IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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LA NUOVA CONOSCENZA

martedì 17 gennaio 2017

MARTE E...LA VITA


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

Tracce di microbi nelle rocce marziane?

Alcune strutture geologiche osservate su Marte dai rover della NASA potrebbero essere simili a rocce sedimentarie terrestri costruite da microorganismi. Questi i risultati dello studio di alcuni ricercatori del CNR. Con il commento di Filippo Giacomo Carrozzo (INAF)


Perché inviamo sonde verso pianeti lontani e lune ghiacciate? Perché costruiamo telescopi sempre più potenti? Trovare vita intelligente è il sogno di ogni astrofisico. Per adesso gli alieni in carne e ossa ce li possiamo dimenticare, ma gli astrobiologi potrebbero aver individuato indizi di attività microbiologica passata su Marte, dove un giorno arriverà anche l’uomo. Di recente un gruppo di ricercatori dell’Isafom-Cnr ha pubblicato su International Journal of Astrobiology uno studio in cui vengono evidenziate affinità strutturali tra le microbialiti terrestri – rocce di origine batterica – e i sedimenti marziani non solo sul piano microscopico, ma anche macroscopico.

I due ricercatori italiani Nicola Cantasano e Vincenzo Rizzo dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Cosenza (Isafom-Cnr) si sono concentrati su delle fotografie delle rocce marziane provenienti dai rover Opportunity, Spirit e Curiosity (della NASA) e hanno rilevato analogie anche nelle tracce attribuibili alla produzione batterica di gas e di gelatine adesive altamente plastiche. «Attestato già nel 2009 che le lamine sub-millimetriche dei sedimenti marziani e le cosiddette Blueberry (sferule ematitiche di dimensioni millimetriche) non erano omogenee, ma costituite da aggregazioni strutturali di grumi e microsferule più piccole (da 1 a 3 decimi di millimetro), i primi studi si erano concentrati sulla morfologia delle singole microstrutture, individuando altre interessanti aggregazioni, quali polisferule, filamenti e filamenti intrecciati di microsferule», spiega Cantasano. «L’attenzione si è poi spostata sulla dislocazione di tali microstrutture sul piano di osservazione: la tessitura delle immagini è infatti una sorta di marker genetico che dipende dall’ambiente di sedimentazione e dalla attività batterica. Tale analisi, eseguita su un gruppo di circa 40 coppie di immagini, sia dei rover che di microbialiti museali, ha evidenziato l’esistenza di interessanti trame a filamenti intrecciati, con forti parallelismi morfologici alla stessa scala». Questi parallelismi microtessiturali sono stati rilevati anche da altre ricerche sviluppate negli ultimi anni. «L’Università di Siena ha avviato un’analisi matematica frattale multiparametrica delle coppie di immagini, i cui risultati confermarono che esse sono identiche», aggiunge Rizzo. «Un ulteriore studio morfologico del Laboratorio de Investigaciones Microbiológicas de Lagunas Andinas-LIMLA su campioni di microbialiti viventi provenienti dal deserto di Atacama (Cile) ha permesso di evidenziare grazie alla pigmentazione organica che tali microstrutture e microtessiture esistono e sono un prodotto dell’attività batterica. Tuttavia, poiché le strutture a scala meso e macroscopica sono considerate discriminanti per il riconoscimento di tali rocce, nello studio attuale l’analisi microscopica è stata integrata da osservazioni sistematiche a scala maggiore. La quantità, la varietà e la specificità dei dati raccolti accreditano per la prima volta, in modo consistente, che le analogie non possono essere considerate semplici coincidenze».


 La tecnologia va avanti a passi di gigante e gli strumenti sono sempre più avanzati. I ricercatori hanno inventato telescopi giganti e rover per la ricerca di vita nello spazio, ma finora la vita che conosciamo qui sulla Terra non esiste altrove. Abbiamo chiesto un parere a Filippo Giacomo Carrozzo, ricercatore dell’INAF-IAPS di Roma.
«La probabilità di trovare attività biologica in corso su Marte sono basse perché oggi il pianeta è una Terra piuttosto inospitale. Il problema maggiore sta nella mancanza di uno scudo capace di fermare le radiazioni dannose per la vita. Sui pianeti questo scudo è il campo magnetico che, avvolgendoli, non permette ai raggi cosmici e alle particelle cariche del vento solare di passare. Su Marte questo scudo naturale oggi è praticamente assente, riducendo la superficie ad una Terra sterilizzata», spiega Carrozzo.

Uno dei problemi alla base della mancanza di vita è il freddo, ovviamente dovuto anche alla lontananza dal Sole: «La temperatura media, di gran lunga sotto lo zero, non rappresenta un problema serio; sulla Terra, nelle regioni artiche, alcuni organismi riescono a sopravvivere fino anche a -100°C. Per azionare i processi biologici gli esseri viventi hanno bisogno di energia, sulla Terra la fonte principale è fornita dal Sole. Su Marte, la luce solare arriva con una intensità minore del 56%. Una quantità sufficiente, paragonabile a quella che si ha a poche ore prima del tramonto. Se poi aggiungiamo che esseri viventi possono sopravvivere sfruttando altri tipi di energia come quella chimica, è evidente che questa sul pianeta potrebbe non rappresentare un grosso ostacolo». Carrozzo sottolinea, inoltre, l’importanza dell’acqua per la vita: «È l’elemento principale, tutti gli organismi viventi ne se sono composti in grandissima parte, il nostro corpo per esempio ne è costituito per il 60% circa. Il detto “dove c’è acqua c’è vita” vale anche per Marte. Sul Pianeta rosso questa molecola, essenziale alla vita, è presente in grande quantità; l’unico ostacolo è rappresentato dal fatto che si presenta sotto forma di ghiaccio o vapore. Tuttavia, la vita dipende in modo decisivo dalla disponibilità di acqua in forma liquida e le condizioni marziane ne permettono l’esistenza in solo per brevissimi istanti. Alla luce di ciò, personalmente credo che, se dobbiamo ricercare la vita su Marte, dobbiamo farlo scavando. È sotto la superficie che potrebbero essersi create delle nicchie di sopravvivenza dove la vita può ancora resistere, lontano dalle estreme condizioni a cui è sottoposta la sua superficie. Le ricerche condotte negli ultimi 30 anni in ambienti estremi sulla Terra hanno mostrato che la vita è in grado di colonizzare praticamente ogni ambiente, basta che sia disponibile energia, acqua liquida e i giusti elementi». Tornando allo studio del CNR, Carrozzo chiarisce: «Ogni essere vivente è costituito da una moltitudine di biomolecole, ma la maggior parte è composta da pochi elementi: il carbonio, l’idrogeno, l’ossigeno, l’azoto, il fosforo e lo zolfo sono gli elementi base per la creazione delle molecole funzionali alla vita. Sulla Terra sono presenti in abbondanza, su Marte molto meno. Tuttavia, non deve essere stato sempre così. La vita, se è nata quasi contemporaneamente sui due pianeti, circa 4 miliardi di anni fa, può aver avuto la stessa occasione di proliferare. L’ambiente marziano, per una serie di motivi, è purtroppo cambiato nel tempo rendendolo ostile e producendo una landa deserta. Quelle tracce potrebbero però essere sopravvissute. La mancanza di una tettonica a placche, che sulla Terra gioca un ruolo importante nel rimodellare la superficie, potrebbe aver conservato meglio i fossili all’interno delle rocce che aspettano solo di essere raccolte. Nel frattempo quello che possiamo fare è studiare il centinaio di meteoriti che sono stati riconosciuti come campioni di suolo marziano. Al loro interno gli scienziati cercano batteri sotto forma di fossili, biomolecole, o strutture riconducili a prodotti di attività biologica come nel caso del lavoro svolto dai ricercatori italiani Rizzo e Cantasano del CNR». «I due ricercatori dell’Isafom-Cnr di Cosenza sono solo un esempio dei molti colleghi che si occupano di astrobiologia e di esogeologia in Italia, tra cui quelli in forza all’Istituto Nazionale di Astrofisica», continua Carrozzo. «Da decenni l’Italia gioca un ruolo di primissimo piano nella ricerca di vita al di fuori della Terra. I ricercatori italiani sono impegnati nelle più importanti missioni per l’esplorazione del Sistema Solare e nel futuro il contributo del nostro Paese resta una preziosa risorsa per lo studio dei corpi planetari di interesse astrobiologico come Marte, Europa e Titano. Una nuova frontiera che sta destando sempre più interesse nella comunità scientifica è l’analisi dei pianeti extrasolari. L’impiego dei telescopi di nuova generazione sta riducendo la distanza che ci separa nella comprensione di questi sistemi planetari e nei prossimi anni potrebbe fornire delle importanti risposte sulla vita al di fuori del nostro Sistema solare».

DA:


PER APPROFONDIMENTI:





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sabato 14 gennaio 2017

ASTEROIDI E ...CATACLISMI TERRESTRI...


Rischio asteroidi, scienziato NASA: “Al momento non c’è nulla che possiamo fare”

“L'ipotesi che un giorno neanche troppo lontano un asteroide possa puntare il nostro pianeta e produrre danni enormi non è pura fantascienza: è già successo, potrebbe succedere di nuovo, e secondo quanto dichiarato nelle scorse ore da uno scienziato della NASA non siamo affatto preparati all'eventualità”.

Lo scenario di un impatto distruttivo con un asteroide è stato ripetutamente esplorato al cinema (Armageddon, Deep Impact, Meteor, Cercasi amore per la fine del mondo, ecc ecc) e viene periodicamente richiamato da media e siti web con la passione per i titoli in stile “Moriremo tutti!” ogni volta che uno di questi oggetti passa nelle vicinanze (in termini astronomici) della Terra. Ad ogni modo, l’ipotesi che un giorno neanche troppo lontano un asteroide possa puntare il nostro pianeta e produrre danni enormi non è pura fantascienza: è già successo, potrebbe succedere di nuovo, e secondo quanto dichiarato nelle scorse ore da uno scienziato della NASA non siamo affatto preparati all’eventualità. «Fondamentalmente, il problema più grande è che non c’è nulla che possiamo fare al riguardo in questo momento», ha spiegato Joseph Nuth, ricercatore del Goddard Space Flight Center della NASA, durante un meeting dell’American Geophysical Union. Eventi del genere sono in fondo più comuni di quanto pensiamo, anche nel nostro quartiere nello spazio, ossia il Sistema Solare. Come spiegato da Nuth, nel 1994 Giove fu letteralmente bombardato dai frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, mentre nel 2014 un’altra cometa passò “ad uno sputo, in termini cosmici, da Marte”. Questo secondo oggetto fu individuato appena 22 mesi prima del suo passaggio ravvicinato nei cieli del Pianeta Rosso. Se fossimo stati noi il bersaglio allora non avremmo probabilmente avuto il tempo di reagire. «Se si considerano le tabelle di marcia per il lancio di navicelle ad alta affidabilità, occorrono cinque anni. Qui avevamo complessivamente 22 mesi di preavviso», continua il ricercatore. Proprio a gennaio di quest’anno, la NASA ha creato un ufficio di coordinamento per la difesa planetaria che, tra le altre cose, secondo quanto si può leggere sul sito del dipartimento è responsabile di “garantire la rilevazione anticipata di oggetti potenzialmente pericolosi, cioè asteroidi e comete le cui orbite previste li porteranno a meno di 0,05 unità astronomiche (circa 7,5 milioni di km, ndr) e con una dimensione sufficiente a raggiungere la superficie terrestre, vale a dire superiori a 50 metri [di diametro]”. Il tema del rischio rappresentato per l’umanità dagli asteroidi, come detto, non è assolutamente nuovo né per la fantascienza né, ancor meno, per la ricerca scientifica. Dibattiti sul tema sono in corso da tempo, ma una cosa sulla quale tutti gli scienziati concordano è che, prima o poi, la questione andrà affrontata seriamente: mandare Bruce Willis e qualche suo amico nel giro di meno di tre settimane è pura assurdità cinematografica. «I dinosauri non avevano un programma spaziale, quindi non sono qui per parlare di questo problema», aveva affermato qualche tempo fa Neil deGrasse Tyson, astrofisico e divulgatore scientifico. «Noi l’abbiamo, ed abbiamo anche il potere di fare qualcosa al riguardo. Non voglio che diventiamo gli zimbelli della galassia, quelli che hanno avuto il potere di deviare un asteroide e non l’hanno fatto e hanno finito per estinguersi». In effetti, i principali metodi allo studio per riuscire a deviare un asteroide nel caso se ne presentasse la necessità sono due: armi nucleari ed impattatori cinetici. Questi ultimi sono fondamentalmente delle gigantesche palle di cannone, ha spiegato durante lo stesso evento Catharine Plesko, ricercatrice del Los Alamos National Laboratory: «Si tratta di una tecnologia molto buona, perché si intercetta l’oggetto ad una velocità molto alta. Ma se c’è davvero bisogno di molta energia, il modo giusto è un’esplosione nucleare». Ad ogni modo, prima ancora di pensare a come affrontare un’emergenza, tutti gli scienziati concordano sul fatto che sia principalmente necessario migliorare i nostri sistemi di monitoraggio del cielo, oltre a sfruttare in modo sempre più efficiente quelli già esistenti.  
Secondo Nuth, si potrebbe pensare ad un apparato basato su “navicelle osservatrici”, delle vedette spaziali in grado di tenere costantemente sott’occhio gli oggetti potenzialmente pericolosi. Parallelamente dovrebbe essere mantenuta una flotta di navicelle in grado di intercettare questi asteroidi, da poter lanciare entro un anno: di fatto, si tratterebbe di missili da sparare contro questi oggetti. «Una navicella osservatrice potrebbe documentare l’asse, la forma e l’orbita dell’asteroide, il che ci darebbe le probabilità più alte di deviarlo dalla rotta di collisione con la Terra», conclude Nuth.

fonti e biblio:


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lunedì 9 gennaio 2017

MARTE E LE STRANEZZE ...ARTIFICIALI?


Ma quelle “torri” su Marte sono naturali o artificiali?

I cacciatori di anomalie dichiarano di aver trovato nuove prove sull'esistenza di un'antica e avanzata civiltà marziana.

 In questi giorni, sono state diffuse alcune immagini che mostrerebbero delle costruzioni artificiali sul pianeta Marte. Secondo i cacciatori di anomalie, queste immagini sarebbero la “pistola fumante”, ovvero la prova definitiva dell’esistenza di un’antica civiltà marziana ora estinta. La notizia, apparsa su alcuni siti web dei “teorici della cospirazione”, ha suscitato non poca curiosità e anche molte polemiche. Le immagini sono contenute nel video pubblicato dallo youtuber Mundodesconocido, il quale scrive che “indagando su alcune immagini di Marte, abbiamo trovato una fila di enormi torri situate nella zona marziana Terra Meridiani. A causa delle loro caratteristiche uniche, riteniamo che siano di origine artificiale”. Le immagini risalgono ad alcuni anni fa, e provengono da Mars Global Surveyor e Mars Reconnaissance Orbiter.

FOTO  DAL SATELLITE
ELABORAZIONE GRAFICA COMPUTERIZZATA DELLE ANOMALIE

 Oltre a quella evidenziata, non lontano dalla zona in cui sarebbe stata fatta la prima scoperta, è stata individuata un’altro complesso con un allineamento molto simile. Per i teorici dell’Antica Civiltà Marziana è impossibile che le strutture siano il risultato della normale erosione naturale. Secondo Scott Waring, curatore del sito web UFO SIGHTINGS DAILY, non c’è alcun dubbio sul fatto che si tratti di costruzioni artificiali, torri di circa 1,6 km di altezza che potrebbero essere usate, qualora fossero vuote, dagli uomini che colonizzeranno in futuro il pianeta. La Nasa, però, ci tiene a precisare che i rover che costantemente monitorano il Pianeta Rosso non hanno mai incontrato nulla di simile, e che tutte le numerose presunte scoperte di resti di antiche civiltà, geroglifici, scheletri e quant’altro, siano riconducibili a fenomeni di pareidolia. È anche vero, però, che i rover stanno esplorando solo determinate zone di Marte e, come già accaduto e affermato dalla stessa NASA, nel 2007 gli scienziati non si sarebbero accorti di alcune strutture rocciose che potrebbero essersi formate grazie a microrganismi. Peccato che per raggiungere di nuovo quella zona, si farebbe prima ad inviare un nuovo rover (che partirà nel 2020) piuttosto che “dirottare” uno di quelli già presenti.

Fonti e biblio:


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martedì 3 gennaio 2017

PIANETI ERRANTI ...PRELUDIO DEI CATACLISMI COSMICI ?

"Ho letto di nuovo Mondi in collisione è un libro di importanza incommensurabile e tutti gli scienziati lo dovrebbero leggere". 
Albert Einstein


QUESTA NOTIZIA, SE VERRA' CONFERMATA E NON SI PERDERA' NEI MEANDRI DELLA RETE COME GIA' SUCCESSO A TANTE ALTRE, CI PERMETTERA' FORSE DI CAPIRE ED APPROFONDIRE MEGLIO IL CONCETTO DEI "CATACLISMI COSMICI" A MEMORIA D'UOMO.
UNA SCOMODA "MATERIA SCIENTIFICA" (MI PERMETTO DI ETICHETTARLA COSI') CHE FINO A IERI HA CONDANNATO A "DAMNATIO MEMORIAE" UN GRANDE UOMO DI SCIENZA COME IMMANUEL VELIKOVSKY (WORLDS IN COLLISION, AGES IN CHAOS ECC...) E NON SOLO...
DA OGGI QUINDI INSERIRO' UNA NUOVA "ETICHETTA" CHE TRATTERO' PERIODICAMENTE CON POST DEDICATI CERCANDO DI SVISCERARE IL PIU' POSSIBILE QUESTO IMPORTANTE E SCOMODO (PER LA SCIENZA UFFICIALE) ARGOMENTO.

MLR

Una gigantesca sfera transita davanti al Sole. Un pianeta errante?

Le affascinanti immagini di una gigantesca sfera sono state catturate dalle telecamere della sonda solare STEREO. Secondo i cacciatori di anomalie, potrebbe trattarsi di un pianeta errante, mentre la Nasa ritiene che si tratta semplicemente di un errore nei dati. Eppure, mancano alcuni fotogrammi...
Una gigantesca sfera blu ha catturato l’attenzione dei cacciatori di anomalie spaziali. Le sconcertanti immagini sono state catturate il 17 novembre 20016 dalla sonda solare STEREO della Nasa in orbita attorno al Sole e si possono agevolmente trovare sul sito ufficiale del telescopio, selezionando le immagini dello strumento “Ahead HI1”. Nelle immagini dello strumento Ahead HI1, in genere viene mostrato solo il vento solare prodotto dalla nostra stella, mentre in questo caso una gigantesca sfera blu ha fatto capolino nelle immagini del 17 novembre.

                                            esempio visuale standard Ahead HI1 (Nasa).


                                                     oggetto sconosciuto in transito

                                           oggetto sconosciuto in transito - ingrandimento -

L’anomalia è stata scovata dall’utente facebook Pamela Johnson, la quale sostiene che al passaggio del gigantesco oggetto il Sole abbia in qualche modo reagito e che tale evento sia stato occultato dalla Nasa. Sul sito ufficiale del telescopio solare, infatti, mancano i fotogrammi del del 15 e 16 novembre, nei quali si noterebbe la reazione del Sole in prossimità dell’evento del 17 novembre. L’oggetto arriva da sinistra, scrive la Johnson nel suo post, provocando la reazione del Sole. Inoltre, tra le immagini postate c’è né una che mostrerebbe il tentativo di occultamento della Nasa. Le immagini sono state presto notate dall’utente di youtube UFOmania, il quale ha realizzato un video che ha raggiunto quasi mezzo milione di visualizzazioni, nonché scatenato l’eterno dibattito tra scettici e possibilisti. Tra i possibilisti, va segnalata l’opinione di coloro che credono che l’anomalia possa essere attribuita al passaggio di un “pianeta interstellare”, un corpo celeste avente una massa equivalente a quella di un pianeta, ma non legato gravitazionalmente a nessuna stella. Questi corpi celesti si muovono dunque nello spazio interstellare come oggetti indipendenti da qualsiasi sistema planetario, il che giustifica l’appellativo di pianeta orfano attribuito a volte, in maniera alternativa, a questo tipo di oggetti. È inutile dire che un impatto della Terra con un oggetto del genere sarebbe catastrofico.

Questo spiegherebbe il tentativo da parte della Nasa di occultare il transito pericolosamente ravvicinato, onde evitare il panico. Naturalmente, tra i possibilisti c’è anche chi ritiene che possa trattarsi dell’intramontabile Nibiru, oppure di un UFO tipo “Morte Nera” di Star Wars. Di fronte alle pressanti richieste di spiegazione, la Nasa ha rilasciato un comunicato nel quale viene spiegato che le bizzarre immagini sono dovute ad un sovraccarico del sistema. Le immagini di STEREO vengono create con un gran numero di esposizioni sommate tra loro. In questo caso, la sfera visibile nelle immagini del 17 novembre non è altro che un’immagine del Sole sovrapposta a quelle normalmente prodotte dallo strumento Ahead HI1. Ma come era facile aspettarsi, il comunicato della Nasa non è bastato a placare gli animi.

da:
http://www.ilnavigatorecurioso.it/2016/12/30/una-gigantesca-sfera-transita-davanti-al-sole-un-pianeta-errante/

fonti e biblio:
https://stereo-ssc.nascom.nasa.gov/cgi-bin/images
https://it.wikipedia.org/wiki/STEREO
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209510763825007&set=pcb.10209510827346595&type=3&theater
https://it.wikipedia.org/wiki/Pianeta_interstellare

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sabato 31 dicembre 2016

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA “CONFUSIONE” SCIENTIFICA IN PROPOSITO, ALCUNI ESEMPI



1) COSA HA PROVOCATO LO STRANO CERCHIO NEI GHIACCI DELL’ANTARTIDE?


Finalmente svelata l’origine di un misterioso cratere avvistato dall’alto tra i ghiacci antartici orientali: la soluzione dell’enigma è più preoccupante del previsto
Sorvolando la piattaforma di ghiaccio dell’Est Antartide, nel 2014, un gruppo di scienziati avvistò una formazione circolare di 2 km di diametro di colore più scuro. A lungo si è pensato potesse trattarsi della cicatrice lasciata da un meteorite precipitato nel continente ghiacciato nel 2004. Ma un nuovo studio sul campo, ora pubblicato dagli scienziati della Delft University of Technology (Olanda) racconta una storia diversa. Quando nel gennaio 2016 gli scienziati hanno visitato il cratere, hanno scoperto che si trattava di una depressione nei ghiacci profonda circa 3 metri, con i bordi rialzati. Al suo interno, hanno trovato tre canali verticali da cui scolava acqua di fusione. L’ipotesi è che il cratere sia stato lasciato da un lago di ghiaccio “sciolto”, che sarebbe poi colato verso il fondo attraverso i mulinelli, come in un lavandino.

 I venti discendenti, l’aria calda che risale, il ghiaccio esposto e il conseguente scioglimento. Lo schema di formazione dei laghi antartici. Venti discendenti a più di 35 km orari di velocità avrebbero spazzato via la neve dalla superficie della piattaforma, lasciando esposto lo strato blu di ghiaccio sottostante, che si riscalda più facilmente. Il maggiore assorbimento della luce solare e i venti sferzanti avrebbero contribuito a innalzare la temperatura della superficie, portando alla formazione di un lago, la cui pressione avrebbe fatto collassare parte del letto, favorendo lo scolo dell’acqua. L’erosione di vento e neve avrebbe reso il cratere ancora più visibile. Quando hanno scavato sul fondo del cratere, i ricercatori hanno trovato diversi altri laghi sotterranei, una prova ulteriore del fatto che la fusione dei ghiacci con la formazione di pozze di scioglimento è in atto anche nell’Antartide orientale, e non solo in quello occidentale e in Groenlandia, come si pensava finora. Nuovi punti caldi, dove sono in atto simili fenomeni di scioglimento, sono stati individuati nella stessa area di continente ghiacciato. Occorrerà tenerne conto nella valutazione dell’impatto del riscaldamento globale al Polo Sud.

da:

2) PARADOSSO: IL RISCALDAMENTO GLOBALE CAUSERÀ INVERNI SUPER-FREDDI


Sembra una situazione paradossale, ma il riscaldamento globale potrebbe essere la causa di inverni sempre più freddi. Uno studio pubblicato su Nature rivela che lo scioglimento dei ghiacci sta destabilizzando il “vortice polare”.
Il riscaldamento globale potrebbe aver innescato un ciclo nel quale gli inverni, in alcune parti del del mondo, saranno sempre più freddi. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori guidato da Baek-Min Kim, del Korea Polar Research Institute, i quali hanno confrontato i dati delle recenti tendenze climatiche con alcuni modelli realizzati al computer. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha rivelato un legame tra l’aumento delle temperature oceaniche e la grande area di bassa pressione che staziona in quota in modo semi-permanente sopra il Polo nord, nota come ‘vortice polare‘. Il riscaldamento globale infatti sta causando lo scioglimento dei ghiacci polari, innescando un effetto a catena: l’acqua ghiacciata che si riversa negli oceani altera le correnti oceaniche del Golfo, che percorrono l’oceano dal Messico fino alle regioni al nord della Scandinavia, creando forti instabilità che si ripercuotono sull’atmosfera.


 E mentre l’aria continua a riscaldarsi, le temperature oceaniche scendono, causando così sbalzi termici e violente perturbazioni. Questo contrasto termico provoca venti veloci attorno al vortice polare, spingendo raffiche di aria fredda verso sud.  L’effetto è stato già sperimentato nell’inverno scorso, soprattutto in Nord America. A causa della loro posizione geografica, Canda e Stati Uniti, in particolare, dovranno affrontare inverni più rigidi. Ma anche l’Eurasia potrebbe assistere ad una diminuzione delle temperature invernali. Secondo i ricercatori, se il riscaldamento globale continua ad innalzare le temperature oceaniche, anche la probabilità di inverni glaciali aumenterà. All’inizio di quest’anno, il riscaldamento globale sembrava aver causato la scomparsa irreversibile dei ghiacciai occidentali dell’Antartide. Ma gli scienziati hanno recentemente affermato che il riscaldamento del pianeta è in realtà responsabile di una paradossale crescita media del ghiaccio al Polo Sud. I rapporti divulgati ad inizio settimana hanno mostrato che la copertura di ghiaccio marino in Antartide è ora al livello più alto da quando sono cominciate le osservazioni. Le immagini satellitari hanno rivelato la presenza di 20 milioni di km² di ghiaccio che circondano il continente. Ma piuttosto che smentire il riscaldamento globale, gli scienziati sostengono che questa crescita possa essere innescata proprio da esso. L’ipotesi è che i venti occidentali che soffiano intorno all’Antartide stiano accelerando, dirigendosi verso sud. L’effetto è forse collegato all’aumento dei gas serra.

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3) PERCHÈ IL RISCALDAMENTO GLOBALE SI È PRESO UNA PAUSA?


Nell'ultimo secolo, il trend sembrava mostrare che la temperatura del pianeta Terra era destinata a salire senza sosta, attribuendone la causa soprattutto all'utilizzo di combustibili fossili da parte dell'uomo. Eppure, alla fine del 20° secolo si è registrato un rapido cambiamento, segnando una pausa nel Global Warming. Uno scienziato dell'Università di Washington ritiene di avere la spiegazione al fenomeno.
Il riscaldamento globale cominciato nel secolo scorso sembrava, agli occhi della scienza, un trend inesorabile. Eppure, dalla fine del 20° secolo, il Global Warming sembra essersi preso una pausa. In un primo momento, l’inaspettata scoperta ha cominciato a dividere la comunità scientifica. Più di una dozzina di teorie sono state proposte per spiegare la “pausa” nel riscaldamento globale, dall’attività vulcanica alle macchie solari. “Ogni settimana c’è una nuova spiegazione al fenomeno”, spiga il professor Ka-Kit Tung dell’Università di Washington. “Molti lavori precedenti si sono necessariamente focalizzati sui sintomi registrati sulla superficie terrestre, dove vediamo molti fenomeni diversi e specifici. Noi, invece, abbiamo guardato nelle profondità dell’oceano per trovarne la causa”. Secondo lo studio di Tung, pubblicato su Science, la controversa battuta d’arresto nel riscaldamento globale potrebbe essere dovuta all’inabissamento delle correnti oceaniche calde nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali. Ciò sarebbe dovuto ad un improvviso cambiamento di salinità nell’Atlantico settentrionale che ha reso l’acqua più salata e densa. Il team del professor Tung ha analizzato le recenti registrazioni di temperatura nelle acque profonde rilevate dai sensori oceanografici, fino ad una profondità di 2 mila metri. I dati mostrano un aumento del calore cominciato intorno al 1999, anno in cui il riscaldamento globale è improvvisamente rallentato. Gli scienziati ritengono che la migrazione verso il basso delle acque calde, fenomeno non riscontrato nel Pacifico, faccia parte di un ciclo naturale. Infatti, si pensa che il riscaldamento globale possa riprendere nuovamente entro i prossimi 15 anni, quando le correnti calde torneranno in superficie. I dati suggeriscono che eventi simili nel passato hanno avuto la durata di 20-35 anni. Il fenomeno potrebbe essere stato responsabile del periodo di freddo registrato tra il 1945 e il 1975, quando si temette l’inizio di una nuova era glaciale. “Ci sono cicli ricorrenti legati alla salinità in grado di immagazzinare il calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali”, spiega Tung. “Dopo 30 anni di rapido riscaldamento, ora siamo nella fase di raffreddamento”.  
Il ciclo comincia quando la densa acqua salata comincia ad affondare in prossimità dell’Islanda. Questo cambia la velocità della corrente atlantica che porta calore in tutto il mondo. “Lo studio suggerisce che la scomparsa del calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali sia la causa dominante”, commenta Andrew Watson, climatologo britannico dell’Università di Exeter. “Le loro conclusioni sembrano buone, ma sono convinto che ci sia dell’altro”. “La cosa più importante è che questo lavoro suggerisce che le nostre proiezioni del cambiamento climatico a lungo termine hanno bisogno di una revisione verso il basso”, conclude Watson.

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DI MARCO LA ROSA
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martedì 27 dicembre 2016

VOSTOK, IL LAGO DEL MISTERO


POLO SUD: I MISTERI DEL LAGO VOSTOK ANCORA DA SVELARE

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Dopo trent'anni di studi, ricerche e trivellazioni, il lago subglaciale Vostok conserva gelosamente i suoi misteri: forme di vita primordiali, temperature tropicali e strane anomalie magnetiche
Mistero, è quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l’Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell’ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre, compresa la sparizione nel 2012 di un team di scienziati impegnati nei lavori di trivellazione, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte.


Misteri e anomalie

L’enorme bacino subglaciale, scoperto negli anni ’70, nasconde un tesoro tutto da stimare per quantità e qualità. Di sicuro c’è che l’acqua che contiene è purissima, incontaminata dall’ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L’ecosistema è quindi quello di quell’epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali. Ma c’è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell’acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l’Antartide. Il fenomeno viene spiegato con un’ipotesi suggestiva: il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l’acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili. Quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente. Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa, satellite di Giove dalla composizione ambientale molto simile a questo tesoro chiuso nello scrigno dell’Antartide.

I pericoli del mondo perduto

Il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all’interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell’acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d’aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta.


Attività magnetica inspiegabile

Ma i misteri di Vostok non sono finiti. Ce n’è un altro, ugualmente importante ma dai contorni ancora meno definibili. Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all’assottigliamento della crosta terrestre in quel punto.  
Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare dal diametro molto esteso, alla base del lago. L’ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l’alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico. Di certo c’è che la forma dell’oggetto misterioso appare particolarmente regolare. Voci non confermate riportano che l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull’area e impedisca l’accesso per chiunque, per “evitare contaminazioni”. Cosa nasconde il lago e in che modi e tempi la scoperta inciderà sul pianeta Terra è tutto da vedere. Vostok è stato appena raggiunto, e i misteri che contiene prima o poi arriveranno in superficie.



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