IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

martedì 21 marzo 2017

FAST RADIO BURST

                                         (foto: M. Weiss / CfA.)

“Un lampo radio veloce (dall'inglese fast radio burst, FRB) è un fenomeno astrofisico di alta energia che si manifesta come un impulso radio transitorio, con durata di pochi millisecondi. Si tratta di lampi molto luminosi nella banda radio, non risolti, a banda larga, provenienti da regioni del cielo esterne alla Via Lattea. Le componenti in frequenza di ciascun lampo presentano un ritardo, legato alla lunghezza d'onda, che permette di esprimere una misura della dispersione. I valori ottenuti per i lampi osservati sono tali da escludere che le loro sorgenti appartengano alla Via Lattea; mentre sono coerenti con una propagazione attraverso un plasma ionizzato. Sull'origine dei lampi radio veloci, ancora sconosciuta, sono state suggerite spiegazioni sia naturali, sia anche artificiali, che rimangono per lo più ipotesi speculative.
La denominazione di ciascun lampo radio veloce è composta dalla sigla FRB seguita dalla data di rilevazione nella forma "AAMMGG". Il primo lampo radio veloce (FRB 010724) è stato scoperto nel 2007 in dati di archivio raccolti il 24 luglio 2001 dall'osservatorio di Parkes, con il radiotelescopio di 64 m di diametro. Da Parkes sono stati rilevati ben 16 dei 18 FRB scoperti tra il 2001 e il 2016. FRB 121102, rilevato il 2 novembre 2012 con il radiotelescopio di Arecibo, è l'unico del quale sono state rilevate delle ripetizioni.”

SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

Lampi radio veloci: per due astrofisici, segnali alieni

da:

Sono considerati come uno dei fenomeni più misteriosi dell’universo. Sono lampi radio che durano una manciata di millisecondi e raramente si ripetono uguali a se stessi. Un fenomeno che avrà certamente una spiegazione scientifica, anche se al momento la loro origine è ignota. Ma è talmente suggestivo da far pensare, ad alcuni degli astrofisici che li studiano, ad una origine extraterrestre.
 
Ipotesi suggestiva: “Ma i calcoli sono precisi” 

Ed è una teoria proposta da due astrofisici teorici, Manasvi Lingam e Abraham Loeb, che lavorano presso il celebre centro di ricerca americano Harvard-Smithsonian. Lo studio è stato poi pubblicato sulla rivista scientifica Astrophysical Journal Letters: «I lampi radio veloci sono molto misteriosi, il primo dei quali è stato scopeto dieci anni fa, e sin dall’inizio la situazione è stata poco chiara: non si capiva se provenissero dal cosmo o addirittura se fossero segnali terrestri» - ha osservato l’astrofisica Marta Burgay, dell’osservatorio di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Ma nel 2013, una collaborazione internazionale fra Europa, Stati Uniti e Australia, della quale faceva parte la stessa Burgay, ha scoperto altri lampi radio veloci la cui origine cosmica non lasciava più spazio a nessun dubbio. Da allora è stato confermato che alcuni di questi lampi arrivavano da galassie molto lontane. Da allora sono stati descritti 17 di questi fenomeni e altri 10 sono in via di pubblicazione, «ma le teorie per spiegarne l’origine sono più numerose» e chiamano in causa fenomeni ricchi di energia, come i buchi neri o stelle molto massicce, come quelle di neutroni. L’ultima arrivata e sicuramente la più originale (e resta ovviamente nel campo delle ipotesi): i due astrofisici teorici dell’Harvard, pensano che non ci sono elementi per escludere a priori che i lampi radio veloci potrebbero essere prodotti da una civiltà extraterrestre, utilizzando generatori grandi come pianeti allo scopo di spingere le vele di veicoli spaziali alla volta di nuove galassie. “È una possibilità” - spiega Loeb - “che vale la pena considerare e verificare». Naturalmente la reazione del mondo della ricerca, per questa ipotesi fantascientifica è circondata da forte perplessità a un pizzico di ironia sui social: «Dal punto di vista formale l’ipotesi è ineccepibile - ha osservato Burgay - e tutti i calcoli sono precisi, ma bisogna avere in mente un esperimento che permetta di verificare l’ipotesi». 

Stella, dimmi come ruoti e ti dirò come sei nata

Nel frattempo, gli astrofisici italiani dell’INAF hanno presentato un nuovo studio sul moto di rotazione delle stelle, che aiuterà a capire meglio l’ambiente in cui si sono formate. Enrico Corsaro, che dirige il programma AstroFIt2 presso l’INAF di Catania, ha guidato un team internazionale di ricercatori per studiare il moto di rotazione di un gruppo di giganti rosse, stelle con massa simile al nostro Sole ma in una fase evolutiva più avanzata, appartenenti a due ammassi stellari aperti. L’analisi delle loro oscillazioni ha permesso di ricavare che gli assi di rotazione delle stelle di ciascun ammasso sono orientati prevalentemente in una specifica direzione nel cielo. Questa condizione porta con sé informazioni su come gli stessi ammassi stellari si sono formati, miliardi di anni fa. Il nuovo studio, realizzato con la tecnica dell’asterosismologia, ovvero della scienza che ricava le proprietà delle stelle dall’analisi delle loro pulsazioni, ha interessato due ammassi stellari appartenenti alla nostra Galassia, NGC 6791 e NGC 6819, rispettivamente a più di 13 mila e di 7 mila anni luce da noi. Entrambi sono molto evoluti, e contengono una ricca popolazione di giganti rosse. Il team ha analizzato 48 giganti rosse che mostrano oscillazioni,cioè periodiche espansioni e contrazioni della loro struttura, osservate dal satellite Kepler della NASA: “Grazie alle loro oscillazioni abbiamo misurato l’angolo di inclinazione dell’asse di rotazione di ciascuna stella” - dice Corsaro, primo autore dell’articolo sullo studio, pubblicato su Nature Astronomy. Quanto osservato è che quasi tutte le stelle del campione hanno assi di rotazione fortemente allineati fra loro, poiché puntano in una stessa direzione nel cielo. L’evidenza di questo risultato non lascia spazio ad alcun dubbio e ci fa dedurre che questo fenomeno deve essersi originato nella fase di formazione degli stessi ammassi stellari, avvenuta miliardi di anni fa”. 

fonte originale:

https://arxiv.org/abs/1701.01109



PER APPROFONDIMENTI:





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DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs








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