IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 24 febbraio 2017

PRIMO CONVEGNO UFOLOGICO PARMENSE

LSDZ, in collaborazione con "Galileo Parma", è orgogliosa di presentare:



Domenica 5 marzo 2017, presso l'Hotel San Marco di Ponte Taro - Parma

PRIMO CONVEGNO UFOLOGICO PARMENSE
Evidenze scientifiche d'una realtà misconosciuta

L'Ufologia costituisce un argomento che suscita sempre maggior interesse nell'opinione pubblica attuale. LSDZ, in collaborazione con "Galileo Parma", ha organizzato un'intera giornata dedicata alle ricerche condotte in questo campo da alcuni importanti studiosi del settore. Il Convegno ospiterà Pier Fortunato Zanfretta, protagonista di un celebre caso di rapimento avvenuto alla fine degli anni '70, documentato dai più importanti ufologi italiani, da indagini e testimonianze dell'Arma dei Carabinieri, oltre che da Medici esperti in Ipnosi Regressiva.

L'OSPITE:

Pier Fortunato Zanfretta, all'epoca dei fatti, svolgeva le mansioni di Guardia Giurata. Nel 1978 affermò di essere stato rapito da esseri alieni, dopo un terrificante incontro ravvicinato del terzo tipo avvenuto nel giardino di una villa, che andava a controllare durante il proprio turno di lavoro, nella località di Marzano di Torriglia, nell'entroterra genovese. Dopo quell’episodio,  secondo il suo racconto, ne sarebbero seguiti altri dieci. La dovizia di particolari con la quale Zanfretta racconta la sua vicenda, ha acceso già in passato l’interesse dei media. L'Arma dei Carabinieri aprì un'indagine sul caso, documentando nel dettaglio ciò che avvenne, incontro per incontro. Zanfretta fu anche sottoposto a numerose sedute di Ipnosi Regressiva, filmate e reperibili ancor oggi in rete. Rino Di Stefano, giornalista e scrittore genovese, pubblicò nel 1984 tutto il resoconto della straordinaria cronaca nel volume "Il Caso Zanfretta", includendo al suo interno tutti i reperti delle indagini condotte durante gli avvenimenti. Potrete trovare l'ultima edizione (la 6^) di questo libro direttamente al Convegno.

RELATORI:

Giorgio Pattera
(Biologo, Giornalista, Vice Presidente Centro Culturale Galileo)


Titolo della relazione: "Presunti apporti tecnologici alieni nella civiltà dell'Antico Egitto"

È nato nel 1950 a Parma. Laureato in Scienze Biologiche e in Tecniche di Laboratorio bio-medico, è rimasto in servizio per oltre 35 anni presso l’Ospedale Maggiore di Parma, dopo aver iniziato la carriera all’Ospedale “GEMELLI” di Roma; è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti di Bologna. Coordinatore per l’Emilia del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale), ne fa parte inoltre come esperto della Commissione Scientifica, nel settore delle analisi chimico-fisiche. Socio fondatore (1998) dell’Associazione parmense “GALILEO” (Centro Culturale di Ricerche Esobiologiche), ne riveste attualmente la carica di vice-Presidente. Instancabile conferenziere sulle tematiche legate alla ricerca di forme di vita extraterrestre, il 9 Aprile 2013 ha presenziato presso l’Europarlamento di Bruxelles alla formulazione della petizione mondiale dal titolo "Oltre le Teorie di Modificazione Climatica". A tal proposito, è ritenuto uno dei maggiori esperti nazionali circa il discusso e controverso fenomeno delle “chemtrails”. Annovera al suo attivo la pubblicazione del libro “UFO: vent’anni di indagini e ricerche… (…e qualcosa abbiamo scoperto!)”, le cui due edizioni sono andate esaurite. Contatti: giorgio.pattera@alice.it

Elvio Fiorentini
(Resp. CUN Piacenza - Socio Galileo)


Titolo della relazione: "UFONAUTICA: Tecnologia fantascientifica o scienza del futuro?"

Nato ad Alessandria nel 1959, si occupa di temi legati al mistero, al soprannaturale ed alla ufologia da oltre 40 anni ed è il responsabile C.U.N. per Piacenza. In passato ha condotto trasmissioni sia radiofoniche che televisive, a carattere regionale, per emittenti quali Radio Mania; Radio Fiore; Telelibertà; Teleducato Piacenza, e più recentemente ha collaborato alle prime due serie radiofoniche di Radio Como: “Strange Experiences” curandone la rubrica di casistica ufologica. Nel 2013 Pubblica, per la casa Editrice Armenia, l’agenda “Arcana, agenda soprannaturale 2013”. Partecipa con un capitolo dedicato al fenomeno UFO per il volume: “Potere e mistero, testimonianze aliene nel nord Italia” di Armando Belelli, William Facchinetti Kerdudo – Eremon Editore. Ha poi partecipato al capitolo: “La pistola fumante” del libro: “Mistero nei cieli, indagine sugli UFO” del compianto Ade Capone, libro postumo edito da Priuli e Verlucca nel 2016. Elvio Fiorentini ha partecipato a diverse convention ed incontri a tema, tenutisi sul territorio del Nord Italia, tra i quali la seconda, terza e quarta Convention UFO di Torriglia. Ospite, riguardanti tematiche legate al mistero e fenomenologia ufologica, presso il prestigioso Centro Culturale C.T.A. 102 di Bellinzago Novarese (Novara) Sporadicamente ha scritto alcuni articoli per la rivista: X-Times. E’ curatore del sito www.soprannaturale.it e sul social network facebook, tiene la rubrica “Ante Litteram” la quale ogni Sabato posta per gli aderenti all’iniziativa notizie di segno fortiano, insolito, bizzarro e soprannaturale “riesumate” a partire dal 1800 sino al 1980.

Marco La Rosa
(Ricercatore e Scrittore - Socio Galileo)


Titolo della relazione: "CONTATTO KOSMICO: il SETI 3.0 (ovvero ciò che la scienza ufficiale ci tiene nascosto sulla ricerca della Vita Extraterrestre)"

Libero ricercatore e studioso di antiche civiltà. In oltre venticinque anni di ricerche, perseguendo tenacemente il principio dell'interdisciplinarità, ha raccolto, studiato e divulgato scoperte scientifiche, archeologiche e della conoscenza in generale. Ha scritto per: Ufo Notiziario del CUN, Archeomisteri Magazine, Hera del Gruppo Editoriale XPublishing, ed attualmente per il Giornale dei Misteri. Dal 2008 cura il blog: marcolarosa.blogspot.it che, con il supporto di numerosi studiosi in varie discipline ed ispirandosi al metodo socratico e alla maieutica, divulga la scienza e la storia attraverso un nuovo paradigma. Nel 2014 dopo diversi anni di studi multidisciplinari di carattere “noetico” pubblica per la Casa Editrice OmPhi Labs di Roma il saggio: “L’UOMO KOSMICO, Teoria di un’evoluzione non riconosciuta”, che ha vinto il PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014 - * MISTERI DELLA STORIA *. Nel Febbraio 2015, continuando la proficua collaborazione con il ricercatore ed editore Marco Vecchi (OmPhi Labs – Private Research & Publishing), con il supporto del Medico e Fisico Massimo Corbucci ed il Biologo Giorgio Pattera, pubblica il saggio storico-scientifico: “IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, La vera genesi dell’Homo sapiens”, libro che ripercorre il cammino evolutivo dell’uomo attraverso la ri-scoperta della vera “genesi” che può essere compresa attraverso una nuova rilettura della pre-istoria e storia umana con la “scienza noetica. Nel 2016 insieme con il Biologo Giorgio Pattera pubblica per CreateSpace Edition il saggio: “IL PRINCIPIO DELL’IMMORTALITA’, NEO-ESO-BIOLOGIA”, studio multidisciplinare sulla panspermia guidata o diretta. Diverse ricerche di Marco La Rosa sono anche pubblicate sul sito internazionale: Academia.edu

HOTEL SAN MARCO Via Emilia Ovest n.42, 43010 Ponte Taro - Parma
Uscita Autostrada A1-Parma Ovest

Info e prenotazioni: lasocietadellozolfo@gmail.com

giovedì 23 febbraio 2017

ALTRE...SETTE NUOVE SORELLE...


Nasa, la Terra ha sette "sorelle": scoperto un nuovo sistema planetario


E' a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c'è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell'Universo

Immaginate un lontano "cugino" del nostro Sistema Solare, popolato da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra. Alcuni di questi mondi alieni potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un pianeta all'altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un'ambientazione che sembra essere uscita dalla penna di Isaac Asimov o di un altro autore di fantascienza. Ma ancora una volta la realtà supera la fantasia, e rende reali anche gli scenari più futuristici. Perché, alieni e navicelle a parte, questo sistema planetario esiste davvero, e si trova a meno di 40 anni luce da noi. Trappist-1, una stella nana rossa nella costellazione dell'Acquario, ha infatti un corteo di ben sette pianeti simili alla Terra. Un risultato attesissimo da giorni  dopo l'annuncio della Nasa di una imminente conferenza stampa sui pianeti extrasolari. Il punto forse più importante della scoperta è che tre di queste "sette sorelle" della Terra si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e potrebbero quindi ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamentale per lo sviluppo della vita. Un sistema planetario da record, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti come la Terra e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il risultato, ottenuto da un team internazionale e pubblicato online su Nature, apre così scenari completamente nuovi nella ricerca degli esopianeti e della vita nell'Universo.


Una stella molto cool. Quando si parla di stelle e pianeti, i media anglosassoni giocano spesso sull'aggettivo cool, che vuol dire "freddo" e allo stesso tempo "fantastico", o persino "figo". Ed è proprio così per la stella Trappist-1, una stella davvero cool perché ospita un sistema planetario così spettacolare ed è allo stesso tempo freddissima. Stiamo sempre parlando in termini astronomici, e per "fredda" intendiamo una temperatura superficiale di circa 2400 °C, meno della metà di quella del Sole. Il curioso nome di questa stella deriva dal TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope south (Trappist-south), un telescopio da 60 centimetri di apertura installato all'Osservatorio di La Silla sulle Ande e gestito dall'Università di Liegi. Il telescopio, insieme a un suo gemello installato nell'emisfero nord, sono appositamente progettati per monitorare un campione di stelle nane, allo scopo di scoprire nuovi pianeti extrasolari. L'idea è infatti catturare le deboli variazioni di luminosità causate dal transito di un esopianeta di fronte alla stella, un metodo utilizzato da vari strumenti come il telescopio spaziale "Kepler" della Nasa. Nel maggio dello scorso anno il team di astronomi, guidati da Michaël Gillon dell'Università di Liegi, aveva pubblicato la scoperta di tre pianeti intorno a Trappist-1. Il risultato delle analisi aveva però spinto Gillon e colleghi a sospettare la presenza di altri pianeti, e per questo il team aveva deciso di condurre nuove osservazioni, sfruttando anche il telescopio spaziale infrarosso "Spitzer". Analizzando i dati, gli astronomi hanno potuto identificare quattro nuovi pianeti, portando questo sistema planetario a sette membri, denominati Trappist-1 b,c,d,e,f,g, h in ordine crescente di distanza dalla stella. "E' un sistema planetario sorprendente", commenta Gillon, "non solo perché abbiamo trovato così tanti pianeti, ma perché sono sorprendentemente simili alla Terra". Le stime di densità hanno mostrato che i pianeti più interni dovrebbero essere rocciosi, proprio come i pianeti interni del Sistema Solare. Le orbite di questi pianeti non sono molto diverse da quelle dei satelliti medicei di Giove, e sono molto più piccole dell'orbita di Mercurio. Ma nonostante siano così "impacchettati" intorno alla stella, questi pianeti non sono soggetti a temperature infernali. Trappist-1 ha infatti una massa inferiore a un decimo di quella solare, ed è quindi molto fredda e poco luminosa. Numeri alla mano, questo significa che la temperatura su questi pianeti potrebbe potenzialmente consentire la presenza di acqua liquida, e sfruttando opportuni modelli climatici è possibile farsi un'idea più precisa di quali pianeti abbiano le condizioni ambientali più favorevoli. In particolare i dati suggeriscono che i tre pianeti Trappist-1 e, f, g potrebbero trovarsi nella cosiddetta fascia di abitabilità: sarebbero cioè a una distanza sufficiente a permettere la presenza di acqua liquida sulla superficie. Quelli più interni sarebbero infatti troppo caldi, mentre quello più lontano, TRAPPIST-1h potrebbe essere troppo distante e quindi avere una superficie ghiacciata. L'acqua liquida è uno degli ingredienti fondamentali per lo sviluppo della vita come la conosciamo, quindi i pianeti nella fascia di abitabilità sono i candidati migliori per andare a caccia di forme di vita aliene. E' importante però ricordare che la presenza di acqua allo stato liquido in questi casi è solamente un'ipotesi che si basa su modelli climatici e sulla distanza dei pianeti dalla stella. Per Trappist-1 non è stata rivelata in modo diretto la presenza di acqua, né tantomeno sono state scattate immagini della superficie di questi pianeti, che sono ovviamente troppo distanti per i telescopi attuali. Il passo successivo sarà quindi studiare, con telescopi di nuova generazione, le atmosfere di questi pianeti, per identificare le "firme" chimiche di organismi viventi, come ricorda il coautore Emmanuël Jehin: "Con la prossima generazione di telescopi, come l'European Extremely Large Telescope dell'Eso e il James Webb Telescope di Nasa/Esa/Csa potremo presto esser capaci di cercare l'acqua e persino l'evidenza di vita su questi pianeti".

COMMENTO :
In realtà questi scenari erano già stati aperti da diversi anni, semmai sono solamente la prova del cosiddetto “principio di mediocrità”.  In astronomia e filosofia della scienza, il principio di mediocrità afferma che non c'è nulla di speciale, su scala cosmologica, nella Terra e nell'Umanità. Esso è un'estensione del principio copernicano e può essere generalizzato nel concetto di "non particolarità" di qualsiasi evento: qualunque fenomeno osservato può verificarsi o essersi verificato molte altre volte nell'universo. QUINDI E’ LOGICO CERCARE MOLTE ALTRE TERRE COME LA NOSTRA …. Le stime attuali indicano che esistono almeno 500 milioni di pianeti all'interno della zona abitabile in tutta la Via Lattea.

PER CHI FOSSE INTERESSATO IL PROSSIMO 5 MARZO, ALL’INTERNO DEL PRIMO CONVEGNO UFOLOGICO PARMENSE,  SVOLGERO’ IL MIO INTERVENTO PROPRIO SU QUESTI SPECIFICI ARGOMENTI.

MLR





PER APPROFONDIMENTI:






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mercoledì 22 febbraio 2017

CERERE E LE MOLECOLE ORGANICHE


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

Su Cerere ci sono i 'mattoni' della vita

Mai visti così chiaramente fuori dalla Terra:

Visti per la prima volta con certezza i 'mattoni' della vita fuori dal nostro pianeta, si trovano sul pianeta nano Cerere. Dal latino Cerēs, Cerere, in origine chiamato Cerere Ferdinandea, catalogato come 1 Ceres secondo la designazione asteroidale, è l'asteroide più grande della fascia principale del sistema solare, la fascia principale degli asteroidi è la regione del sistema solare situata grossomodo tra le orbite di Marte e di Giove. È occupata da numerosi corpi di forma irregolare chiamati asteroidi o pianeti minori; la  scoperta di Ceres avvenne il 1º gennaio 1801 a opera di Giuseppe Piazzi, è stata la prima per un asteroide e per mezzo secolo Cerere è stato considerato l'ottavo pianeta. Dal 2006 Cerere è l'unico asteroide del sistema solare interno considerato un pianeta nano, alla stregua di Plutone, Makemake, Haumea ed Eris.
La scoperta dei cosiddetti mattoni della vita, pubblicata su Nature sotto la guida di Maria Cristina De Sanctis, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e stata possibile grazie a uno strumento italiano a bordo della sonda Dawn e indica che queste molecole fondamentali per la vita si sarebbero formate in modo spontaneo sulla superficie del pianeta nano.




Mai visti così chiaramente:

"Non avevamo mai visto così tanta chiarezza - ha spiegato De Sanctis - la presenza di materiali organici su altri corpi celesti. E, cosa ancora più importante, è che quasi certamente si sarebbero originati in loco, su Cerere, e non trasportati dall'impatto di altri oggetti". Il dato suggerisce che la formazione spontanea di questi 'ingredienti' possa essere avvenuta anche su molti altri corpi celesti e che i semi della vita possano essere 'nati' o trasportati praticamente ovunque nel Sistema Solare.


Le molecole organiche:

I dati indicano la presenza diffusa di molecole organiche 'alifatiche' (in chimica organica si definiscono composti alifatici i composti organici che non fanno parte della classe dei composti aromatici. Il termine che deriva dal greco aleifar cioè unguento; questo perché molti grassi contengono lunghe catene carboniose),tali composti possono essere considerati i “mattoni” che costituiscono molecole legate a processi biologici e secondo i ricercatori si sarebbero formate direttamente sulla superficie del pianeta nano, ricca anche di acqua ghiacciata. A rilevare la presenza di queste molecole organiche è stato Vir, lo spettrometro fornito dall'Agenzia Spaziale Italiana con la guida dell'Inaf, e installato a bordo della sonda Nasa che dal 2015 orbita attorno a Cerere.




La leadership italiana:

"L'Italia ha un'esperienza più che ventennale su questo tipo di strumentazione scientifica largamente usato per le missioni di esplorazione del sistema solare". Ha detto Barbara Negri, responsabile Asi dell'Esplorazione e Osservazione dell'Universo. "La scoperta della presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere - ha aggiunto - rappresenta un'ulteriore conferma della leadership italiana in questo campo".

Da:




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lunedì 20 febbraio 2017

VOLI SPAZIALI E MODIFICA DEL DNA


I gemelli spaziali non sono più identici: in orbita il Dna di Scott si è modificato.

Arrivano i primi dati della missione: dopo un anno in orbita con la stazione internazionale il Dna di Scott Kelly ha subito variazioni

I gemelli spaziali non sono più identici: dopo un anno trascorso sulla Stazione Spaziale il Dna di Scott Kelly ha subito dei cambiamenti. Lo indicano i risultati preliminari della missione della Nasa nella quale per un anno, fra il 2015 e il 2016, tutti i parametri vitali di Scott, insieme al suo materiale genetico, sono stati confrontati con quelli del suo gemello Mark, rimasto a Terra.
I primi risultati delle analisi, condotte sotto la guida del genetista Christopher Mason, della Cornell University di New York, sono state presentate nel convegno sul Programma di Ricerca Umano della Nasa organizzato in Texas, a Galveston, e riportate sul sito della rivista  Nature. "I dati sono così freschi che alcuni di essi sono appena usciti dalle macchine per il sequenziamento", ha detto Mason.


La sfida ora è comprendere quali dei cambiamenti osservati siano stati provocati dall'anno trascorso in assenza di gravità e quali a variazioni naturali. I primi dati indicano che i cambiamenti osservati nell'attività dei geni di Scott sono simili a quelli che sulla Terra sono dovuti a condizioni di stress, come modifiche nella dieta e nel sonno. Ma le variazioni di Scott sono più amplificate e potrebbero essere dovute allo stress causato dal mangiare cibo liofilizzato e dal dormire in assenza di gravità. Altri cambiamenti riguardano le strutture che si trovano alle estremità dei cromosomi, chiamate telomeri, note per essere associate alla longevità. Contro ogni aspettativa in Scott, durante il volo spaziale, queste strutture si sono allungate rispetto a quelle del gemello.

PROPRIO RIGUARDO AI TELOMERI CONSIGLIO L’APPROFONDIMENTO CHE E’ PRESENTE SUL LIBRO:

“IL PRINCIPIO DELL’IMMORTALITA” : https://www.amazon.it/dp/1530593212

...ED IN ESCLUSIVA ASSOLUTA POTRETE LEGGERE SUL PROSSIMO NUMERO DEL GIORNALE DEI MISTERI N. 530 MARZO - APRILE 2017 - L'ARTICOLO : "IL VINCOLO PLANETARIO", STUDIO SUGLI ULTIMI SVILUPPI DELLA MEDICINA SPAZIALE.
http://www.ilgiornaledeimisteri.it/




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mercoledì 15 febbraio 2017

L'ARTE RUPESTRE DEL KIMBERLEY: LA PIU' ANTICA REGISTRAZIONE CRONOLOGICA CONTINUA DEL PIANETA



(traduzione ed adattamento di Marco La Rosa)

Rock Art nel Kimberley Australiano è il sito di arte rupestre più antico del mondo, ma non viene adeguatamente protetto !

L'arte indigena australiana ha la più lunga tradizione ininterrotta in tutto il mondo. È talmente antica che in alcuni casi raffigura addirittura esempi di  megafauna estinta da tempo. Diversi studiosi sono al lavoro per stabilire quanto sia vecchia realmente. Una stima preliminare ha restituito una datazione superiore ai 50.000 anni. Già in precedenza si era arrivati ad una datazione di circa 55.000 anni riguardo alla storia degli aborigeni australiani, con alcune stime che si sono spinte addirittura ad circa 80.000 anni prima dell'arrivo dei primi europei, quindi prima della colonizzazione. Si pensa che originariamente ci fossero centinaia di gruppi aborigeni autoctoni con circa 250 lingue diverse parlate in tutto il continente ed ogni gruppo aveva anche le proprie tradizioni culturali ed artistiche. Nel nord-ovest dell'Australia è ancora viva la legge e la  tradizione aborigena e, proprio nel Kimberley, vi sono ancora conservati decine di migliaia di siti di arte rupestre sparsi in più di 400.000 chilometri quadrati (un'area circa tre volte più grande d'Inghilterra). Fino ad ora, i ricercatori hanno incontrato parecchie difficoltà per ottenere una datazione precisa, in quanto non è possibile usare il radiocarbonio in assenza di reperti organici. Tuttavia, nuove tecniche che utilizzano la misurazione del decadimento di alcuni isotopi radioattivi, ha permesso di analizzare le scaglie di croste minerali rimosse al di sotto e al di sopra dei graffiti. 




Una nuova comprensione della Storia dell'Arte:

Fino ad ora si era pensato che l’arte rupestre in Spagna e Francia, risalente a circa 40.000 anni fa, fosse la più antica,  tuttavia i risultati degli ultimi test sui graffiti e le pitture del Kimberley  hanno cambiato radicalmente questa opinione: “Larte del Kimberley dovrebbe essere presentata come uno dei più grandi successi culturali nella grande saga dello sviluppo umano e della migrazione in tutto il nostro pianeta", ha detto il geologo Andrew Gleadow al Sydney Morning Herald. "Si può dunque affermare che l'arte australiana è la più antica “registrazione cronologica continua del pianeta."

L'arte rupestre minacciata dallo sviluppo industriale:


Purtroppo, nonostante il valore immenso per l’umanità, l’ arte tradizionale australiana è costantemente minata dalla burocrazia che, con l’annullamento progressivo della registrazione dei luoghi sacri, permette la catastrofica perdita irreparabile di questi beni inestimabili a favore dello sviluppo industriale. Ne è un enigmatico esempio l’arcipelago di Dampier che si trova nella regione di  Pilbara dove sono stati censiti oltre  2.500 siti di estrema importanza cerimoniale e mitologica per gli aborigeni, la maggior parte dei quali contengono arte su roccia antica di oltre 30.000 anni. Nonostante questo, oltre il 20% dei siti è già stato distrutto per fare spazio ad impianti di gas naturale liquefatto.

E … tutto questo scempio sta continuando ancora oggi.

Da:


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venerdì 10 febbraio 2017

IL DNA E' ... CONTAGIOSO !


"La genetica è «contagiosa»: il Dna di chi ci vive accanto influenza la nostra salute"


<< Il Dna di un individuo può condizionare la salute di chi gli vive accanto, influenzandone ad esempio il peso corporeo, i livelli di ansia e le difese immunitarie. Questi effetti sociali della genetica sono stati “pesati” per la prima volta grazie a un esperimento sui topi condotto all'Istituto europeo di bioinformatica (Embl-Ebi) di Hinxton, in Gran Bretagna. I risultati, pubblicati su Plos Genetics, aprono nuove prospettive per lo studio di molte malattie umane complesse in cui ci sono dei tratti di origine genetica che sembrano al momento inspiegabili e che costituiscono la cosiddetta “ereditarietà mancante”. «Le persone si condizionano a vicenda per quanto riguarda i comportamenti, la salute e il benessere, questo lo sapevamo già. Quello che ci mancava era la consapevolezza dell'esistenza di una base genetica per questo fenomeno», ha spiegato la coordinatrice dello studio, Amelie Baud. «Se sei un ricercatore che vuole scoprire i legami tra una malattia e il Dna - aggiunge - è importante analizzare non solo il paziente, ma anche il contesto sociale in cui vive». I ricercatori hanno provato a farlo sui topi, misurando come un centinaio di tratti fisici e comportamentali venissero condizionati dal Dna dei loro compagni di gabbia. Dai dati raccolti è emerso che la genetica è “contagiosa” e può spiegare fino al 29% delle variazioni osservate ad esempio in fatto di ansia, insonnia, sovrappeso, guarigione delle ferite e difese immunitarie >>.

Estratto da:


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martedì 7 febbraio 2017

IL VERME IMMORTALE E...L'INVIDIA UMANA



SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Gli scienziati dell’Università di Nottingham hanno dato vita a numerosi dibattiti nel 2008, affermando che il loro oggetto di studio, la Planaria o “verme piatto”, potrebbe in realtà essere immortale, essendo in possesso di una capacità illimitata di rigenerare le proprie cellule, e quindi praticamente senza mai invecchiare. Come potete immaginare una scoperta così interessante non è passata inosservata e non ci è voluto molto perchè fosse posta la domanda essenziale: come potete affermare che essi siano davvero immortali? Una semplice domanda, con una risposta estremamente complicata.
Per rispondere dobbiamo, in primo luogo, definire che cosa rende un “soggetto” biologico immortale. Semplicemente, se diciamo che un animale è immortale, aspettarsi che muoia è lontano dall’essere pratico, in termini scientifici. I ricercatori hanno isolato una serie di parametri genetici che devono presentarsi per poter considerare un animale immortale. Prima di tutto si deve ritenere che esso abbia la capacità di sostituire le sue vecchie cellule indefinitamente, ed è il compito delle cellule staminali. Con l’età la maggior parte degli esseri viventi tende a perdere gradualmente questa capacità, andando incontro a invecchiamento o “senescenza replicativa” (per usare un termine tecnico specifico – ndr – MLR), disordini ed in ultimo a morte. Il verme piatto non solo è in grado di rigenerare le sue vecchie cellule, ma può letteralmente costruire un nuovo cervello, l’intestino o la coda quando viene diviso a metà, quindi dando vita letteralmente ad un nuovo “individuo”. Nel corso degli anni, durante le loro ricerche, gli scienziati della Notthingam University hanno clonato alcune migliaia di individui partendo da un solo verme piatto, tagliandolo a metà. Il biologo Dottor Aziz Aboobaker della University’s School of Biology, che ha guidato il progetto, spiega: “ Stavamo studiando due tipi di vermi planari; quelli che si riproducono sessualmente, come noi, e quelli che si riproducono asessualmente, semplicemente dividendosi in due” ; entrambi sembrano essere in grado di rigenerarsi indefinitamente sviluppando nuovi muscoli, pelle, intestini ed anche cervelli completi. Solitamente quando le cellule staminali si dividono – per curare le ferite o durante la riproduzione o la crescita – esse cominciano a mostrare segni d’invecchiamento. Ciò significa che le cellule staminali non saranno più capaci di dividersi e meno capaci di sostituire cellule specializzate morte nei tessuti dei nostri corpi. L’invecchiamento della nostra pelle è forse l’esempio più chiaro di quest’effetto. I vermi planari e le loro cellule staminali sono in qualche modo capaci di evitare il processo di invecchiamento e mantenere la divisione cellulare.”

LA CHIAVE SI CELA NEL DNA:

Ogni volta che una cellula si divide, la terminazione del suo DNA, chiamata telomero, diventa più corto (Il telomero è la regione terminale di un cromosoma composta di DNA altamente ripetuto che protegge l'estremità del cromosoma stesso dal deterioramento o dalla fusione con cromosomi confinanti), l’ enzima chiamato telomerasi rigenera i telomeri, e comunque nella maggior parte degli organismi a riproduzione sessuale è attiva soltanto durante lo sviluppo dell’organismo. (La telomerasi è una ribonucleoproteina, un enzima che aggiunge sequenze ripetitive di DNA non codificante, TTAGGG" per tutti i vertebrati ed altri organismi, al terminale 3' dei filamenti di DNA nelle regioni dei telomeri, che si trovano alle estremità dei cromosomi eucariotici, riallungando così i telomeri accorciati in modo da mantenere integri i cromosomi. Si tratta di una vera e propria trascrittasi inversa o DNA polimerasi RNA-dipendente, dal momento che utilizza frammenti di RNA, propri, come stampo per l'elongazione dei telomeri. L'esistenza di un meccanismo compensativo del processo d'accorciamento dei telomeri era già stato previsto dal biologo sovietico Alekseï Matveïevitch Olovnikov nel 1973 che aveva anche suggerito l'ipotesi di invecchiamento dei telomeri e le connessioni tra telomeri e tumori. Grazie alla scoperta del processo della telomerasi, nel ciliato Tetrahymena, un tipico organismo modello, e su questo specifico studio Elizabeth Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak hanno vinto il Premio Nobel per la Medicina 2009 – ndr – vedi: IL PRINCIPIO DELL’IMMORTALITA’, neo-eso-biologia di Marco La Rosa e Giorgio Pattera CreateSpace Edition 2016). 



Una volta raggiunta la maturità, l’ enzima smette di funzionare e i telomeri diventano sempre più corti finchè la replicazione cellulare diventa impossibile, pena gravi danneggiamenti al DNA. Un animale immortale invece riesce a mantenere la lunghezza del telomeri indefinitamente, senza problematiche di tipo cangerogeno, in questo modo può continuare a riprodursi, e il Dott. Aboobaker con i suoi colleghi sono riusciti a dimostrare che i vermi piatti conservano attivamente le terminazioni dei loro cromosomi nelle cellule staminali adulte, portandoli all’immortalità teorica. Il dottorando Thomas Tan ha condotto una serie di esperimenti decisivi all’interno del progetto, per spiegare scientificamente l’affascinante, quanto teorica, immortalità. È stata identificata una versione piana del gene che codifica per l’enzima della telomerasi con attività “spenta”. Armati di questa nuova scoperta e comprensione, gli scienziati hanno monitorato e misurato il gene, osservando che nei vermi a riproduzione asessuata la sua attività aumenta enormemente quando si rigenerano, permettendo alle cellule staminali di conservare i loro telomeri durante la divisione per formare tessuti mancanti. Questa attività di ricerca è stata svolta nel laboratorio genetico sui lieviti del Prof. Edward Louis, il centro di Ricerca sui Tumori al Cervello nei Bambini e nei centri di ricerca della University of Notthingam competenti in biologia del telomero.

DA VERMI IMMORTALI A UMANI IMMORTALI:

Lo studio ha evidenziato però che la “versione piana” del gene sopra descritto, non si presentava nei vermi piatti con riproduzione sessuale che, in ogni caso, continuavano a mostrare la stessa, apparentemente indefinita, capacità di riprodursi. L’evidenza sorprendente è dunque espressa dal fatto che se questi vermi piatti accorciassero eventualmente i loro telomeri, sebbene molto gradualmente, o avessero trovato un modo diverso di conservare indefinitamente la replicazione cellulare, questo esula dall’enzima della telomerasi. I ricercatori sostengono che il prossimo passo è studiare come tutto ciò può essere applicato ad organismi più complessi, come gli umani. “ I prossimi obiettivi per noi sono: comprendere questi meccanismi più nel dettaglio e capire di più su come far evolvere animali immortali.” dice Aboobaker. “I vermi sono un sistema modello sul quale possiamo basarci per testare se è possibile per un animale pluricellulare essere o divenire (?) immortale o quanto meno evitare il più a lungo possibile gli effetti dell’invecchiamento…”

Le scoperte sono state pubblicate su PNAS. University of Nottingham.

Fonte: Zmescience

Da: https://lospiritodeltempo.wordpress.com/2012/03/25/gli-scienziati-provano-che-un-verme-immortale-puo-rigenerarsi-infinitamente-e-restare-per-sempre-giovane/

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