUNE SPECIE IN VIA DI ESTINZIONE



 Topi chimerici all'età di tre settimane. (Cortesia Honda et al. Sci. Adv. 2017;3:e1602179)

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Il genere sessuale flessibile del topolino giapponese

La differenziazione in maschi degli esemplari di un piccolo roditore giapponese, il ratto spinoso di Amami-Oshima, non è determinata dal cromosoma Y - che in questa rara specie a rischio di estinzione è assente - ma è legata a stimoli ambientali non ancora identificati che influenzano lo sviluppo delle cellule germinali Nei mammiferi il sesso di un individuo è determinato dai suoi cromosomi e di solito non è influenzato dall'ambiente. Ma per un roditore, il ratto spinoso di Amami-Oshima (Tokudaia osimensis), non è così: anche se è privo del cromosoma Y, generalmente indispensabile perché si possano sviluppare esemplari maschi, le sue cellule germinali dotate del solo cromosoma sessuale X sono comunque in grado di dare origine a entrambi i sessi, perfettamente capaci di accoppiarsi e riprodursi con successo. A stabilirlo è stato un gruppo di ricercatori dell'Università di Miyazaki, in Giappone, che firmano un articolo pubblicato su "Science Advances". Studi recenti avevano dimostrato che possono esistere topi maschi privi del cromosoma Y in grado di avere prole normale e fertile, ma si trattava di esemplari di laboratorio manipolati geneticamente in modo da potenziare l'attività di alcuni geni presenti sugli altri cromosomi.  Il caso di T. osimensis sembra invece unico in natura. Il roditore, la cui linea evolutiva si è separata da quella del topo comune (Mus musculus) e da quella del ratto (Rattus rattus) rispettivamente 17, 9 e 11, 9 milioni di anni fa - vive esclusivamente nell'isola di Amami-Oshima nell'arcipelago giapponese delle Ryukyu, ed è iscritto nella lista rossa della IUCN (International Union for Conservation of Nature) delle specie ad alto rischio di estinzione. Non potendo quindi condurre esperimenti di riproduzione su questo protettissimo animale, per studiare lo strano fenomeno dei maschi "senza Y" i ricercatori hanno dovuto adottare una tecnica particolare: si sono accontentati di prelevare alcune cellule adulte della pelle di una femmina selvatica, che subito dopo è stata reintrodotta nell'ambiente. Le cellule sono state poi riprogrammate per farle tornare allo stato di staminali pluripotenti indotte e quindi indotte a differenziarsi in cellule germinali, che sono state fatte maturare trasferendole in embrioni di topo. Teoricamente, le cellule germinali di T. osimensis così trasferite avrebbero dovuto maturare in cellule germinali femminili, dato che erano state prelevate da una femmina. Invece le cellule germinali degli embrioni erano tutte maschili, comprese quelle che discendevano dalla femmina di ratto spinoso. Evidentemente - osservano i ricercatori - le cellule di T. osimensis sono dotate di una eccezionale "flessibilità"  che permette loro di convertirsi in maschili o femminili in base a qualche segnale, ancora sconosciuto, proveniente dall'ambiente in cui si trovano. La tecnica chimerica sviluppata per questo studio - osservano Honda e colleghi - può fornire nuove conoscenze sui meccanismi di determinazione del sesso dopo la scomparsa del cromosoma Y durante l'evoluzione dei mammiferi, ma può anche essere adattata allo studio della biologia di specie in pericolo, in cui anche un singolo esemplare va preservato a ogni costo.

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martedì 17 ottobre 2017

Vladimir Voevodsky, il genio russo che ha chiesto ai computer di "correggere" la matematica.


 
Medaglia Fields e ricercatore rivoluzionario, è morto improvvisamente il 30 Settembre scorso a 51 anni a Princeton. E' stato il più brillante cacciatore di errori nascosti. Ma spaziò in tutti i campi.
 
Era l’uomo che cercava gli “errori nascosti”, un ricercatore geniale che si era concentrato anche sulla possibilità della verifica automatica delle dimostrazioni. Il suo "Assioma di univalenza" (un modello della teoria costruttiva dei tipi nella categoria degli insiemi) è studiato nelle università di tutto il mondo. Lo ha stroncato un ictus mentre si trovava a casa sua. E’ stato definito “uno tra i più brillanti e rivoluzionari matematici della sua generazione”. Secondo Thomas Hales, matematico all’Università di Pittsburgh, Voevodsky è stato “uno dei giganti del nostro tempo", che trasformava ogni campo del quale si interessava, “persino il significato del segno ‘uguale’ in matematica”. Voevodsky, in sintesi, pensava che il cervello umano non è in grado di stare dietro alla crescente complessità delle matematiche. L’unica soluzione sono i computer. Così si impegnò in un ambizioso progetto per creare software così potenti e convenienti che i matematici possano usare nel proprio lavoro.
"Le lezioni? Una perdita di tempo"

Eppure Vladimir mostrò già a scuola un carattere, e un ingegno, talmente forti da non promettere bene. Fu cacciato da scuola e dall'ateneo tre volte, la prima perché litigò col suo professore sul presunto comunismo dello scrittore Dostoevskji, su cui lui non era d’accordo. Quindi fu allontanato dall’università di Mosca perché non frequentava le lezioni, considerandole una perdita di tempo. Ricorda oggi il matematico Tomás Gómez su ‘El País’: “Siamo soliti presumere che le verità matematiche siano eterne. A differenza di altre discipline, in cui le teorie considerate corrette possono essere rifiutate alla luce di nuovi risultati, noi matematici, quando dimostriamo un teorema, sappiamo che sarà valido per sempre. Ma in concreto, quando finiamo di scrivere la dimostrazione, esiste sempre il dubbio: ci sarà qualche errore nei ragionamenti? Il nostro sistema di pubblicazione e diffusione dei risultati stabilisce vari filtri per cui il testo deve passare prima che sia considerato corretto e venga incluso nella letteratura scientifica: rivediamo il lavoro nel dettaglio; lo spieghiamo ai colleghi, cercando di convincerli della sua validità; esponiamo i nostri risultati su Internet dove tutti i matematici possono vederli; mandiamo l’articolo a una rivista scientifica in cui il direttore, prima di pubblicarlo, lo invia a qualche esperto di quel campo, il cui compito è verificare che non ci siano errori, oltre che di valutare se il risultato è sufficientemente interessante per la pubblicazione.Tuttavia, benché possa risultare inquietante, questi processi non sono infallibili, e a volta lasciano passare risultati scorretti”. Nel 1998, il matematico Carlos Simpson espresse dubbi su un teorema enunciato nel 1989 da Vladimir Voevodsky poiché una dimostrazione non lo soddisfaceva, ma era talmente complessa che Simpson non fu capace di trovare l’errore. Fu lo stesso Voevodsky che lo individuò nel suo ragionamento, ma solo nel 2013. Nel 2000, trovarono un altro errore in un altro dei suoi lavori, che dalla pubblicazione nel 1993 era stato studiato e validato dagli esperti. Ciò produsse una profonda impressione in Voevodsky, che decise di abbandonare per il momento le sue indagini abituali e dedicarsi a cercare una maniera di comprovare automaticamente i ragionamenti matematici per individuare gli errori nascosti nelle dimostrazioni. 
 
Dal cervello alla macchina
 
"Si può scrivere qualsiasi dimostrazione, partendo da alcune ipotesi e seguendo regole logiche ben definite, in modo che una macchina potrebbe controllare la validità di ogni passaggio. In pratica però - osserva Tomás Gómez - questo non è possibile, poiché le ipotesi su cui si fondano le matematiche sono la teoria degli insiemi, e questa è così remota dal tipo di argomenti che si impiegano nella ricerca effettiva che formalizzare una dimostrazione fino all’ultimo particolare sarebbe un lavoro improbo, impossibile da realizzare. Ma… se ci fosse un’altra teoria su cui si potessero fondare le matematiche e con la quale fosse fattibile scrivere dimostrazioni che una macchina possa controllare?" Ci sono stati tentativi in questa direzione, sostituendo la teoria degli insiemi con la teoria dei tipi, perseguendo idee che derivano dall’informatica teorica. Nel 2012, lo staff guidato da Georges Gonthier mise a punto una dimostrazione comprovabile da un computer del teorema di Feit-Thompson, un importante risultato della teoria dei gruppi del 1963. Voevodsky incorporò concetti di topologia e geometria algebrica nella teoria dei tipi. Voevodsky integrò il computer nel processo di ricerca, descrivendolo – si ricorda sul 'New York Times' – un po’ come un videogame: “Tu dici al computer ‘Prova questo’, e lui lo prova, e ti restituisce il risultato delle sue azioni”, spiegò in una intervista del 2013. “Certe volte quel che viene fuori da questo è inaspettato. E’ divertente”. Sarebbe un’autentica rivoluzione se si riuscisse a trovare un sistema sufficientemente semplice da essere impiegato dai matematici. Oltre a evitare il problema degli errori nascosti, libererebbe dalla fatica del controllo e della revisione. Nato il 4 giugno 1966 a Mosca, Voevodsky era figlio di Alexander, direttore di un laboratorio di fisica sperimentale all’Accademia delle Scienze russa, e di Tatyana Voevodskaya, docente di Chimica all’Università di Mosca. Dopo la caduta del Muro di Berlino, fece il dottorato a Harvard e ottenne un posto permanente all'Institute for Advanced Study a Princeton. Nel 2002 ottenne la medaglia Fields, uno dei più prestigiosi premi nelle matematiche, con la motivazione che il suo lavoro ”è caratterizzato da un'abilità formidabile nel gestire idee altamente astratte e di utilizzare con facilità e flessibilità queste idee per risolvere problemi matematici alquanto concreti."
 
da: https://www.agi.it/cultura/matematico_russo_voevodsky_morto_chi_era-2246465/news/2017-10-12/



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sabato 14 ottobre 2017

L'ENTAGLEMENT QUANTISTICO E LE TELECOMUNICAZIONI DEL FUTURO


 
Cina: prima videochiamata quantistica intercontinentale al mondo
Grazie ad un gruppo di esperti è stato possibile effettuare la prima videochiamata al mondo che sfrutta la tecnologia quantica.

La quantistica è una branca della tecnologia in via di sviluppo. Questa risulta essere molto interessante per i vari studiosi per alcune peculiarità che la caratterizzano. E’ per questo che ultimamente, sono sempre in numero maggiore le ricerche riguardo le tecnologie che prevedono il suo impiego. Nel caso delle comunicazioni, l’utilizzo di tecnologia quantistica permetterebbe di effettuare collegamenti tra vari punti senza permettere in nessun modo l’intercettazione della chiamata. Il tutto è reso possibile grazie alla particolare meccanica con la quale funziona questa scienza. La meccanica quantistica non permette di effettuare clonazione delle particelle leggere e di conseguenza è impossibile intercettare le chiamate. Sarebbe una vera e propria svolta. Considerate che i sistemi di comunicazione che vengono utilizzati ad oggi, per quanto possono sembrare sicuri, permettono tutti di essere intercettati. E’ questa la motivazione principale per la quale questa branca della fisica sta attirando molta attenzione negli ultimi tempi. In molti paesi quali, Cina, Europa, Corea e Stati Uniti, sono numerosi i test che mirano a comprenderne tutte le sfaccettature. Bisogna dire che sistemi di comunicazione quantistica sono stati già utilizzati da questi paesi che abbiamo citato. Sono numerosi i sistemi che sono stati creati appositamente per sfruttare questo tipo di collegamenti. Purtroppo però, tutti gli scienziati che l’hanno utilizzata hanno riscontrato lo stesso tipo di problema. Le comunicazioni che sfruttano questo tipo di tecnologia innovativa non riescono ad andare oltre 200-300 km di distanza. Questo perché la luce emessa svanisce progressivamente muovendosi lungo la fibra fino a svanire. Sono stati vari i tentativi svolti nel corso degli anni per poter porre rimedio a questa problematica, ma nulla fino ad ora era stato scoperto. Pare che però il lampo di genio sia venuto a degli scienziati cinesi che in associazione con dei ricercatori austriaci sono riusciti a fare quello che fino ad ora era considerato impossibile. Ovvero un tipo di comunicazione di tipo quantistico che si spingesse oltre i 200-300 km standard di cui si è parlato prima. Dietro la scoperta ci sarebbe anche il merito di un satellite. Scopriamo come hanno fatto.
Chunli Bai, presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze e Anton Zeilinger, presidente dell’Accademia Austriaca delle Scienze hanno tenuto un nuovo tipo di video conferenza. E’ accaduto quello che migliaia di studi sulla quantistica avevano cercato di produrre. Stiamo parlando di un tipo di comunicazione tra due estremi del mondo. Il tutto utilizzando la tecnologia quantica. Chunli Bai ha parlato da Pechino, mentre Anton Zeilinger ha parlato da Vienna. Nessun tipo di comunicazione quantica aveva raggiunto mai una distanza così elevata. Per permettere ciò gli scienziati si sono serviti di un particolare satellite cinese in orbita da agosto 2016. Il suo nome è Micius. Non c’è bisogno di dire che entrambi sono stati molto entusiasti di aver dato vita a quello che in molti non sono riusciti a fare. La faccenda è stata definita una vera e propria svolta della scienza. Oggi, una semplice videochiamata ha dimostrato l’importanza del potenziale innovativo delle varie ricerche” Sono state queste le parole del rettore dell’Università di Vienna,  Heinz Hengl. Era presente anche lui alla conferenza video che si è tenuta tra Pechino e Vienna e si è visto molto onorato nel partecipare ad un evento tanto importante per la storia della scienza. La prima dimostrazione pubblica della comunicazione a lunga distanza che sfrutta questo nuovo tipo di tecnologia quantica è arrivata poche settimane dopo che la Cina ha presentato una nuova rete di comunicazione quantistica a fibre ottiche di 1.240 miglia tra Pechino e Shanghai per i campi “militari, finanziari e governativi”. Per effettuare la videochiamata, i ricercatori hanno dovuto annunciare anche un nuovo computer quantistico che per quanto hanno sostenuto si è rivelato  24.000 volte più veloce rispetto ai computer analoghi progettati dalla concorrenza.

Tutti vogliono il potere della tecnologia quantistica

Secondo quanto emerso, sarebbero sempre in numero maggiore gli scienziati e le compagnie provenienti da Stati Uniti, Cina, Europa e Corea che stanno tentando di aggiudicarsi il settore della comunicazione quantistica. La lotta risulta essere molto dura per le ragioni che vi abbiamo già citato all’inizio dell’articolo. “La comunicazione quantistica è vista come una tecnologia volta a proiettarsi verso il futuro del settore delle telecomunicazioni.” E’ quello che ha dichiarato un rapporto dell’Accademia Cinese. Pare che gli scienziati siano convinti che questo tipo di tecnologia sarà impiegata in futuro per tutti i dispositivi di telecomunicazione. I fatti parlano chiaro, sono molti i paesi e le aziende che si stanno impegnando attivamente nello sviluppo di questa branca della fisica. Sono tutti molto interessati a padroneggiare nel settore perchè si è convinti che questi meccanismi saranno alle basi dei sistemi di telecomunicazione del futuro. Attualmente solo gli scienziati cinesi e austriaci sono riusciti a sviluppare qualcosa di davvero innovativo grazie anche al satellite Micius. Ma parliamo ora del dispositivo che ha permesso che questa videochiamata fosse possibile. Ovviamente ci riferiamo a Micius, il satellite di cui il nome è stato preso da un antico filosofo e scienziato cinese. Come abbiamo detto anche in precedenza, questo è stato messo in orbita dal governo cinese nell’agosto dello scorso anno. La sua distanza dalla terra risulta essere precisamente di 310 miglia. Micius contiene all’interno di esso un trasmettitore decoy-state QKD, una sorgente continua di fotoni e un analizzatore di teletrasporto quantico. A confermare i componenti del satellite rivoluzionario sono stati gli stessi ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Come funziona Micius

Il satellite trasmette un segnale attorno a tutto il globo usando l’intreccio quantico o creando coppie di fotoni che coesistono nello stesso stato quantistico. Anche a grandi distanze, i due fotoni saranno identici gli uni agli altri. I fotoni collegati permetteranno quindi di comunicare tra le due parti a patto che questi continuino a mantenere la stessa ed identica chiave segreta di accesso. Se questa cambia, la comunicazione si interrompe. La chiave, nel caso della video chiamata, è stato un protone polarizzato oppure una particella subatomica della luce con magnetismo modificato e spin sul suo proprio asse. Gli scienziati hanno definito il processo come un vero e proprio teletrasporto di qualcosa attraverso lo spazio. E’ stato così che nello stesso momento è stato possibile collegare Pechino e Vienna. Gli scienziati hanno anche spiegato che è impossibile intercettare questo tipo di trasmissione. Chiunque voglia “hackerare” le informazioni durante questo tipo di comunicazione dovrebbe prima di tutto osservare e cambiare la chiave segreta sfruttando le leggi della meccanica quantistica. Ciò però comporterebbe un problema per chi intercetta. Nel momento in cui la chiave viene cambiata, le due parti che sono in contatto, lecitamente, vengono avvertite dal cambio della chiave e di conseguenza vengono avvisate della presenza dell’intruso. Fin’ora questo tipo di comunicazione non è stato molto utilizzata proprio per limite di distanza che poteva raggiungere. La luce nella fibra veniva a dissolversi. In questo modo, spiegano gli scienziati, sarà possibile contattare qualsiasi punto della terra ad ogni tipo di distanza. Lo scambio di informazioni quantiche criptate sulle distanze intercontinentali non fa altro che rafforzare l’idea che il potenziale delle tecnologie di comunicazione quantistica sia davvero elevato e argomento fondamentale delle future ricerche. Quello fatto oggi, è uno dei passi più importanti che proiettano al futuro. Se le ricerche procederanno come dovuto si apriranno le porte di un futuristico internet basato sul meccanismo della quantistica.” Sono state queste le parole del presidente dell’Accademia Austriaca delle Scienze.
L’Accademia Cinese delle Scienze così come anche l’Accademia austriaca delle Scienze si ritengono molto soddisfatte del lavoro svolto. Se da una parte gli scienziati austriaci pensano di aver creato qualcosa di innovativo che può aprire le porte al futuro, dall’altra parte gli scienziati cinesi sono molto entusiasti perchè pensano che con questa scoperta il loro paese potrebbe diventare uno tra i principali competitor del settore tecnologico. D’altra parte, il governo cinese ha tenuto a precisare che il risultato ottenuto dimostra come il paese più popoloso al mondo sia sulla pista giusta per diventare un potente leader tecnologico mondiale. La Cina ha effettuato grossi passi in avanti nelle varie industrie manifatturiere all’avanguardia. Tra queste figurano quella aerospaziale, nucleare e ferroviaria ad alta velocità. Queste saranno solo le basi per la costruzione di qualcosa che sarà in grado di competere con tutti i settori analoghi sparsi nel mondo, se la Cina continua a procedere di questo passo, la trasformazione della sigla (vista male da tutti) “Made in China” in “Designed in China” (sicuramente più apprezzata) sarà solo una questione di tempo. E’ questo quello che ha affermato l’Accademia Cinese delle Scienze in un comunicato al China Daily.
 



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mercoledì 11 ottobre 2017

LA MATERIA OSCURA: LA COMPLICATA (?) RICERCA DI CIO' CHE TIENE INSIEME L'UNIVERSO


Svelato (forse in parte – ndr  MLR) il mistero della materia scomparsa dell’Universo.

Due diversi team di astrofisici hanno (forse – ndr MLR)prodotto la prima prova concreta dei ponti di materia cosmica nascosta che connettono le galassie?


Si parla spesso di materia oscura dell’Universo, quella sostanza misteriosa che non conosciamo, che non riusciamo a vedere ma che sappiamo esistere perché ne vediamo gli effetti gravitazionali. E così a volte ci si dimentica che la maggior parte della materia barionica – quella normale costituita da protoni, neutroni, elettroni – che compone il cosmo si conosce, si sa che c’è, ma non ne abbiamo nessuna prova perché non si vede con i normali strumenti di osservazione. Ebbene, due diversi gruppi di astrofisici sostengono di aver trovato la materia nascosta nei collegamenti tra le galassie. Il mistero della materia barionica mancante è stato svelato”, si lascia andare Hideki Tanimura, ricercatore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale di Orsay (Francia) e leader di uno dei gruppi che hanno fatto la scoperta. Stessa conclusione è stata raggiunta dal team dell’Università di Edimburgo guidato da Anna de Graaff. I modelli sviluppati sulle attuali conoscenze del cosmo ci dicono che la materia barionica costituisce solo il 4,6% di tutto l’Universo, mentre la restante parte è fatta da materia e energia oscura. Anche di questo 4,6%, però, finora abbiamo potuto vedere ben poco, cioè solo la materia più brillante, che emette luce, calore o che genera ombre. Gli astrofisici avevano in mano dati per affermare che ci fosse di più – per esempio gas di materia non luminosi e non abbastanza caldi perché i telescopi potessero captarne le radiazioni – ma finora non erano stati in grado di produrre nessuna prova concreta. I ricercatori hanno dovuto dunque ricorrere ad altri sistemi. Entrambi i gruppi che affermano di aver trovato la materia scomparsa (i lavori sono disponibili in forma di pre–pubblicazione su arXiv):



hanno fatto ricorso all‘effetto Sunyaev-Zel’dovich, un fenomeno che si verifica quando la luce rilasciata dall’ipotetico Big Bang primordiale passa attraverso un gas caldo: viaggiando attraverso il gas, la luce ne sparpaglia gli elettroni, lasciando una sorta di macchia sulla radiazione cosmica di fondo – la cosiddetta fotografia del Big Bang per molti astrofici (ma non per tutti, è bene ricordarlo – ndr MLR). Entrambi i team di ricerca hanno utilizzato le mappe di questo fenomeno raccolti dal satellite Plank nel 2015 e hanno sovrapposto i dati per osservare quelle zone di incontro tra coppie di galassie in cui si ipotizzava potesse risiedere la materia scomparsa. Il team di Tanimura ha impilato dati su 260mila paia di galassie per rendere visibili questi filamenti di materia tra le galassie, mentre il gruppo di de Graaff ha utilizzato oltre un milione di coppie. Benché abbiano lavorato su distanze differenti, commentano i rappresentanti dei due team, i dati raccolti sono coerenti tra loro e si rafforzano a vicenda: i barioni scomparsi sono dunque stati ri-trovati?

da:


NDR di Marco La Rosa
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martedì 10 ottobre 2017

IL FUTURO NELLO SPAZIO


Il futuro è nei razzi riutilizzabili, fino adesso abbiamo tuttavia immaginato questi mezzi come utili ai soli fini di trasporto spaziale. Ma l'idea di Elon Musk va ben oltre e non si ferma al solo Marte, ancora obiettivo finale con una possibile colonizzazione nei prossimi decenni. Tutto parte dal nuovo razzo BFR, con i Falcon e le capsule Dragon che verranno messi da parte per convogliare tutti gli investimenti in questo nuovo design.
Si tratta di un razzo riutilizzabile multiuso, potrà quindi salpare alla volta del Pianeta Rosso nel 2022 (senza equipaggio), atterrare sulla Luna per realizzare un vero e proprio campo base o servire sulla Terra per rivoluzionare i trasporti aerei. Lungo 106m, BFR avrà una capacità di carico (cargo o personale) maggiore di un Airbus A380, con il grande vantaggio di aver ben 31 propulsori Raptor a dare la giusta spinta.

I razzi potranno quindi servire per i viaggi spaziali e per quelli domestici, a conclusione del suo intervento, Musk ha infatti mostrato un futuro prossimo con launchpad e BFR pronti a servire la popolazione grazie a voli terrestri rapidissimi. Ogni punto della Terra raggiungibile in meno di 1 ora e massima efficienza per velocità e costi, un sogno che potrebbe certamente coinvolgere le compagnie aeree e, magari, aprire un nuovo capitolo che vada ben oltre i mitici Concorde.
Si tratta al momento di sole teorie, perchè per vedere i nuovi razzi bisognerà attendere il prossimo anno, soltanto quando saranno pronti a decollare e riatterrare senza il minimo problema si potrà seriamente parlare di trasporti commerciali.

da:



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